Carlo Alfonso Nallino

Islamista e arabista 1872-1938

Carlo Alfonso Nallino nacque a Torino il 16 febbraio 1872. Cresciuto a Udine, dove la famiglia si era trasferita (il padre, professore di chimica, insegnava nell’Istituto tecnico della città), Carlo Alfonso mostra un talento precoce e uno spiccato interesse per la geografia e i viaggi di esplorazione, per l’arabo e per la scienza orientale. Nel 1893 si laurea nella Facoltà di Lettere dell’Università di Torino con una tesi sul rifacimento della Geografia di Tolomeo di al-Khuvārizmī.

Incaricato di Lingua araba al Reale Istituto orientale di Napoli (1894-1902), intraprende la traduzione e il commento delle tavole astronomiche di al-Battānī (opera edita in tre volumi tra il 1899 e il 1907). Dal 1902 al 1913 è professore, dapprima straordinario, poi ordinario di Lingua e letteratura araba a Palermo, dove il 23 gennaio 1908, nel secondo anno di matrimonio con Maddalena Cognetti de Martiis (sposata a Torino il 28 luglio 1906), nasce la figlia Maria. Il periodo trascorso nel capoluogo siciliano è intervallato dall’invito a tenere lezioni (o “conferenze”) in arabo di Storia dell’astronomia araba nel medioevo e di Letteratura araba all’Università egiziana del Cairo (1909-1912); vi tornerà negli anni 1927-1931 per tenere altri corsi di Storia dell’Arabia preislamica.
Oltre agli impegni didattici, da questo periodo e in varie epoche ebbe incarichi politici dai Ministeri degli Esteri e delle Colonie, con funzioni di rappresentante e consulente scientifico per conto del Governo italiano. Alla fine del 1912 è a Tripoli, dopo l’occupazione italiana, per riordinare l’Archivio politico ottomano e dirigere l’Ufficio traduzioni; nel settembre 1913 è nominato Commissario per il riassetto dell’Istituto orientale di Napoli fino al febbraio 1914.
Intanto, Nallino aveva accettato nell’autunno 1913 il comando (cambiato in trasferimento dal primo gennaio 1915) per la prima cattedra di Storia e istituzioni musulmane all’Università di Roma Sapienza. A Roma, dal gennaio 1914, trasferisce la famiglia, dopo la perdita della moglie, avvenuta il 12 ottobre 1913. Un nuovo lutto colpisce Nallino pochi anni dopo: la morte, nel maggio 1918, del figlio maschio settenne, per malattia. La figlia Maria viene allevata dalla zia Anna Maria Nallino e dal padre, di cui seguirà le orme scientifiche (sarà docente di Lingua e letteratura araba a Ca’ Foscari e direttrice dell’Istituto per l’Oriente) e alla cui memoria sarà devota.
Nel 1921 è il fondatore, insieme al giurista Amedeo Giannini e altri cattedratici della Scuola romana di orientalistica, dell’Istituto per l’Oriente (che dal 1982 porta il suo nome e ne conserva il patrimonio librario, arricchito ulteriormente dalla biblioteca di Maria) e della sua rivista “Oriente moderno”, di cui sarà direttore ininterrottamente fino alla morte. Collaboratore dal 1925 e direttore della sezione di Letterature e civiltà orientali dell’Enciclopedia italiana, dal 1916 socio, poi segretario e vicepresidente dei Lincei, Nallino è nominato Accademico d’Italia nel marzo 1932 ed è accolto nel 1933 tra i membri dell’Accademia reale di lingua araba del Cairo.
Tra i molti viaggi in Oriente e in Europa, proprio nell’Arabia è il suo ultimo viaggio: dal 9 febbraio al 29 marzo 1938 traversa la Penisola Arabica, accompagnato dalla figlia Maria. Tornato a Roma, muore il 25 luglio 1938 per una crisi cardiaca, riuscendo a completare solo il primo dei due volumi previsti sul regno arabo; sul tavolo le bozze del numero di luglio di “Oriente moderno”.
Se ne andava così il “principe degli islamisti”. I moltissimi scritti ci restituiscono il profilo di uno studioso dotto e poliedrico, profondo conoscitore della civiltà arabo-islamica, alla quale si dedicò totalmente («degli Arabi voglio saper tutto», avrebbe detto un giorno). La sua instancabile attività di ricerca, caratterizzata da accuratezza metodologica e severo rigore filologico, comprende ogni aspetto del mondo arabo musulmano, dall’epoca classica a quella sua contemporanea: l’astronomia e la geografia; il diritto islamico, la teologia, la filosofia, la mistica; la letteratura araba, la lingua dialettale.

Il ruolo di Nallino nel Dizionario di marina è ricordato da Giulio Bertoni alla fine della Prefazione (p. XV), in una nota dove nomina anche Carlo Tagliavini. A testo Bertoni tratta delle «voci orientali», che per via diretta e indiretta entrano nel lessico marinaresco, e nella nota precisa: «Per questi termini ci è stata utile la revisione sulle bozze di stampa del professor C. Tagliavini; e per alcuni di essi ci siamo giovati con profitto della dottrina del collega C. A. Nallino».
Diverse volte il suo nome compare nelle pagine del dizionario, all’interno della sezione etimologica dei lemmi, con il rimando bibliografico a studi puntuali o la segnalazione della comunicazione diretta dello studioso: in particolare, a proposito di voci di riferimento astronomico (almucantarat, azimut), denominazioni di imbarcazioni (almadia, sciasctur, shakhtur, volliga), di uomini e lavoratori che gravitano intorno alle attività del mare (camallo ‘facchino’, ‘scaricatore di porto’), di attrezzi e strumenti specifici (tagano ‘coltello da marinai a lama fissa, col manico in legno’). In assenza di documentazione o testimonianza diretta, non è possibile ipotizzare altri interventi di Nallino sul testo, aggiunte, approfondimenti, emendazioni anonime o suggerimenti silenti, nello sciabordio lento delle onde, sulle increspature che sfiorano le profondità del mare.

Mariella Canzani


Nota bibliografica

  • Leonardo Capezzone, Carlo Alfonso Nallino, in Dizionario biografico degli italiani, vol. LXXVII, Roma, Istituto della Enciclopedia italiana, 2012.
  • Francesco Gabrieli, Carlo Alfonso Nallino (1872-1938), in Id., Orientalisti del Novecento, Roma, Istituto per l’Oriente C. A. Nallino, 1993, pp. 3-13.
  • Giorgio Levi Della Vida, Carlo Alfonso Nallino (1872-1938), in “Oriente moderno”, XVIII/9 1938, pp. 459-478 (rist. in Carlo Alfonso Nallino, Scritti editi e inediti, a cura di Maria Nallino, vol. VI, Roma, Istituto per l’Oriente, 1948, pp. 408-434).
  • Claudio Lo Jacono, Carlo Alfonso NallinoIntroduzione a Carlo Alfonso Nallino, La letteratura araba dagli inizi all’epoca della dinastia umayyade, Roma, Accademia Nazionale dei Lincei - Fondazione Leone Caetani, 2018 (rist. anast. dell’ed. 1948), pp. 3-32.
  • Maria Nallino, Momenti essenziali nella vita e nella carriera scientifica di mio padre, in “Levante”, XX/1 1973, pp. 11-23.
  • Bruna Soravia, Carlo Alfonso Nallino (1872-1938). Lineamenti di una biografia intellettuale, in Carlo Alfonso Nallino (1872-1938). Memoria di un maestro e prospettive degli studi arabo-islamici, Giornata di studio (20 novembre 2008), a cura di Agostino Cilardo, numero monografico di “Studi magrebini”, n.s., VIII 2010, pp. 9-23.