Enrico Falqui

Scrittore e critico letterario 1901-1974

Enrico Falqui, nato a Frattamaggiore, nell’entroterra napoletano da genitori sardi, il 12 ottobre 1901, visse sin dalla fanciullezza a Roma dove iniziò ad esercitare la professione di critico letterario che lo vedrà impegnato «fino all’ultimo giorno» poiché, come dichiarato da egli stesso nella propria scheda autobiografica, «è nel lavoro […] che vorrei identificarmi, fino a scomparire ed annullarmici» (Falqui 1960, p. 178).

Pur non disponendo di alcun titolo accademico, nel 1924 iniziò a collaborare con la rivista “Fiera letteraria”. A Falqui, dopo la scomparsa di Umberto Fracchia, vennero affidate la Segreteria di redazione e la “Rassegna della Stampa”, rubrica di informazione e di polemica che conferì al suo autore una discreta autorità in ambito culturale e ampliò la già fitta rete di rapporti e di amicizie. La sua presenza all’interno della rivista contribuì inoltre ad indirizzare le pubblicazioni verso un nazionalismo meno marcatamente fascista e più in direzione rondista, caratterizzato perciò da posizioni di “richiamo all’ordine”, di neoclassicismo, di “prosa d’arte” tipici della Ronda, uniti alla spinta innovatrice propria della modernità. L’anno successivo la rivista cambierà il proprio nome in “L’Italia letteraria” e continuerà la sua pubblicazione fino al 1936.

Nel 1935 Falqui fu incaricato della compilazione del Vocabolario della lingua italiana della Reale Accademia d’Italia, ma già dal 1933, insieme ad Angelico Prati, stava lavorando al Dizionario di marina. Come si legge nella Premessa (p. V), firmata da Guglielmo Marconi, presidente della Reale Accademia d’Italia:

Per designazione del Bertoni, l’onere della raccolta, del controllo e della compilazione delle voci di questo Dizionario di Marina è stato assunto da Enrico Falqui e da Angelico Prati.

La vita di Falqui è costellata dalle numerose collaborazioni a molteplici giornali e riviste, come “Humanitas” e “Circoli”, di cui è il codirettore insieme ad Ariano Grande; negli anni passò dai fogli del regime, come “Quadrivio” e le due riviste “Pègaso” e “Pan” dirette da Ugo Ojetti, a periodici ideologicamente meno allineati, tali da potersi considerare frondisti, come “Corrente” o “Ruota”. In questa prospettiva si collocarono i suoi interventi, nel 1939, su “Corrente di vita giovanile” di Ernesto Treccani, «organo milanese-fiorentino dell’ermetismo “puro” e della intelligencija italiana di opposizione» (Bertacchini 1994).
Principale è il ruolo autorevole che Enrico Falqui riveste come curatore di bibliografie e di antologie, essenziali per comprendere le origini della sua formazione di critico letterario, intese come esempio di «opera essenzialmente critica, dove tutto è dimostrato e affermato per esempi» (Falqui 1964, p. 12).
Ne è prova il caso della raccolta Scrittori nuovi curata insieme a Elio Vittorini e pubblicata nel 1930, nata con l’intento antologizzare il presente letterario attraverso l’ambizioso progetto che prevede di: «fondare in pieno fascismo e dall’interno della cultura ufficiale, attraverso un laborioso gioco di ammissioni ed esclusioni, il canone nuovo della letteratura novecentesca» (Montefoschi 2009, p. 13). L’Antologia della prosa scientifica italiana del ’600 dedicata «A Emilio Cecchi autore dei Pesci rossi», si rivela un testo fondante per chi vuol comprendere l’apporto degli studi critici novecenteschi al problema della rivalutazione del barocco in Italia: «uno strumento di lavoro, e soprattutto un fatto letterario a sé» (Petrocchi 1973, p. 3491). Ma l’antologia maggiormente controversa è Capitoli, pubblicata nel 1938, descritta nella prefazione dall’autore stesso come «un’opera essenzialmente critica dove tutto è dimostrato e affermato per esempi». Uscita nel 1938 per le edizioni milanesi di Panorama, viene posta al centro di numerosi dibattiti incentrati sul problema critico della sua struttura volta a documentare, da D’Annunzio agli anni Trenta, gli esiti della prosa d’arte in Italia.
Nel frattempo i volumi saggistici Rosso di sera (1935), La casa in piazza (1936), Sintassi (1936) e Ricerche di stile (1939) contribuirono a definire il nucleo di pensiero critico di Falqui, «che non si lascia sedurre dalla contingenza storica, anzi, che ritiene l’analisi letteraria e l’impegno critico […] per nulla inferiore all’impegno politico e ideologico» (Frustaci 2009, pp. 103-128).
Infatti durante la Seconda guerra mondiale e negli anni immediatamente successivi continuò a portare avanti la sua difesa del valore della letteratura italiana del XX secolo, scrivendo ad esempio sulla “Gazzetta del popolo” di Torino o su “Risorgimento liberale”. Non meno frequente la collaborazione alla “Fiera letteraria”, edita dall’aprile del 1946 con l’antico nome; costante il suo contributo al “Tempo” dal 1948, di cui curò la terza pagina e i cui scritti compresi tra il 1950 e il 1953 apparvero riuniti nella quarta sezione di Novecento letterario (1954), mentre quelli pubblicati durante il periodo 1958-1966 vennero raccolti come «punti, appunti e spunti su storici, critici e antologisti» nel settimo volume del Novecento letterario (1963).
L’attività critica di Falqui, durante i primi anni Cinquanta, si estese anche alla radio. Condusse alcune inchieste radiofoniche: quella sul Futurismo (1951) seguita da quella sul Novecentismo; proprio da queste trasmissioni venne pubblicato un volume che le raccolse: Il Futurismo. Il Novecentismo (1953). Successivamente, in merito all’origine, all’elaborazione e alla funzione della terza pagina, nacque l’Inchiesta sulla terza pagina per conto del Terzo Programma della Radio Audizioni Italia (RAI) che trasmise parte dei risultati nelle tre comunicazioni nel novembre del 1952, raccolti in forma integrale nel XXX dei suoi Quaderni.
Nel 1954 Falqui iniziò la raccolta, scelta e riordinata di tutti i suoi scritti critici e polemici, da cui nacque l’opera Novecento letterario, in 10 serie (1954-1969). Il critico morì a Roma il 16 marzo 1974. Le sue carte insieme al preziosissimo fondo di oltre 30.000 volumi della sua biblioteca sono stati acquisiti nel 1976 dalla Biblioteca Nazionale Centrale di Roma, dove è stata allestita la sala Enrico Falqui a scaffale aperto, inaugurata il 19 febbraio 1982. A tutt’oggi la Raccolta Falqui rappresenta uno dei fondi più prestigiosi del Novecento, costituita da un nutrito corpus di prime edizioni, esemplari con dedica, opere postillate e con note di lettura inserite, a testimonianza della passione e dell’instancabile lavoro del suo proprietario e dei numerosissimi rapporti che intrattenne con tutti i principali autori della letteratura italiana.

Martina Fanini



Nota bibliografica

  • Renato Bertacchini, Enrico Falqui, in Dizionario biografico degli italiani, vol. XLIV, Roma, Istituto della Enciclopedia italiana, 1994.
  • Giuseppe De Robertis, Scrittori del Novecento, Firenze, Le Monnier, 1958, pp. 393-397.
  • Enrico Falqui, in Elio Filippo Accrocca (a cura di), Ritratti su misura di scrittori italiani: notizie biografiche, confessioni, bibliografie di poeti, narratori e critici, Venezia, Sodalizio del libro, 1960, pp. 178-179.
  • Enrico Falqui, Per una storia della nostra prosa d’arte del Novecento. Seconda edizione con postille, Milano, Ugo Mursia, 1964.
  • Enrico Falqui, Elio Vittorini, Scrittori nuovi. Antologia italiana contemporanea, prefazione di Giovan Battista Angioletti, Lanciano, Rocco Carabba, 1930.
  • Vincenzo Frustaci, Enrico Falqui e Cesare Pavese: letteratura e politica attraverso le lettere, in Giuliana Zagra (a cura di), Falqui e il Novecento, Roma, Biblioteca Nazionale Centrale di Roma, 2009, pp. 103-128.
  • Paola Montefoschi, In margine alla ristampa di «Scrittori nuovi»: il tono Proust e altro, in Giuliana Zagra (a cura di), cit., pp. 13-21.
  • Giorgio Petrocchi, Enrico Falqui, in Letteratura italiana. I criticiStoria monografica della critica moderna in Italia, vol. V, Milano, Marzorati, 1973, pp. 3489-3498.