Il Dizionario

Il Dizionario di marina si apre con le parole di Guglielmo Marconi, Presidente della Reale Accademia d’Italia dal 1930 fino alla morte. Si nota subito che la data in calce alla brevissima presentazione, 25 giugno 1937, precede di sei mesi la data di pubblicazione, dicembre 1937. Marconi l’aveva consegnata ai primi di giugno, poco più di un mese prima della morte avvenuta a Roma, il 20 luglio 1937. Giulio Bertoni, avuta la notizia il giorno stesso, dette immediatamente istruzioni a Enrico Falqui: «[…] giunge la notizia della morte di G. Marconi. Telefoni in tipografia di mettere come data della presentazione: 25 giugno (o altra data posteriore al 1° giugno e anteriore … alla morte !!!)» (Roma, Archivio del Novecento, Fondo Falqui, Fascicolo Bertoni, Codice Provvisorio 57656, Modena, 20 luglio 1937).
La Prefazione e la Nota bibliografica erano pronte nell’estate del 1937 e il 23 luglio, da Modena, Bertoni ne sollecitò a Falqui la tiratura (Roma, Archivio del Novecento, Fondo Falqui, Fascicolo Bertoni, Codice Provvisorio 57661).
Come si legge nella corrispondenza con i suoi collaboratori, l’esigenza di uscire entro il 1937 era una priorità per Bertoni perché l’attività lessicografica doveva spostarsi totalmente sul Vocabolario della lingua italiana che sarebbe poi uscito nel 1941 (volume I A-C). Nel 1942 Bertoni, in un articolo dedicato al dizionario italiano, sottolineava la difficoltà di avere due incarichi quasi contemporanei da quando nel 1935 gli venne affidata la direzione della seconda opera lessicografica voluta dal Duce: «[…] io ero gravato dalla compilazione di un dizionario tecnico (il Dizionario di marina) che da tre anni mi teneva occupato» (Bertoni 1942, p. 12). Per rispettare i tempi, i lavori per il Dizionario di marina subirono un’accelerazione nel corso del 1937 e quando il volume edito venne presentato al Duce, nel febbraio del 1938, era accompagnato dalle «prime prove di stampa del nuovo “Dizionario della lingua italiana”», come si legge nella richiesta di udienza del Vice Presidente Anziano dell’Accademia d’Italia Carlo Formichi (4 febbraio 1838) e anche nel successivo comunicato stampa dell’avvenuto incontro (Archivio dell’Accademia d’Italia, busta 9, fasc. 40, 17 e 16).
Unica opera lessicografica realizzata nell’ambito del progetto Dizionario italiano di arti e mestieri che prevedeva, inizialmente, una serie di volumetti agili, di uso pratico, suddivisi secondo le diverse attività e con una nomenclatura aggiornata, il Dizionario di marina è un volume di 1367 pagine in cui sono trattati 19.100 lemmi, tra corpo del dizionario e Appendice. Lavorarono al lemmario Enrico Falqui e Angelico Prati, collaboratori scelti da Bertoni, con la consulenza di Carlo Tagliavini e Carlo Alfonso Nallino. La revisione tecnica fu affidata a Carlo Bardesono di Rigas, e, alla sua morte nel 1935, ad Augusto De Januario.

Certamente non si tratta di un maneggevole volumetto da consultare per addestrarsi alla nomenclatura del mare o per apprendere le nuove denominazioni legate alle novità tecniche del primo scorcio del Novecento, ma di un dizionario che, pur nell’aggiornamento del repertorio, è «non solo tecnico, ma, come tutti i dizionari etimologici, anche storico» (Prefazione, p. XIII).
Bertoni e i suoi collaboratori organizzarono la trattazione dei lemmi in modo tale che, oltre alla descrizione del referente con attenzione anche ai cambiamenti dell’oggetto nel tempo, contenesse le prime attestazioni, la fraseologia, i proverbi e infine l’etimologia, di cui si occupava principalmente Prati. Un buon esempio di trattazione complessa è il lemma góndola, ma non tutti i lemmi sono così articolati; ad esempio, i termini strettamente tecnici, come le denominazioni ‘volgari’ di nomi scientifici di animali o vegetali, sono di natura puramente traduttiva, con eventuali rinvii ad altre denominazioni.
Per fare un esempio: il fitonimo ulva è così descritto «Alga marina, buona da esca. Venez. Salada de mar., napol. Lattuchella di mare»; si tratta dell’Ulva lactuca di Linneo che ritroviamo come Lattuga marina «Alga marina verde somigliante alla lattuga, che serve ai pescatori per avvoltarvi il pesce».
E se per terèdine la definizione è «Nome scientifico della Bruma (mollusco)», cercando bruma, parola assai diffusa e registrata dai dizionari dell’uso per la Teredo navalis di Linneo, si trova una descrizione degli effetti di questo mollusco sul legno delle imbarcazioni, le attestazioni, l’etimologia e il rinvio ad altre forme, anche dialettali (genovese brümma).
Ci potremmo chiedere perché accogliere a lemma parole dialettali come brümma o lattuchella di mare in un dizionario molto orientato, oltre che alla storia delle parole, alla modernità e dunque alla proposta di una lingua tendenzialmente omogenea. Bertoni conosceva bene la storia della lingua del mare, sia nel contributo dato da Venezia, Genova e Napoli nel corso del tempo, sia nella resistenza dei dialetti che continuavano a essere d’uso quotidiano nei diversi porti e porticcioli d’Italia, soprattutto da parte dei pescatori. Dunque in questa “fotografia collettiva” che riunisce parole consolidate nell’italiano, parole di antica attestazione, parole d’attualità relative alla marina mercantile e alla marina militare, in un repertorio composito quanto i saperi (astronomia, fisica, idraulica, ingegneria navale, meteorologia, pesca, segnalazioni, ecc.), per Bertoni

[…] i termini dialettali […] rappresentano un suggestivo contributo linguistico alla già ricchissima lingua italiana del mare. (Prefazione, p. XII)

Nonostante sia notevole la presenza di terminologia della pesca, con ricchezza di voci relative ai sistemi di pesca e agli strumenti (le reti in particolare, anche di moderna ideazione), i nomi di pesci e crostacei sono rari e perlopiù legati, come la citata teredine o i lèpadi che si attaccano agli scafi, alla possibilità di provocare danni alla carena. Oltre al lemma pesce, si trovano casi singolari come il pesce pilota (neucrates ductor L.) descritto come «bellissimo pesciolino variopinto», la palamida, sgombroide simile al tonno, il tonno di cui si accenna alla pesca e all’uso alimentare, ma che indubbiamente si collega al lemma tonnara. Per il resto il comparto degli zoonimi marini, non viene affrontato, probabilmente per la complessa geosinonimia, per la difficoltà a riconoscere il referente, per l’assenza di ittionimi condivisi in italiano.
I lemmi attinenti alla Marina militare sono molto numerosi e permettono uno sguardo retrospettivo, nell’ottica della ricostruzione storica, ma si attengono anche al tempo presente, dando nell’insieme un’immagine di forza e modernità della flotta. Ad esempio, a proposito di ariète torpediniere, che alla fine dell’Ottocento designava «un tipo di nave simile al moderno incrociatore leggero», si precisa che la parola non è più usata. Spesso si sottolinea l’aggiornata dotazione della Marina militare, come nel caso di capitale nave «Nome recente (dall’ingl. Capital ship) di grande nave di linea corazzata e armata con cannoni di grosso calibro. Due sono state impostate nel 1934 in Italia»; o si coglie l’occasione, come nel caso di tonnellaggio, per illustrare il «nuovo programma (gennaio 1938-XVI) di costruzioni navali per la Marina da guerra italiana» così da prefigurare la flotta per il 1940-41 e sottolineare la nuova dotazione di due corazzate «del tipo “Littorio” e gemelle della Littorio e della Vittorio Veneto».

Infine ci soffermiamo su alcuni aspetti dell’organizzazione dell’attività lessicografica. Probabilmente il gruppo di lavoro era affiancato da altri collaboratori, oltre a quelli citati, perché le schede preparatorie, conservate nell’Archivio dell’Accademia d’Italia, presentano spesso sigle di difficile interpretazione, ma che non sembrano riconducibili a nessuno dei nomi noti. Le schede sono comunque oggetto di studio, ma al momento possiamo dire soltanto che, una volta compilate, almeno finché il consulente tecnico era Bardesono, venivano inviate a lui che le revisionava. L’assetto che poi i lemmi hanno nel Dizionario non sempre coincide con quello delle schede, ma coincidono le informazioni. Ecco alcuni esempi: nel caso di bombetta per scandagliare viene stampata la definizione con la correzione presente nella scheda [IMMAGINE 1], in Appendice, poi, si aggiunge che «la detonazione viene percepita mediante ricevitori acustici subacquei (idrofoni)». Manca un rinvio al lemma idrofono, ma naturalmente il sistema d'interrogazione di questo sito permette di raggiungerlo rapidamente digitando la parola nello spazio "cerca". Più complesso il caso aggiacciare, aggiacciamento, aggiacciata, aggiaccio, parole che troviamo nelle schede 155 e 156 [IMMAGINI 2 e 3], che, ridimensionate le informazioni, vengono chiosate come «termini disusati», per poi dare spazio alla forma in uso:

Agghiaccio. — Oggi in luogo di Aggiaccio. Prima: la barra del timone; ma oggi che il timone, ingranditosi, per essere rimosso abbisogna di tutto un complesso meccanismo, il nome s’è esteso all’intero sistema di organi. Nelle piccole imbarcazioni viene ancora così chiamata la barra del timone […]

[IMMAGINE 1]

Scheda preparatoria del lemma bombetta da scandagliare (Archivio Accademia d’Italia, Dizionario di marina, Schedario 2, Lettera B).

[IMMAGINI 2 e 3]

 

Scheda preparatoria del lemma aggiacciare  e del lemma aggiaccio (Archivio Accademia d’Italia, Dizionario di marina, Schedario 1, Lettera A).

Nota bibliografica

  • Giulio Bertoni, Di alcuni fondamenti storici e filologici di un nuovo Vocabolario della lingua italiana, “Rendiconti della classe di scienza morali e storiche”, fasc. 9, Serie VII, vol. III, 1942, pp. 1-14 [estratto].
Annalisa Nesi