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Urza (Term. sec. XVIII). — Orza (corda) (Saverien). Nella parte it.-franc. il Saverien ha Ursa, franc. Ourse.

Usanze (Term. ant.). — Gli usi del mare, necessarii a sapersi per trafficare sul mare. (Saverien).

Usario (Term. ant.). — Usciere (nave). (D'Aquino: Guglielmotti). Cfr. Usarius nel Du Cange. (Jal).

Ušca (Napol.). — Brina. — Ušca de mare: rodente salsuggine del mare, esalazione marina, più comunemente detta Aria di mare. (Il danno che reca l'ušca, « infesta alle dipinture, ed in generale a tutto ciò che prospetta alle marine », dipende da « principii mordenti e caustici che in sé contiene »: R. D'Ambra. Dal lat. ūstŭlare « bruciare »: Merlo, Rev. Dial. Rom. I 261; Salvioni, Rendic. Ist. Lomb. XLIV 764-765).

U.S.C. and G.S. (Stati Uniti). — U. S. Coast and Geodetic Survey (Department of Commerce): pubblica le carte delle coste degli Stati Uniti, Alasca, Filippine, Portorico, Isole Vergini, Panama, ecc. Finora le carte idrografiche pubblicate sono circa 750. V. U.S.H.O.

Uscerius (Basso lat. venez.). — Usciere. (A. Dandolo: Jal). Uscherius in J. d'Oria, Ann. di Genova; Uscerius presso Flavio Biondo (Historia, anno 1201). (Jal, s. Uscerius /Ucserius "/).

Uscheria (Nave ~) (Venez. sec. XIV). — V. s. Nave.

Usciere (Term. sec. XIV). — Nave per trasporto di cavalli o altro. G. Villani: Fece fare dugento uscieri da portare cavalli, e più altri legni passeggieri grande numero. M. Villani: I Catalani avieno armate 30 galee tra sottili e grosse, e uscieri, e 20 galee alle spese de' Veneziani. Pucci: E con legni, galee ed uscieri Passâr subitamente in Romania. Nella Tavola ritonda: E avendo ragunati tutta gente, lo re Amoraldo fa fare molti navili da battaglia; ciò navi, trice (in luogo di trite), cocche, e galee, uscieri, barconi, barche e saettie; e tutte le fece fornire di biscotto e di ciò che mestieri facea alla vita degli uomini e de' cavalli loro; e appresso vi fa montare suso tutta sua gente, e fa dispiegare bandiere e gonfaloni. (Tommaseo e Bellini). V. Nave uscheria o uselleria o usseria (venez. sec. XIV), Usario, Uscerius, Usicherius. (Gli uscieri derivano il nome, com'è evidente, dall'uscio o porta di cui erano muniti per il passaggio dei cavalli o altro. V. Ippagoghi).

Usciola (Napol.). — Bussola. Lo riporta Jal dal Galiani, ma questi ha Vusciola.

Uscire1: — USCIRE DAL BACINO: trasferirsi di una nave fuori del bacino, dopo che vi sia stata immessa l'acqua e ne sia stata tolta la porta, a carenamento o a lavoro di riparazione ultimato. Si esegue tonneggiandosi e per mezzo di rimorchiatori. (Parrilli). — USCIRE FUORI BANDA (ant.): dicevasi degl'individui destinati a rendere gli onori sul barcarizzo e lungo la scala. V. Banda. (Parrilli). — USCIRE DALLA CORRENTE: si dice della nave che si libera dalle acque di una corrente. (Parrilli). — USCIRE DALLA DÀRSENA: il trasferirsi di una nave dall'interno all'esterno di una dàrsena. — USCIR DAL FUMO: degli alberi o di altre parti della nave non coperte dal fumo denso e scuro, che talvolta esce dai fumaiuoli. — USCIRE FUORI AL BOMPRESSO (disus.): si diceva dei fioccanti quando si portavano sui marciapiedi dell'asta del flocco o del controflocco per servizio d'esse vele. (Parrilli). — USCIRE DI FORMAZIONE: v. s. Linea. — USCIRE FUORI AI PENNONI: portarsi dei gabbieri dal centro alle estremità dei pennoni, verso le varee, lungo i marciapiedi, per mollare o per serrare le vele. — USCIRE DI LINEA: v. s. Linea (p. 403). — USCIRE A MACCHINA: uscire dal porto valendosi delle macchine. Si dice di un bastimento a vela fornito anche di propulsione meccanica, in contrapposto a Uscire a vela. — USCIRE AL MARE: si dice di una nave o di una squadra, quando abbandona un sorgitore volgendosi al mare aperto. (Parrilli). Oggi si dice Uscire in mare e in questo senso si dice anche semplicemente Uscire, quando la nave va a compiere una breve
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navigazione per prove, esercitazioni, ecc., per rientrare poi allo stesso porto od ancoraggio nello stesso giorno. — USCIRE CON LA MICCIA IN MANO (ant.): dicevasi della nave che, dovendo allontanarsi da un porto sotto la vista del nemico, era pronta al combattimento. (Parrilli). — USCIRE DALLA NEBBIA: passare di una o più navi da una zona di mare su cui si estendono banchi di nebbia naturale o cortine di nebbia artificiale ad altra libera. Gli attacchi e lanci diurni di siluranti di superficie si fanno talvolta uscendo da cortine di nebbia prodotte per occultarsi durante la fase di avvicinamento alle unità nemiche. — USCIRE SUI PENNONI: per la parata a riva in porto. — USCIRE DALLA PORTATA DEL CANNONE: allontanarsi di una nave nemica a una distanza tale da non poter esser colpiti dai cannoni di cui quella dispone. — USCIRE DAL PORTO: si dice di una nave che, alla partenza, attraversa l'imboccatura del porto, dopo aver percorso lo spazio compreso tra essa e il posto di ormeggio. — USCIR DAL POSTO IN LINEA DI BATTAGLIA (ant.): di una squadra che parte da un ancoraggio, già disposta in formazione tattica per il combattimento. (Parrilli). — USCIRE IN RADA: lasciare il porto per ormeggiarsi in rada e tenersi pronti alla partenza. (Parrilli). — USCIRE SULLE SARTIE: per la parata a riva in navigazione. — USCIRE CON LO SCANDAGLIO ALLA MANO (ant.): in paraggi di bassifondi per evitare incagli. (Parrilli). — USCIRE DALLO STRETTO BORDEGGIANDO: si dice della nave che esce da uno stretto stringendo sui bordi il vento contrario. (Parrilli). — USCIRE A VELA: valendosi delle vele. V. Uscire a macchina. (Parrilli).

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