Augusto De Januario

Contrammiraglio e Commendatore dell’Ordine della Corona d’Italia 1881-?

Nella breve Presentazione, datata Roma, 25 giugno 1937-XV, che troviamo in apertura del Dizionario di marina, l’allora presidente della Reale Accademia d’Italia Guglielmo Marconi scrive:

La revisione tecnica, condotta dal comandante Carlo Bardesono di Rigras (morto il 3 aprile 1935) sino alla voce «gamba» (p. 289), è stata proseguita e completata dal capitano di vascello Augusto De Januario, delegato dal Ministero della Marina. (p. IV)

Colpisce che, in un testo del genere, l’autore, parlando della fase di revisione del dizionario, abbia voluto essere così preciso, entrando nel dettaglio fino all’indicazione della voce e della pagina in cui si conclude la revisione di Carlo Bardesono e inizia quella di Augusto De Januario.
Poche pagine più avanti è il direttore dell’impresa, Giulio Bertoni, a riprendere, stavolta senza dettagli ma con esplicita lode, il nome di Augusto De Januario:

Se ora vede la luce, ciò si deve all’indefessa attività e al grande amore di Angelico Prati e di Enrico Falqui, ai quali si è aggiunto, come revisore tecnico di rara valentia, Augusto De Januario. (p. XII)

Accogliendo quello che sembra un sotteso suggerimento di Marconi, abbiamo contato le pagine affidate alla “rara valentia” di De Januario: su 1360 pagine totali (Appendice compresa) del Dizionario di marina, ben 1071 sono state revisionate da lui in circa due anni e mezzo.

Augusto De Januario, alla morte di Carlo Bardesono aveva 54 anni e, come dichiarato dallo stesso Marconi, aveva raggiunto il grado di Capitano di Vascello.
Nato a Casalbordino (Chieti) nel 1881, De Januario fu destinato alla carriera nella Marina del Regno e a soli otto anni, nel 1889, entrò nella Reale Accademia Navale di Livorno, uscendone Guardiamarina nel 1902 [(n. d.), Contrammiraglio Augusto De Januario, in Il comitatato per la Radiotecnica e le Telecomunicazioni del C.N.R., in “Radio industria”, 79, maggio 1941, p. 302]. Oltre alla vita sulle navi (ebbe il comando di torpediniere, cacciatorpediniere, squadriglie e flottiglie, e del R. incrociatore «Trento»; nel 1911 partecipò all’occupazione di Derna in Cirenaica e, come comandante di siluranti, ebbe un ruolo nella Grande Guerra), a terra ebbe incarichi tecnici nei servizi delle Comunicazioni alla dipendenza del Ministero della Marina (Direzione Generale Armi ed Armamenti Navali). Dal 1925 al 1927 fu Capo della Sezione «Segnalazioni subacque [sic], Idrofoni, Apparecchi Ultrasonori, Aerofoni» e dal 1929 al 1932 Capo della Divisione «Elettricità, Radiotelegrafia, Comunicazioni». Nel 1931 fu nominato Commendatore dell’Ordine della Corona d’Italia (“Gazzetta Ufficiale del Regno d’Italia”, LXXII/187, 14 agosto 1931, p. 4078). Nel 1938, promosso Contrammiraglio, fu richiamato in servizio a disposizione del CNR. Sposatosi con la nobile Reparata Ricci di Casoli nel 1912 (Spreti 1932), ebbe due figli: Maria Teresa (Miese) moglie e poi vedova di Vittorio Bachelet, e Luigi che seguì le orme del padre laureandosi in ingegneria elettrotecnica, frequentando l’Accademia Navale di Livorno e prestando servizio su varie unità della Marina Italiana durante la Seconda guerra mondiale.

La figura di Augusto De Januario si presenta quindi duplice: un appartenente alla Marina, un militare che ha preso parte anche a guerre e un tecnico specializzato in telecomunicazioni. Entrambe queste sue “dimensioni” dovevano aver lasciato tracce rilevanti nella sua vita, anche familiare, visto che il figlio le ha proseguite entrambe.
In particolare la sua dimensione “scientifico-tecnica” nel campo delle radiocomunicazioni lo avvicinarono a Guglielmo Marconi (che dal 1927 alla morte nel 1937 era Presidente del CNR); dopo la morte dello scienziato sarà proprio De Januario il curatore della relazione Ricognizione incartamenti Marconi provenienti dalla villa ‘Griffone’ [ndr: residenza di Marconi e oggi museo a lui intitolato] di Pontecchio datata 1940-1941 [Fondazione Guglielmo Marconi (fondo istituzionale Pontecchio)]. La relazione di De Januario viene descritta come «un’accuratissima descrizione della parte seconda dell’Archivio Marconi».
La revisione del Dizionario di marina, che gli venne affidata, come detto, alla morte di Bardesono, oltre alla modifica delle singole voci del dizionario, condusse anche alla messa a punto di un’Appendice che, come si legge a p. 1236,

[fu] il risultato di una minuziosa revisione di tutto il lavoro, la cui composizione (fra stesura e stampa) è durata circa un quinquennio. Sono inoltre state necessarie nuove indagini sopra tutto intorno ai termini entrati nella nomenclatura marinaresca negli ultimi due o tre anni.

«…negli ultimi due o tre anni», ovvero dopo la morte del revisore Carlo Bardesono.
Non può essere un caso che i termini dell’Appendice abbiano un peso diverso a seconda delle lettere: per le prime sei lettere, A-F, si contano 81 pagine (pp. 1238-1319) di integrazioni, mentre le restanti 41 pagine (pp. 1319-1360) riguardano tutte le altre lettere (G-Z), quelle revisionate da Augusto De Januario (ma occorre considerare che, già nel corso dei lavori, il dizionario ha gradualmente assunto una forma più “consolidata” a prescindere dalla revisione).
Per dare un esempio delle integrazioni attribuibili alla sua mano e cercare di misurarne la portata, anche a livello visivo, si riportano affiancate le due redazioni della voce Anemòmetro (a destra quella del Dizionario di marina, a sinistra quella dell’Appendice che, significativamente si apre con le parole «Da sostituire a p. 33»).

Anemòmetro. — Strumento che misura la pressione (in millibar: un centesimo di dine per cmq. o in kg. per dmq.) e la forza (in metri al secondo o in km. o miglia marine all’ora) dei venti. Anche Misuravento, Pesavento.

 

 

Anemòmetro. — Da sostituire a p. 33:
Strumento che misura la pressione (in millibar: un millesimo di dina per cmq. o in kg. per dmq.) o la velocità (in metri al secondo o in km. o miglia marine all’ora) dei venti. Anche Misuravento, Pesavento.
Anemometro a coppe o di Robinson: costituito da quattro coppe semisferiche fissate alle estremità di due bracci in croce che, ruotando, a guisa di molinello, sotto l’azione del vento, trasmettono il movimento a un contagiri mediante un asse e adatti ingranaggi. Moltiplicando il numero dei giri per un fattore noto si deduce la velocità del vento. Usato negli osservatorii meteorologici.
Anemometro ad elica: più moderno del precedente e costituito da un’elica molto leggera affidata a una banderuola di direzione, in modo che questa, ruotando intorno a un asse verticale, la mantiene normale alla direzione del vento, la cui velocità risulta proporzionale al numero di giri eseguiti in I˝. Si usa negli osservatorii meteorologici.
Anemometro a mano o portatile: appartiene al tipo a elica ed è munito di un contagiri, già graduato in metri percorsi dal vento, e di un contasecondi. Di facile impiego a bordo, perché se ne può scegliere il luogo di esposizione, a seconda della direzione dalla quale spira il vento. Si usa sulle navi da guerra per le stazioni di tiro di tipo più semplice, e per determinare la velocità del vento prima di eseguire il lancio di un aeroplano con la catapulta.
Anemometro fisso (per stazioni di tiro): costituito da due elementi accoppiabili, ciascuno dei quali è formato da 2 superfici di avviamento del vento e da una corona sferica leggerissima e rugosa, obbligata a ruotare intorno a un asse orizzontale per l’attrito del vento sulla sua superficie. La velocità di rotazione è proporzionale a quella della risultante del vento che spira in quel momento (vento reale, o effettivo, o, come si dice nella terminologia usata per la direzione del tiro, vento assoluto) e di quello dovuto allo spostamento della nave (vento fittizio, nella terminologia suddetta). Tale risultante, nella terminologia in parola, viene chiamata vento relativo. Unendo i due elementi con gli assi normali fra loro vengono determinate le due componenti del vento relativo, una nella direzione poppa-prora, l’altra nella direzione del traverso. Questo tipo di anemometro viene installato sulle parti alte e libere delle navi da guerra.
 La velocità del vento per uso delle stazioni di tiro viene misurata in miglia all’ora.
Anemometro a pressione: quello basato sul dato sperimentale che la pressione esercitata dal vento su di una lamina esposta normalmente alla sua direzione, o su di una sfera appesa pendolarmente, è proporzionale al quadrato della velocità del vento. Usato negli osservatorii meteorologici.
Anemometro registratore: anemografo. Usato negli osservatorii meteorologici

Si noti che nella voce dell’Appendice si riportano come fonti due testi risalenti al 1937, anno della pubblicazione del Dizionario di marina.

Per concludere, si riportano tre delle molte voci dell’Appendice che riguardano le specifiche competenze di De Januario, definito del resto «revisore tecnico» (alfa, Dizionario di marina, in “La Stampa”, 25 marzo 1938, p. 3):

Aerofaro. — Faro situato nei punti di riconoscimento per la navigazione aerea, come quelli degli aeroporti. Speciali fanali sono sistemati anche all’estremità delle antenne delle stazioni radiotelegrafiche, come segnali di pericolo per la navigazione aerea.

Ascolto radiotelegrafico. — Servizio disimpegnato dal radiotelegrafista quando sta pronto a ricevere le eventuali comunicazioni r. t. indossando la cuffia telefonica. Gli ascolti sono distinti dalla lunghezza d’onda usata dalla o dalle stazioni r. t. delle quali si prevede di dover ricevere le trasmissioni. Nelle stazioni r. t. più importanti (a bordo e a terra) si fanno varii ascolti contemporaneamente con altrettanti radiotelegrafisti.
Ascolto radiotelegrafico per la salvezza della vita umana in mare: per convenzione internazionale è fatto sull’onda di 600 metri. Ogni stato ha stazioni r. t. terrestri che fanno ascolto continuo su detta onda; le stazioni r. t. di bordo ogni mezz’ora debbono fare sull’onda stessa un ascolto di durata e ad istanti prestabiliti, regolando l’orario nel tempo medio di Greenwich.

Crittografia. — L’insieme delle regole e delle ricerche intese a scoprire il sistema e la chiave di cifratura usati da altri, in base all’intercettazione di radiotelegrammi o di altre comunicazioni cifrate e in base alle circostanze di luogo, di tempo, ecc. per poterne comprendere il significato senza possedere i relativi codici.
La crittografia ha molta importanza in tempo di guerra e in altre circostanze speciali. V. s. Sistema di cifratura.

Matilde Paoli



Nota bibliografica

  • Vittorio Spreti, Enciclopedia storico-nobiliare italiana: famiglie nobili e titolate viventi riconosciute dal R. Governo d’Italia, compresi: città, comunità, mense vescovili, abazie, parrocchie ed enti nobili e titolati riconosciuti, vol. V, Milano, Enciclopedia storico-nobiliare italiana, 1932.