Carlo Bardesono de Rigas

Capitano di Corvetta 1878-1935

«Comandante Conte Carlo Bardesono Di Rigras», così si legge nel frontespizio del Vocabolario marinaresco, con illustrazioni fuori testo, edito dalla Lega Navale nel 1932. Bardesono è l’autore apprezzato di questa opera lessicografica, più volte riedita a cavallo del nostro secolo, in anastatica, dall’editrice Incontri nautici e, ancora oggi, considerata di un qualche rilievo nel panorama degli strumenti di diffusione del lessico marinaresco. Del resto alla sua prima uscita il vocabolario aveva avuto diverse recensioni positive e, a nostro giudizio, aveva una utilità didattica, in un momento in cui si avvertiva ancora la carenza di lessici di arti e mestieri nell’ambito della formazione dei quadri tecnici. Positivo il giudizio di Giulio Bertoni nella Prefazione del Dizionario di marina (p. X), quando passa in rassegna la lessicografia dedicata al mare:

Il vocabolario marinaresco di Carlo Bardesono di Rigras è invece guidato da maggiore esperienza [rispetto a quello di Guido Bustico, 1931]; è cioè un vocabolario di carattere prevalentemente tecnico e segna, a malgrado delle critiche di cui è stato oggetto, un progresso su tutti gli altri dizionari.

Non sappiamo molto dell’autore che, per la sua competenza di ufficiale della Marina militare, per avere compilato una «piccola enciclopedia marinara» (così definisce il suo dizionario nelle pagine introduttive, p. I), fu proposto come revisore tecnico del Dizionario di marina, a cui lavorò, revisionando le schede dei lemmi redatte da altri collaboratori, fino alla voce gamba. Il suo incarico iniziò nel 1934. Alla sua morte (3 aprile 1935), subentrò il Capitano di Vascello Augusto De Januario, delegato dalla Marina Militare. Queste informazioni sono in parte contenute nella Presentazione al Dizionario di marina del Presidente della Reale Accademia d’Italia, Guglielmo Marconi (p. V). Nessun cenno nella Prefazione di Bertoni alla collaborazione di Bardesono.

Bardesono era nato il 21 novembre del 1878, come ricaviamo dagli annuari della Marina, e morì a Roma, dove viveva almeno dal 1933. Probabile discendente dei Bardesono o Bardessono da Aglié, conti di Rigrasso (o Rigras / Rygras), nobili piemontesi, non è figlio di Cesare Bardesono (Torino 1833 - Roma 1892), senatore del Regno, nominato nel 1876, che nelle biografie ufficiali risulta avere un solo figlio, Vittorio (I Senatori d’Italia).
Sottotenente di Vascello a partire dal 16 agosto 1900, Carlo Bardesono nel 1907 figura con questo grado fra gli ufficiali in ruolo attivo dello Stato Maggiore Generale della Marina (“Annuario ufficiale della Regia Marina”, XLVI, 1907, pp. 4-47: p. 45). Prima della promozione era Prima Guardia Marina, nominato il 9 agosto 1898; era entrato in servizio nel 1894 e aveva compiuto 6 anni 4 mesi e 4 giorni di navigazione alla data del 1° dicembre 1906. Nel 1932 ha il grado di Capitano di Corvetta (“Annuario ufficiale della Regia Marina”, 1932, p. 225) e nel 1934 il suo nome è fra gli ufficiali in ausiliaria, nella riserva e in congedo provvisorio (“Annuario ufficiale delle Forze Armate del Regno d’Italia. II. Regia Marina”, 1934, p. 271). È, dunque, un «ufficiale di vascello a riposo», come scrive nella prefazione del Dizionario del mare Guido Bustico (1931).
Bustico segnala che la Lega Navale Italiana aveva bandito un concorso per un dizionario marinaresco nel 1930 e che il termine di scadenza era il 30 luglio. Il termine fu poi spostato al 30 ottobre e poi al 31 dicembre. Carlo Bardesono risultò vincitore e due anni dopo pubblicò, con la Lega Navale, il suo dizionario che gli valse l’encomio, come si legge nella Relazione della Reale Accademia d’Italia relativa al conferimento dei premi d’incoraggiamento (21 aprile 1934), su proposta della Classe di lettere. Si riporta la motivazione:

A Carlo Bardesono di Rygras, Roma, Capitano di Corvetta, per il suo “Vocabolario Marinaresco”; notevole per modernità congiunta al senso storico, per cura e decoro di lingua italiana, per quel senso del mare che alle generazioni giovani d’Italia auguriamo.
(Ministero dell’Educazione nazionale, “Bollettino ufficiale”, LXI, II/34, 23 agosto 1934, pp. 2404-2414: pp. 2407, 2409)

Il «decoro della lingua» si deve almeno ai propositi dichiarati nella prefazione dallo stesso Bardesono, ai quali si mostra fedele: dal momento che l’intenzione è di mettere alla portata di tutte le persone di livello culturale medio la cultura del mare, per quanto gli è possibile, evita nella spiegazione dei lemmi, che sono parole tecniche, «l’uso di altri termini tecnici». Riguardo alle «voci grottesche», come chiama le parole credute italiane e marinaresche, le introduce puntualmente nel lemmario per mettere in guardia dall’usarle (Prefazione, pp. II-III). La sua opinione su babordo ‘lato sinistro dell’imbarcazione guardando verso prora’ (che registra nella forma francese, bàbord) è emblematica: «non si deve usare, perché nessun marinaio l’ha mai usata, né l’usa». Del resto anche se il Dizionario di marina l’accoglie, con le riserve di Bardesono, e riportando precedenti attestazioni, è voce, insieme a tribordo ‘lato destro, dritta’, presente, benché osteggiata, nella lingua scritta fin dall’Ottocento e non solo nei «romanzi di avventure» che leggono i ragazzi (Panzini 1942).
Insomma Bardesono ha certamente la competenza per descrivere i significati e il polso dell’uso, dunque è un collaboratore prezioso che critica gli usi impropri che spesseggiano nella lingua degli scrittori e dei traduttori, a volte poco avvezzi al mare.

Io gridai: «Una vela». «Dov’è?» - dice il capitano. «A tribordo» – dico io.
«Puoi distinguere l’attrezzatura?» – dice il capitano. «È troppo lontano – dico io – ma se è un’imbarcazione di cristiani, non mi chiamo più Battista». Dopo un altro minuto gridai: «Una vela a babordo, capitano».
(A.L. Bonser, L’assalto dei cannibali, in “Corriere dei piccoli”, IV/31, 4 agosto 1912, pp. 2-4: p. 2)

Non tutti, però. Non Giovanni Verga nei Malavoglia, o Cesare Pavese, più di recente, nella traduzione di Moby Dick, che hanno dritta, con quella fedeltà all’uso dei marinai che Bardesono propone anche nella revisione delle schede del Dizionario di marina.

Presto le due navi divisero le rotte, e finché la forestiera fu in vista, la si vide straorzare qua e là verso ogni punto nero, per quanto piccolo, sul mare. Da ogni parte bracciava i pennoni; continuava a bordeggiare a dritta e a sinistra; un momento prendeva di prora un’ondata e di nuovo ne veniva spinta innanzi; mentre, tutto il tempo, gli alberi e i pennoni erano fitti di marinai, come tre grandi ciliegi quando i ragazzi sono a cogliere tra i rami.
(Herman Melville, Moby Dick, o La balena, traduzione di Cesare Pavese, Torino, Frassinelli, 1963 [ristampa dell’ed. 1959])

Annalisa Nesi