Nel secolo XIII, bastimento a Venezia, lungo 24 piedi, con 12 remi, usato più di tutto dal doge (v. Scarlata), e in servizio delle navi più grandi. In questo ultimo senso Gondola anche a Genova nel secolo XIII. (Jal; Rossi, Gloss. lig., Appendice 169). — Poi barca coperta di un panno di diversi colori, sostenuto da assicelle piegate ad arco. A volte addobbata con gran lusso.
Ora barca a due remi, e di solito a un sol rematore, sottile, leggera, lunga, a fondo piatto, dalle estremità molto rialzate, e con un felze, e adornata con un ferro dentellato verticale sulla prua, usata nella laguna veneta per trasporto di passeggeri e bagagli. […]
ANDARE IN GONDOLA: andare a diporto sulla gondola. (In senso figurato: sentire molta gioia, compiacersi moltissimo di aver fatto alcuna cosa).
Non sono in Arno tanti pesciolini, quanti in Venezia gondole e camini. — Non ha Vinegia tanti gondolieri, quanti Vicenza conti e cavalieri
Pis. ant. Gondula: grandissima, usata nel Valdiserchio. (Tommaseo e Bellini). (Genov. gùndua, napol. gónnula, sicil. gùnnula. Forme antiche: 1094: gondula [Gallicciolli, Mem. ven. I 219, 221], 1205, 1268: gondola [Jal], basso lat., genov. gondula [1248], gondora [1441], basso lat. spagn. grundula [1258], catal. ant. grondola [1406]
da un ant. venez. *gondolàr[e] «ondeggiare», cui fa riscontro il friul. gondolà «ondeggiare», d'origine imitativa, come gl'it. gongolare e dondolare [da cui dondola, ant., e dóndolo], e il venez. gondolarse = gongolàrsela «dondolarsela» [venez. gondolàr vale «adescare]. Cfr. anche il valsug. góndola «avvallamento», non da góndola [barca], ma da un ant. *gondolàre. Gonda [v]. fu ricavato certo da góndola. Vidossich, Arch. Triest. XXXI 75-76. Data anche la forma gondula già nel 1094, non sono ammissibili la derivazione dal greco κόνδυ «vaso da bere», o quella dal lat. cūnŭla «culla»: D'Ovidio, Ascoli, Arch. Glott. IV 170, n. 1; Salvioni, Rev. Dial. Rom. II 93).