Angelico Prati

Linguista 1883-1961

Angelico Prati si distingue tra gli studiosi di discipline linguistiche per il suo anticonformismo e per l’approccio tutt’altro che convenzionale alla materia in oggetto. La formazione scolastica di Prati, nato il 3 maggio 1883 a Agnedo, in Valsugana, si snodò tra l’Accademia commerciale e uno studio autodidattico. Non potendo accedere all’Università in mancanza della maturità classica, come uditore, frequentò comunque, tra il gennaio e il febbraio 1911, alcune lezioni di grammatica storica della lingua italiana condotte da Karl von Ettmayer presso l’Ateneo di Friburgo, da cui però non trasse il profitto sperato. In seguito, si ritirò ad Agnedo, dove condusse i propri studi e coltivò intensi e fruttuosi rapporti epistolari con Meyer-Lübke, Carlo Salvioni, Pier Gabriele Goidanich, Clemente Merlo e altre figure di spicco. Lì visse, ad eccezione del periodo a cavallo del Primo conflitto mondiale, fino alla metà degli anni Venti.
Nel 1924 conseguì brillantemente la libera docenza in Dialettologia italiana davanti a una commissione composta da Vincenzo Crescini, Clemente Merlo e Matteo Giulio Bartoli. Trasferitosi a Roma, fu assunto come impiegato dalla libreria antiquaria Olschki, attività che svolse fino alla metà degli anni Trenta. Condusse vita riservata e tutt’altro che agiata.
Nei primi anni Trenta, forse per intervento di Bertoni, venne chiamato dall’Accademia d’Italia a collaborare alla stesura del Dizionario di marina relativamente alle etimologie. Entrò poi nella redazione del Vocabolario della lingua italiana anch’esso curato dall’Accademia d’Italia. Sembra che Prati dovesse gestire molto lavoro da solo, non trovando aiuto in alcuni redattori distratti da altri interessi o digiuni di lessicografia: così, si dimise improvvisamente tramite l’invio di una cartolina dal tono polemico. Prati pagò la sua scelta di indipendenza con una serie di difficoltà e con uno stato di ricorrente indigenza, sopportato però con signorilità. In quegli stessi anni, rifiutò la proposta di occuparsi della nuova versione del dizionario noto come Tommaseo-Bellini, non volendo trasferirsi a Torino. Nel 1950, dopo la consegna del manoscritto relativo al Vocabolario etimologico italiano, a causa di pressanti difficoltà economiche, vendette, con enorme dispiacere, la sua preziosa collezione di vocabolari dialettali. Quello stesso anno, Pellegrini gli procurò l’incarico di docente di Storia della lingua italiana presso l’Ateneo di Pisa. Ottenne, così, un gradito riconoscimento accademico e una momentanea tranquillità. Svolse l’attività di insegnante con zelo, per quanto caratterialmente fosse poco incline a tale ruolo. Esercitò fino al 1953, quindi, per raggiunto limite di età, abbandonò l’incarico.
Nel 1957 la scarsa liquidità lo costrinse a trasferirsi da una soffitta romana a Velletri e, per mantenersi, dovette vendere, nuovamente, i volumi utili ai suoi studi, ai quali si dedicò fino a pochi mesi prima del decesso. Alla fine del 1960 fu ricoverato nell’ospedale di Velletri per una grave forma di arteriosclerosi. Nel gennaio successivo, ormai in gravi condizioni, ottenne di essere trasportato ad Agnedo, che, però, non raggiunse perché la morte lo colse durante il viaggio.

La bibliografia di Prati comprende oltre un centinaio di testi: egli stesso ne aveva composta una versione manoscritta di cui Pellegrini, insieme a Folena, curò la pubblicazione postuma tra gli apparati introduttivi del volume Etimologie venete.
La sua prima fatica consistette in un’opera di toponomastica, Nuovo contributo geonomastico: bacino superiore del fiume Brenta, comparsa nel 1907 sulle pagine della “Rivista geografica italiana”, essa risentiva ancora di una certa inesperienza verso problemi linguistici. Negli anni successivi, con intenso studio, Prati giunse a padroneggiare il metodo scientifico delle analisi toponomastiche e nel 1909 realizzò l’articolo Nomi locali del Trentino in cui comparivano etimologie ineccepibili. Seguirono pubblicazioni sullo stesso argomento: tra esse Ricerche di toponomastica trentina (1910), il saggio Escursioni toponomastiche nel Veneto, e le Quistioncelle di toponomastica trentina (1914). Sia prima che dopo la Grande Guerra, Prati mise a punto una serie di etimologie dialettali pubblicate sulla rivista “Archivio glottologico italiano”: il progressivo ampliarsi dell’orizzonte e degli interessi, la ricca comparazione e la corretta procedura etimologica, lasciano intravedere i germi delle opere maggiori. Il gusto per la descrizione della propria terra e delle sue tradizioni, le indagini storiche, dialettali e folkloristiche confluivano invece nelle opere L’italiano ed il parlare della Valsugana del 1916, I valsuganotti di poco successivo, Folklore trentino del 1925. Che Prati stesse oltrepassando i confini segnati dall’interesse per una ristretta zona geografica, emerse con chiarezza quando, agli inizi degli anni Trenta, stabilì una proficua collaborazione con la rivista “L’Italia dialettale”: ivi nel volume VII egli pubblicò una ricca miscellanea toponomastica, Nomi di luogo, in cui si producevano spiegazioni originali e valide dei nomi di 62 località italiane sparse in varie regioni. Allo stesso modo, la prima puntata della miscellanea Vicende di parole esaltava il suo talento per l’individuazione di etimi relativi a parole di area geografica diversificata. A quella iniziale fecero seguito altre otto serie con argomenti diversi (voci di marina, nomi di animali, ecc.) che si estesero fino al 1955 su varie riviste. All’indagine etimologica, frutto della comparazione di esiti dialettali, si andò affiancando la consapevolezza della parola nella propria singolarità storica. Nel 1931 venne pubblicata la preziosissima bibliografia I vocabolari delle parlate italiane, repertorio di vocabolari dialettali sui quali Prati esprimeva brevi giudizi. Di notevole interesse per l’onomastica, furono gli articoli del 1936 Nomi e soprannomi di genti indicanti qualità e mestieri e Spiegazioni di nomi di luoghi del Friuli: quest’ultimo costituisce ancora un ottimo saggio di toponomastica friulana con contributi allo studio della fonetica del ladino.

In quegli stessi anni l’Accademia d’Italia offrì a Prati la stesura delle note etimologiche relative alle voci del Dizionario di marina, lavoro da eseguire insieme a Falqui. Difficile individuare, distinguendola da quella del collega, l’opera realizzata dallo studioso trentino, ma Giuseppe Vidossi sostenne con una certa sicurezza «questa parte [cioè l’indagine etimologica] e la ricerca storica credo senz’altro si possano attribuire a lui. Ma anche per il resto la sua collaborazione al Dizionario, utilissimo strumento di lavoro, dovette essere cospicua» (Giuseppe Vidossi, Angelico Prati, in “Archivio glottologico italiano”, XLVI/1, 1961, pp. 94-96). Di certo quest’opera poté vantare studi etimologici molto accurati, scaturiti da indefessa attività e da grande amore, come affermò Bertoni nella prefazione posta all’inizio di tale volume. Come scrisse Gianfranco Folena, «il montanaro Prati si faceva così storico congeniale del patrimonio lessicale marinaresco» (Gianfranco Folena 1968, p. X; Enciclopedia Treccani, s.v. Angelico Prati).
Dopo l’infelice partecipazione ai lavori per il Vocabolario della lingua italiana, riprese i propri studi e nel 1939 avviò una vivace collaborazione con “Lingua nostra”, dove pubblicò, fino al 1960, noterelle e precisazioni etimologiche, talora assai rilevanti. L’anno seguente uscì Voci di gerganti e malviventi, uno dei rari repertori seri sulla lingua gergale. L’interesse per l’etimologia si concretizzò, negli anni del secondo dopoguerra, nella sua opera più impegnativa, il Vocabolario etimologico italiano edito nel 1951.
Gli anni precedenti alla morte furono caratterizzati da un ritorno di interesse verso la valle natia e il Veneto: nel 1958 uscì lo studio Raccolta di nomi di luoghi della Valsugana e di Tesino, e nel 1960, il Dizionario valsuganotto, accolto tra i migliori dizionari dialettali già presenti. Dello stesso anno è il volumetto, Storie di parole italiane, originale consuntivo di esperienze personali e di casi singoli che illustrano principi generali. Coronamento dei suoi studi etimologici fu il volume Etimologie venete, pubblicato nel 1968 e curato da Folena e da Giovan Battista Pellegrini. Quest’opera, per la ricchezza di varianti venete e non, per le attestazioni toponomastiche e per le fonti documentarie volgari e latine, può essere considerata il testamento scientifico dello studioso trentino.

Prati, nella sua atipicità di formazione, rappresenta dunque un caso singolare, quella singolarità che, dalla sua prospettiva, era caratteristica peculiare di ogni parola. Di lui Folena disse: «la singolare figura di Angelico Prati rimarrà, con le sue regole semplici di empiria e di buon senso, quella di un autentico maestro» (Folena 1968, p. XI).

Cecilia Palatresi



Nota bibliografica

  • Tristano Bolelli, Angelico Prati, in “L’Italia dialettale”, XXIV 1961, pp. 159-161.
  • Gianfranco Folena, Ricordo di Angelico Prati, in Angelico Prati, Etimologie venete, Venezia Roma, Istituto per la collaborazione culturale, 1968, pp. VII-XI.
  • Ghino Ghinassi, Recensione a Angelico Prati, Etimologie venete, in “Lingua nostra”, XXXI 1970, p. 40.
  • Bruno Migliorini, Angelico Prati, in “Lingua nostra”, XXII 1961, p. 29.
  • Giovan Battista Pellegrini, Angelico Prati, Firenze, Tipografia Giuntina, 1961.