Usciere (Term. sec. XIV). — Nave per trasporto di cavalli o altro. G. Villani: Fece fare dugento uscieri da portare cavalli, e più altri legni passeggieri grande numero. M. Villani: I Catalani avieno armate 30 galee tra sottili e grosse, e uscieri, e 20 galee alle spese de' Veneziani. Pucci: E con legni, galee ed uscieri Passâr subitamente in Romania. Nella Tavola ritonda: E avendo ragunati tutta gente, lo re Amoraldo fa fare molti navili da battaglia; ciò navi, trice (in luogo di trite), cocche, e galee, uscieri, barconi, barche e saettie; e tutte le fece fornire di biscotto e di ciò che mestieri facea alla vita degli uomini e de' cavalli loro; e appresso vi fa montare suso tutta sua gente, e fa dispiegare bandiere e gonfaloni. (Tommaseo e Bellini).
V.
Nave uscheria o uselleria o usseria (venez. sec. XIV),
Usario,
Uscerius,
Usicherius.
(Gli uscieri derivano il nome, com'è evidente, dall'uscio o porta di cui erano muniti per il passaggio dei cavalli o altro. V.
Ippagoghi).
Uscire1:
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USCIRE DAL BACINO: trasferirsi di una nave fuori del bacino, dopo che vi sia stata immessa l'acqua e ne sia stata tolta la porta, a carenamento o a lavoro di riparazione ultimato. Si esegue tonneggiandosi e per mezzo di rimorchiatori. (Parrilli).
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USCIRE FUORI BANDA (ant.): dicevasi degl'individui destinati a rendere gli onori sul barcarizzo e lungo la scala. V.
Banda. (Parrilli).
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USCIRE DALLA CORRENTE: si dice della nave che si libera dalle acque di una corrente. (Parrilli).
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USCIRE DALLA DÀRSENA: il trasferirsi di una nave dall'interno all'esterno di una dàrsena.
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USCIR DAL FUMO: degli alberi o di altre parti della nave non coperte dal fumo denso e scuro, che talvolta esce dai fumaiuoli.
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USCIRE FUORI AL BOMPRESSO (disus.): si diceva dei fioccanti quando si portavano sui marciapiedi dell'asta del flocco o del controflocco per servizio d'esse vele. (Parrilli).
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USCIRE DI FORMAZIONE: v. s.
Linea.
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USCIRE FUORI AI PENNONI: portarsi dei gabbieri dal centro alle estremità dei pennoni, verso le varee, lungo i marciapiedi, per mollare o per serrare le vele.
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USCIRE DI LINEA: v. s.
Linea (p. 403).
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USCIRE A MACCHINA: uscire dal porto valendosi delle macchine. Si dice di un bastimento a vela fornito anche di propulsione meccanica, in contrapposto a Uscire a vela.
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USCIRE AL MARE: si dice di una nave o di una squadra, quando abbandona un sorgitore volgendosi al mare aperto. (Parrilli). Oggi si dice Uscire in mare e in questo senso si dice anche semplicemente Uscire, quando la nave va a compiere una breve
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navigazione per prove, esercitazioni, ecc., per rientrare poi allo stesso porto od ancoraggio nello stesso giorno.
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USCIRE CON LA MICCIA IN MANO (ant.): dicevasi della nave che, dovendo allontanarsi da un porto sotto la vista del nemico, era pronta al combattimento. (Parrilli).
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USCIRE DALLA NEBBIA: passare di una o più navi da una zona di mare su cui si estendono banchi di nebbia naturale o cortine di nebbia artificiale ad altra libera.
Gli attacchi e lanci diurni di siluranti di superficie si fanno talvolta uscendo da cortine di nebbia prodotte per occultarsi durante la fase di avvicinamento alle unità nemiche.
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USCIRE SUI PENNONI: per la parata a riva in porto.
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USCIRE DALLA PORTATA DEL CANNONE: allontanarsi di una nave nemica a una distanza tale da non poter esser colpiti dai cannoni di cui quella dispone.
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USCIRE DAL PORTO: si dice di una nave che, alla partenza, attraversa l'imboccatura del porto, dopo aver percorso lo spazio compreso tra essa e il posto di ormeggio.
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USCIR DAL POSTO IN LINEA DI BATTAGLIA (ant.): di una squadra che parte da un ancoraggio, già disposta in formazione tattica per il combattimento. (Parrilli).
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USCIRE IN RADA: lasciare il porto per ormeggiarsi in rada e tenersi pronti alla partenza. (Parrilli).
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USCIRE SULLE SARTIE: per la parata a riva in navigazione.
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USCIRE CON LO SCANDAGLIO ALLA MANO (ant.): in paraggi di bassifondi per evitare incagli. (Parrilli).
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USCIRE DALLO STRETTO BORDEGGIANDO: si dice della nave che esce da uno stretto stringendo sui bordi il vento contrario. (Parrilli).
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USCIRE A VELA: valendosi delle vele. V.
Uscire a macchina. (Parrilli).