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Varo1 (Term. sec. XVII). — Scalo di costruzione. (Oudin, 1663). — (Napol.) Cantiere. (Guida nel porto di Napoli, 1828: Jal). (Dal lat. vara « pietiche di sostegno che formano un'impalcatura »: v. s. Varare).

Varo2. — Operazione per la quale la nave lascia lo scalo di costruzione, si avanza nell'acqua e quivi galleggia. La preparazione del varo consiste principalmente nel far passare la massa pesantissima dello scafo dalle taccate e dai puntelli, che la sostengono durante la costruzione, sopra un apparecchio mobile, detto Invasatura. Il montamento di questa comincia un mese o più prima del varo. Fra i vasi e le suole s'interpongono delle linguette di ferro trasversali che servono per lasciare un distacco dove introdurre, qualche giorno prima del varo, uno strato di sevo. La vigilia del varo, o poco prima di questo, dopo aver tolto in precedenza i puntelli più bassi, si battono i cunei dell'invasatura, si bagnano le trinche, si tolgono altri puntelli e si smontano le taccate, eccetto quelle morte. Al momento dell'operazione definitiva si tolgono gli ultimi puntelli, si demoliscono le taccate morte, si abbassano le castagne e si tolgono le bozze. In generale basta la componente del peso della nave parallela alla superficie di strisciamento perché la nave stessa con l'invasatura esegua il movimento di discesa. Se la nave ritarda a partire, causa l'attrito di primo distacco da vincere, si mettono in azione gli apparecchi di spinta (martinetti, balestre bracotti). V. Saluto (II). Quando lo spazio libero dinanzi allo scalo è limitato si impiegano mezzi di vario genere per ridurre la velocità della nave e spegnere la forza viva. Se la nave è già munita di àncore si può dar fondo poco dopo che essa ha lasciato l'avantiscalo; in caso diverso si impiegano cavi di ritenuta, fermati in parecchi punti da bozze rompenti. Uno dei sistemi più usati in Italia è quello della Cinta a mare, costituita da un grosso cavo assicurato con le due estremità a due colonne a dritta e a sinistra dello scalo e disteso in modo da circoscrivere lo spazio acqueo antistante, e da traversini di cavo relativamente sottile, che vanno da un ramo all'altro della cinta. (Russo 473). Le navi generalmente si costruiscono e si varano con la poppa in avanti, perché le forme di poppa, fini in basso e piene in alto, presentano il doppio vantaggio di dare minore resistenza a principio, quando la nave comincia ad entrare nell'acqua, e di affrettare poi la rotazione, per cui l'invasatura si distacca dallo scalo; in tal modo si richiede minor lunghezza di avantiscalo. Non è però inusato il sistema di impostare e varare con la prora in avanti: questo sistema è anzi preferito in alcune località e per taluni tipi di nave. (Russo 460). Talvolta, per esigenze speciali di spazio, si fa uso del varo trasversale (v. più sotto). — Varo frenato: quello che si esegue quando lo spazio libero dinanzi allo scalo è limitato, dovendosi in tal caso ridurre la velocità della nave e spegnere con opportune disposizioni la sua forza viva entro una corsa breve (Russo 473). V. sopra. — Varo laterale: v. Varo trasversale. — Varo sopra chiglia: si fa poggiare la nave sopra un unico vaso corrispondente alla chiglia; ma per sicurezza, data la possibilità che la nave per diverse cause s'inclini, si dispongono lateralmente due travi longitudinali continue, fissate nello scalo una per lato, e, in corrispondenza a ciascuna di queste, si applica allo scafo una ventriera, lunga 4 o 5 metri e sistemata nella regione maestra della nave. Si usa in Francia presso taluni cantieri. (Russo 470). — Varo su ruotaie: procedimento speciale talvolta usato per il varo di piccole navi, per il quale l'invasatura si compone di un sistema di carrelli a rulli o ruote, muniti di cuscini e ventriere per l'appoggio delle forme della carena, e collegati tra loro per mezzo di tiranti e scontri longitudinali ed obliqui. (Russo 474-475). — Varo trasversale: « Quando lo specchio d'acqua dinnanzi allo scalo è insufficiente per varare la nave nella direzione del suo asse longitudinale, è necessario impostarla con la chiglia parallela alla sponda, e vararla di fianco. Lo scalo, in tal caso può avere un forte pendìo, sino al 10 e al 15 per cento. Lo scorrimento avviene per mezzo di una serie di vasi collocati ad otto e a dieci metri di distanza l'uno dall'altro ». (Russo 476). Anche Varo laterale. — Scala di varo: v. s. Scala.
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(Varo è voce registrata dal Fanfani, dal Fincati, ecc., mentre lo Stratico ha Varamento. Che varo sia voce già usata da Dante è un'idea strana del Guglielmotti).

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