Nato a Modena nel 1878, iniziò la sua formazione nella città natale dove frequentò la scuola secondaria, che portò a termine al liceo Gioberti di Torino. Sempre a Torino si laureò in lettere nel 1901 con una tesi sul poema franco-italiano La guerra d’Attila di Nicolò da Casola tramandato dai due manoscritti conservati nella Reale Biblioteca estense. Allievo del filologo e letterato Rodolfo Renier, che a Torino insegnava letterature neolatine, del glottologo Domenico Pezzi e del critico letterario Arturo Graf, si spostò a Firenze, come il suo maestro Renier, per perfezionare la formazione all’Istituto di studi superiore guidato da Pio Rajna (dove entrò in relazione con Guido Mazzoni e con Ernesto Giacomo Parodi). Completò il percorso a Parigi seguendo i corsi di Paul Meyer, Antoine Thomas e Jules Gilliéron. Mentre era a Berlino per un corso di perfezionamento, conobbe il filologo romanzo Adolf Tobler. Stabilì e mantenne contatti con i più importanti linguisti e letterati dell’epoca. Nel 1905 conseguì la libera docenza in Filologia romanza all’Università di Torino e venne chiamato all’Università di Friburgo, in Svizzera, dove, quattro anni dopo, divenne professore ordinario. Qui entrò in contatto con la scuola geolinguistica svizzera di Louis Gauchat, Karl Jaberg e Jakob Jud con i quali ebbe rapporti di amicizia (Ronco 2016). Tornato in Italia, dal 1921 insegnò a Torino e dal 1928 alla Sapienza di Roma. Filologo e critico letterario, si occupò di letteratura provenzale e francese; con le sue ricerche sull’erudizione dei secoli XVII e XVIII rimase legato alla Biblioteca Estense (Stendardo 1979).
Studioso precoce (già al momento della libera docenza, a soli 27 anni, aveva pubblicato una cinquantina di contributi) e molto produttivo (vd. Bibliografia in Stendardo 1952), nel 1917 fondò e diresse la rivista “Archivum romanicum”, che ne rappresenta pienamente la pluralità di interessi e la coniugazione tra il metodo di studio positivista e le novità che in quel momento maturavano nelle università straniere; nel 1921 avviò anche la collana Biblioteca dell’Archivum Romanicum (Stefanelli 2017; Ronco 2016, p. 59). La sua apertura alla linguistica e alla dialettologia, iniziata con Il dialetto di Modena (1905), proseguì con studi lessicali ed etimologici in cui spesso richiama la sua posizione teorico-metodologica. Nel 1916 pubblicò Italia dialettale, testo a cui, in occasione del centenario, viene dedicata una giornata di studi (gli atti sono pubblicati nel “Bollettino dell’Atlante Linguistico Italiano”, 40, 2016). Una volta chiamato all’Università di Torino per l’insegnamento di Filologia romanza, partecipò al Comitato di redazione dell’Atlante Linguistico italiano, col ruolo di condirettore insieme a Matteo Bartoli; il piano generale dell’opera fu presentato dallo stesso Bertoni al convegno di Gradisca del 26 ottobre 1924.
Collaborò con l’Enciclopedia Italiana Treccani di cui diresse la sezione “Linguistica” dall’inizio del 1925. Questi incarichi non furono privi di “dibattito” all’interno delle due imprese: per approfondire le vicende che li caratterizzano e le posizioni assunte da Bertoni si rinvia ai saggi di Ronco (2016) e di Grassano (2023).
Un anno prima della morte, nel 1941, fondò e diresse la rivista “Cultura neolatina”, Bollettino dell’Istituto di Filologia Romanza della Regia Università di Roma, edito a Modena, sua città natale «erede di una lunga tradizione di studi e studiosi in campo umanistico e linguistico-filologico» (Robustelli 2004, p. 1).
Cancelliere reggente dell’Accademia d’Italia durante la presidenza di Tommaso Tittoni, Bertoni fu nominato accademico nel 1932; Accademico della Crusca dal 1936, fu membro di altre accademie italiane e estere, ed ebbe numerosi riconoscimenti e dottorati honoris causa (Giulio Bertoni: mostra documentario-bibliografica, 1986, pp. 31-32).
Negli anni Trenta, si dedicò anche alla divulgazione della lingua in «articoli d’attualità culturale su riviste e giornali […] conferenze […] conversazioni radiofoniche, specialmente su questioni di lingua, ispirate a un neopurismo su cui facilmente si innestavano interferenze politiche» (Roncaglia 1967). In questo quadro rientra il corso La lingua d’Italia di cui si occupò con Francesco A. Ugolini, suo allievo, per l’ente radiofonico (EIAR) e in collaborazione con il Ministero dell’educazione nazionale e l’Accademia d’Italia. La diffusione di un modello unico di pronuncia della lingua è uno degli obiettivi che troviamo espresso nel Prontuario di pronunzia e d’ortografia (Bertoni, Ugolini, 1939), che propone una pronuncia secondo l’asse linguistico Roma-Firenze con orientamento verso la capitale.
Una biografia completa, che renda ragione della figura dello studioso e tenga conto del suo ruolo nel dibattito scientifico dell’epoca, è difficile da sintetizzare, ma possiamo contare su diversi profili, fra i quali citiamo quello di Aurelio Roncaglia (1967), allievo di Bertoni durante il perfezionamento alla Sapienza di Roma e collaboratore del Vocabolario della lingua italiana dell’Accademia d’Italia, e quello di Giuseppe E. Sansone (1970) nell’Enciclopedia Dantesca, che mette in risalto gli studi su Dante e le Lecturae.
Spostiamo ora l’attenzione sull’attività lessicografica di Bertoni, svolta esclusivamente all’interno delle iniziative dell’Accademia d’Italia: il Dizionario di marina medievale e moderno e il Vocabolario della lingua italiana; il primo portato a compimento e pubblicato nel dicembre 1937, il secondo, interrotto a causa della guerra, fermo al primo volume (lettere A-C) pubblicato nel 1941, a cui sarebbero dovuti seguire gli altri quattro entro il 1945.
Bertoni, che aveva dimostrato le sue doti di ottimo pianificatore di opere complesse come l’Atlante linguistico italiano, si cimentò con i due dizionari, di cui gli fu affidata la direzione, rispettivamente nel 1932 e nel 1935, per ciascuno dei quali organizzò un gruppo di lavoro stabile con alcuni componenti che, a un certo punto, lavoravano a entrambe le imprese, come Enrico Falqui e Angelico Prati. Ambedue le iniziative erano state sollecitate da Mussolini che chiedeva all’Accademia di dotare la nazione di dizionari di arti e mestieri (il Dizionario di marina sarà l’unico in questo ambito) e di un dizionario aggiornato della lingua italiana che si sarebbe dovuto concludere in cinque anni. In effetti, come mostrano le schede conservate nell’Archivio dell’Accademia d’Italia, la redazione delle voci era pressoché completata (Cagiano de Azevedo, Gerardi).
Il lavoro per il Dizionario di marina, considerato il piano dell’opera e la mole, andò avanti spedito nonostante la morte del revisore tecnico Carlo Bardesono avvenuta nel 1935, a cui seguirono solo alcuni mesi di stallo nella revisione prima che Augusto De Januario ne assumesse l’incarico. Al momento della conclusione dei lavori, con l’obiettivo della pubblicazione entro 1837, così da dedicare tutti gli sforzi al Vocabolario della lingua italiana, la moglie di Bertoni manifestò una grave malattia che la portò alla morte nel 1938. Mentre la assiste Bertoni ne scrive a Falqui da Modena l’11 settembre del 1937 e lamenta di non avere notizie certe dai medici (Archivio del Novecento, Fondo Falqui, Cod. Provv. 57666); l’amico Antonio Bruers, vice cancelliere dell’Accademia d’Italia, il successivo 2 ottobre gli invierà una lettera in cui si scusa per il silenzio scelto per non disturbarlo (Biblioteca Estense Universitaria, Bertoni Carteggio Fascicolo Antonio Bruers, B/1718a). Nonostante il precipitare della situazione e la sua dedizione alla famiglia, portò avanti il suo impegno per i due dizionari col sostegno dei suoi collaboratori. Così scrive di lui Roncaglia (1967) a proposito dell’ultima impresa lessicografica incompiuta:
Il B., che aveva accettato l’incarico con il solito entusiasmo e sopportato le fatiche con tenace abnegazione, cercando nell’assiduo lavoro qualche conforto alla morte della moglie (1938), finì con logorarvi le proprie energie, già segretamente minate dall’insidia d’un male incurabile, e molto lo amareggiarono, le inevitabili polemiche da cui fu accolto il primo volume (A-B) uscito a Roma nel 1941.
Nota bibliografica