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Tenitore: — Buon tenitore: dicesi del fondo del mare, quando è di natura tale che le àncore vi possano fare buona presa. V. Fondo. (I significato). — Cattivo tenitore: dicesi del fondo del mare, quando è di natura tale che le àncore non vi possano fare buona presa, come ad esempio il fondo di fango molle o quello di roccia dura. Crescenzio (1602, p. 530): Il fondo sotto (nel porto di Messina) è netto, e di bonissimo tenitore; sono i fondi brutti, quegli ove sono più scogli vivi, o alcune rovine de' disfatti Porti, che anticamente vi erano, i Fondi di mal tenitore, ne' quali l'ancora si sente arare, sono o pieni di lumacchelli, e concoline, come è quel di Portofine, o d'arene grosse, o sassi, come intorno al Tinò delle Merlere presso Corfù; il terreno, o sabbione minuto fà fare buona presa al ferro. Tenitori buoni: alica e fango; cattivi: rena e scogli. (Roffia). — Fondo buon tenitore: v. s. Fondo.

Tensione superficiale di capillarità. — Qualità dell'olio, alla quale è dovuta l'azione sedatrice sulle onde anche in burrasca. V. Olio.

Tentare il fiume. — Riconoscerne la profondità. (Ariosto: Tommaseo e Bellini).

Tenuta1: — Buona tenuta: dell'àncora sul fondo del mare. — Cattiva tenuta: dell'àncora sul fondo del mare. L'àncora fa buona o cattiva tenuta sul fondo del mare, secondo che il fondo è buono o cattivo tenitore. Saverien: Fondo di buona tenuta. — Tenuta al mare: modo di comportarsi di una nave in mare agitato. — Tenuta stagna: delle chiusure, unioni e saldature fatte in modo tale da non lasciar passare acqua o altri liquidi. Particolare difficoltà presenta l'ottenere (mediante chiodatura e calafataggio) la tenuta stagna dei depositi del combustibile liquido. — A tenuta d'acqua: delle chiusure, unioni e saldature fatte in modo da non lasciar passare acqua. — A tenuta d'aria: delle chiusure, unioni e saldature di taluni recipienti che non lasciano passare aria. — A tenuta di vapore: delle chiusure, unioni e saldature che non lasciano passare il vapore.

Tenuta2. — Assetto esterno ed interno d'una nave. (Corazzini). Non è in uso come sostantivo. Si dice che una nave è bene, o mal tenuta a seconda del modo in cui è curato il suo assetto esterno e interno. — La resistenza che offre il fondo del mare al movimento di un'àncora che ha fatto presa.

Teoria della nave. — Quella parte dell'architettura navale che considera la nave nel suo complesso, facendo astrazione dai particolari costruttivi, e ne studia le qualità basandosi sulla geometria e sulla meccanica dei solidi e dei liquidi. Nella teoria della nave viene sviluppato lo studio relativo agli elementi geometrici della carena, al proporzionamento generale dello scafo, alla stabilità, alle oscillazioni, al moto diretto e al moto evolutivo. (Russo). A p. 40 del nostro Dizionario, s. Architettura, va notato che la Geometria della nave fa parte della Teoria della nave.

Terafermièr (Venez. ant.). — Ai tempi della Repubblica Veneta, l'abitante della terraferma, di contro all'abitante delle isole.

TeragiTeragini, (Vicent.). — Argini di fiume. (Rev. Dial. Rom. V 129-130). (Cfr. basso lat. terraleum « terrapieno ». V. Terraglio nel Guglielmotti).

Terciarolium (Basso lat. venez. secolo XIII). — Terzaruolo. (Inventario, 1268: Jal).

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