Pagina 1163

Vegliatore. — Vedetta. È dato dal Corazzini, ma non è attestato l'uso nella marina.

Veglie (Term. ant.). — V. s. Veglia: guardia notturna. (Fincati).

Vegnùa (Venez.). — Canaletto fatto nelle paludi per approdare col battello al terren sodo. (Vegnùa corrisponderebbe a venuta; dal venez. vegnìr « venire », part. pass. vegnùo).

Vela1 (Term. ant.). — Bastimento. (Storia di Ajolfo; Giov. Pietro Contarini; Cadamosto; Pantera; Machiavelli; Ségneri; Saverien; Stratico; Jal; Tommaseo e Bellini). Il Contarini ha Vela da remo, che proverebbe come Vela non significasse solo « Nave a vela ». « Una vela si dice spesso per... un bastimento che si vede in lontananza ». (Laugieri). (Da vela, in senso figurato).

Vela2. — Superficie di tela opportunamente distesa e sostenuta a bordo in modo da ricevere la pressione dell'aria dovuta al vento e da trasmetterla alla nave o ad altro galleggiante come forza motrice. Gli effetti dell'urto dell'aria sulla superficie della vela supposta piana, non considerando cioè le deformazioni che essa subisce per la cedevolezza della tela e per il modo nel quale è stabilita, si possono immaginare come prodotti da una forza continua applicata nel centro di pressione, che, quando la direzione del vento è normale alla superficie della vela, coincide col suo centro di figura, ed è invece spostato dalla parte di sopra vento quando è obliqua. In quest'ultimo caso, che è il più generale, l'effetto utile è dato dalla componente di tale forza in direzione normale alla superficie della vela, mentre l'altra componente, parallela alla superficie stessa, non ha effetto utile. Poiché la componente che produce l'effetto utile non passa per il centro di gravità della nave, essa genera le seguenti forze e coppie: I, una forza nel senso longitudinale che produce il moto progressivo o avanzo della nave (moto retrogrado o marcia indietro quando la vela prende il vento sulla faccia rivolta verso prora); II, una forza nel senso trasversale che produce il movimento laterale di scarroccio; III, una coppia che produce il movimento rotatorio di accostata della nave intorno ad un asse verticale; IV, una coppia che; produce lo sbandamento; V, una coppia che produce una maggiore immersione della prora o della poppa secondo che la vela è urtata dal vento rispettivamente nella sua faccia poppiera o prodiera.
1164
La coppia di rotazione, di cui al n. 3, produce l'accostata della nave verso la direzione dalla quale spira il vento (orzata), o verso la parte opposta, a seconda che la vela trovasi rispettivamente a poppavia o a proravia del centro di gravità della nave. Quando la nave ha più vele, la forza che produce l'effetto utile e che a sua volta genera i movimenti sopra detti, è la risultante di quelle parziali relative a ciascuna vela, ed il suo punto di applicazione si chiama Centro velico. Per un veliero di nuova costruzione la superficie velica viene stabilita in relazione alla forza necessaria alla propulsione, e la distribuzione delle vele nel senso dell'altezza e nel senso della lunghezza della nave viene assegnata in relazione alla facilità di governo e alla stabilità della nave stessa. Le vele sono formate dall'unione di più strisce di tela dette Ferzi ed hanno particolari forme a seconda dei tipi di attrezzatura dei bastimenti e della loro posizione sugli alberi. Si dividono in vele quadre e vele di taglio, che, alla loro volta si suddividono in fiocchi, vele di strallo, vele auriche e vele latine. Per la tela con cui si fabbricano le vele v. Olona. Le parti di una vela sono: Ferzi, Antennale o Inferitura, Bordame o Linea di scotta, Angoli d'inferitura, Bugne, Cadute o Colonne, Vaìna o Guaìna, Fortezze, Gratile o Ralinga, Punto di mura o Pedaruola, Penna, Gola, Benda dei terzaruoli, Brancarella, Batticoffa e Batticrocetta, Rinforzi, Lunata, Patte per le boline, Osso. Le manovre correnti delle vele sono: Drizze, Scotte, Mure, Boline, Ritenute, Imbrogli. — Vela che abbocca: che fa abboccare la nave. (Laugieri). — Vela accollata all'albero: addossata all'albero avendo preso il vento in faccia. (Stratico). — Vele addizionali: i coltellacci, i coltellaccini e gli scopamari, detti, nel loro insieme, Forza di vele. — Vela allentata (Petrocchi): forse significa « Con le scotte non tesate ». — Vele alte: quelle situate al di sopra delle vele di maestra, di trinchetto e di mezzana. (Laugieri). — Vela all'americana: alla portoghese o vele di houari. (Corazzini). Non è in uso. — Vele anteriori: quelle di prua. (Guglielmotti). — Vela dell'asta della bandiera (Corazzini). (") — Vela attrina (Gaeta): vela a tàrchia. Anche Vela alescandrata. (Maccarrone, Arch. Glott. XXVIII 38). — Vela aurica: v. Aurica. Vele auriche: Randa, Controranda. Sono una varietà delle vele auriche anche le Vele al terzo, o da traboccolo, le Vele al quarto, le Vele a tarchia. — Vela a balestone o balestrone (ant.): a tarchia; dal nome dell'antenna (balestrone o struzzo). (Jal; Corazzini VII 203). — Vela a bandiera (ant.): « vela, le cui scotte hanno ceduto, e che svolazza in balìa dei venti ». (Saverien). — Vele in bandiera (disus.): vele al soleggio. (Fincati). — Vele basse: quelle di maestra, di trinchetto, e di mezzana, dette anche Trevi. Più comunemente si dice Basse Vele. Saverien (462): « Vele basse, o basse vele. Così chiamansi la vela Maestra, e la Mezzana ». — Vela di belandra (ant.): quella che serviva di vela maestra alla belandra; trapezoidale, col lato superiore unito a un pennone sospeso all'albero basso obliquamente all'orizzonte. (Stratico I 486). — Vela di belvedere: v. Belvedere. (Stratico I 487). — Vela alla Bermuda: v. s. Goletta Bermudiana (Corazzini VII 212, 219). — Vela bordata: tesata mediante le scotte. — Vela da brigantino (ant.): brigantina, vela aurica, che alcune navi e fregate mettono invece della vela quadra di mezzana (Stratico). — La randa di poppa (per quei bastimenti che ne hanno una per albero) si può anche chiamare Brigantina. (Imperato). — Vele di caccia: i coltellacci e gli scopamari d'una nave. V. Vele addizionali. (Fincati). — Vele in camicia: sulle navi a vapore, vele alle quali si sovrappongono delle fasce di tela, dette Camicie, prima di accendere le caldaie, per preservarle dagli effetti distruttivi del fumo del carbon fossile. (Parrilli).
1165
Oggi si direbbe Vele con le fasce a fumo. V. s. Camicia, nel 1° significato. — Vele di cappa: sono: la trinchettina, la trinchetta o trinchettina di fortuna, le basse gabbie, i trevi terzaruolati, la cavalla terzaruolata, la randa terzaruolata o la randa di cappa. Con le loro diverse combinazioni si può fare quella velatura che meglio convenga allo stato di cappa della nave per resistere al fortunale col minimo danno della alberatura e dello scafo. (Imperato). V. s. Cappa; Vela di fortuna. — Vela a cappello: controranda. (Parrilli, 1846, p. 411). Anche Freccia. Fincati (35): Vela a cappiello (ant.). — Vela a cappello di maestra: controranda della randa di maestra. (Corazzini VII 211). — Vela a cappello della randa di mezzana: controranda della randa di mezzana. (Corazzini VII 211). — Vele caricate a basso: fiocchi e vele di strallo imbrogliate (mediante l'alabbasso). (Parrilli). — Vela cazzata: tesata al massimo mediante la scotta. (Stratico). — Vela di coltellaccio di gabbia: v. Coltellaccio. — Vela di contrammezzana: v. Contromezzana. (Stratico). — Vela di controbelvedere: quella del pennone di controbelvedere. (Parrilli, 1847, p. 557). — Vela coperta: v. s. Coperto. V. Sottoventare, Togliere il vento. — Vela a corna: randa, il cui lato inferiore non è inferito a un boma. (Stratico). — Vele in croce (disus.): tutte quelle attaccate ai pennoni, le quali col loro piano incrociano quello della chiglia della nave. (Parrilli). — Vela curnigiòta (Lèvanto, prov. La Spezia): vela a tàrchia. (Da Curnigén « Cornigliano »). (Maccarrone, Arch. Glott. XXVIII 39). — Vele davanti: poco usato per Vele di prua. (Stratico I 490). — Vele del davanti (sec. XVIII): vele degli alberi di bompresso e di mezzana. (Saverien; il quale designa con Mezzana l'Albero di trinchetto). — Vele di dietro: poco usato per Vele di poppa. (Laugieri). — Vele del di dietro (sec. XVIII): vele del trinchetto e dell'albero di maestra. (Saverien). — Vela distesa: v. s. Disteso. (Stratico). — Vela divisata (ant.): vela dipinta a scacchi di diversi colori. (Viaggio d'un comito venez., presso Ramusio: Jal). — Vela a doppio pennone (archeol.): furono in uso anche nel medioevo (Corazzini VII 219). — Vele di evoluzione (disus.): denominazione data alla randa e ai fiocchi il cui effetto facilita i movimenti angolari di rotazione della nave. (Parrilli). — Vele di filo: vele di taglio. (Parrilli). — Vela a forbici: v. Vela a orecchio di porco. Non usato. — Vela de fortuna (venez.): v. s. Fiocco. (Stratico). — Vela di fortuna (sec. XVIII): trevo. (Saverien). — Vela di gabbia (ant.): gabbia maestra. (Parrilli, 1847, p. 557). — Vele a ghisso: randa avente il lato inferiore inferito al boma. (Stratico). — Vele giunte: piccole vele per allungare le vele basse e accelerare la corsa. (Corazzini VII 204). — Vele gonfie: v. s. Gonfio. (Parrilli). — Vela alla guerresca (Savona): vela a tàrchia. (Maccarrone, Arch. Glott. XXVIII 39). — Vele di houari: vele auriche usate negli houari, triangolari e terminanti in alto in angolo acuto. (Stratico I 486-487). — Vele imbroccade (sec. XVI): v. s. Imbroccade. — Vela imbrogliata: sottratta all'azione del vento mediante gl'imbrogli. (Parrilli). — Vela impennata (sec. XVIII): vela inferita. (Saverien). — Vele inferite: fissate mediante i matafioni d'inferitura a un pennone, a un'antenna, ai canestrelli scorrevoli lungo uno straglio, ecc. (Parrilli). — Vela inglese (sec. XVIII): quasi quadra, con penna diagonale; da scialuppa e da copano. (Saverien). — Vela inlardata: incatramata e trapunta con pezzetti di filaccio; per accecar le falle, o anche per fasciare una parte rotta della carena. (V. Piquè 382). — Vela de lance (venez.): v. s. Saccoleva.
1166
Vela latina: v. Latino. (Pantera, ecc.), Saverien: Vela latina, o a orecchia di lepre. — Vela di lugne: v. s. Lugne. — Vela maestra (ant.): vela di maestra. (Stratico I 487). — Vela di maestra: v. s. Maestra (I). — Vele maggiori: la maestra, il trinchetto, la gabbia e il parrocchetto (Parrilli). — Vela maneggevole: di facile manovra. — Vele mangiate dal vento: portate via per intiero dalla forza del vento (Parrilli). — Vela Marconi: di forma triangolare, risultante dall'unione di una randa con la sua controranda. Non ha antenna o pennola, ma il suo lato verticale prodiero è interamente allacciato all'albero, mediante anelli scorrevoli lungo una guida, mentre il lato orizzontale inferiore si allaccia al boma. La vela si sottrae all'azione del vento abbassandola totalmente col far scorrere in basso gli anelli d'inferitura. Questo tipo di vela è oggi molto usato nella marina da diporto, sui velieri da crociera e da regata. (Bardesono; Encicl. It. XXIV 454). V. s. Marconi. — Velum de medio (basso lat. genov. secoli XIII, XV): vela issata all'albero di mezzo. (Contratto, 1268; Stat. genov., 1441: Jal). — Vele messe a sciorinare: mollate per farne asciugare la tela bagnata. (Parrilli). V. Vele a secco (ant.). — Vela di mezzana: quella più bassa e maggiore, sui velieri che ne sono forniti, dell'albero di mezzana. (Parrilli). — Vela di mezzo: dato dal Petrocchi, ma non definito e sconosciuto. — Vele mistiche: vele al terzo. (Corazzini VII 210, s. al terzo). Non è in uso. — Vele mollate: la cui tela pende dai pennoni, essendone stati sciolti i matafioni. (Parrilli). — Vela murata: assicurata alla mura. (Corazzini VII 221). — Vela nera (ant.): per non farsi scoprire facilmente. (Corazzini VII 212). Non fu nome specifico, come risulterebbe dal Corazzini, che cita il Barberino. Il nome usato da questo è Lupo (v.). — Vela a orecchia di lepre (sec. XVIII): v. Vela latina. — Vela a orecchio di porco: posizione delle vele latine o delle vele di una barca con vento in poppa. Anche Vela a forbici. (Corazzini VII 213). Non è in uso. — Vela a pandòla (napol.): v. s. Pandòla. — Vela di pappafico (ant.): quella di velaccio. — Vele di parrocchetto: v. Parrocchetto. (Parrilli). Parrocchetto doppio; Parrocchetto fisso o inferiore; Parrocchetto volante o superiore. — Vele piene: gonfie. V. Pieno. Pigafetta (103): . . . vedemmo venire (le) due navi con le vele piene e con le bandiere spiegate verso de noi. — Vele di poppa: quelle degli alberi di maestra e di mezzana. (Parrilli). — Vela che porta: dicesi di una vela quando riceve il vento sulla superficie rivolta verso poppa, con angolo d'incidenza del vento non inferiore a un certo valore, dipendentemente dal tipo di vela e dall'essere questa più o meno distesa. (Laugieri). — Vela alla portoghese (Pieve Ligure): vela a tàrchia. (Maccarrone, Arch. Glott. XXVIII 39). V. anche s. Vela all'americana. — Vele poste ad asciugare (ant.): v. Vele a secco. — Vele posteriori: quelle di poppa. (Guglielmotti). — Vele di prua: quelle dell'albero di trinchetto e i fiocchi. Poco usato: Vele davanti. Parrilli: Vele di prora. — Vela di punta: ciascuna vela triangolare o aurica. Anche Puntina. (Guglielmotti). Non è in uso. Si chiamano Vele di taglio. — Vela quadra: ciascuna di quelle inferite col lato superiore ad un pennone orizzontale e che si distendono per mezzo di scotte all'estremità del pennone sottostante, ovvero, per le basse vele, con una scotta ed una mura sul bordo della nave. Il lato della scotta è sempre curvo con la convessità in alto. Per la facilità di poter essere serrate e manovrate e per il loro adatto frazionamento in varii ordini, le vele quadre costituiscono il miglior sistema di velatura per i grandi bastimenti; non sono però le più adatte per stringere molto con vento contrario (Baistrocchi). Le vele quadre sono: maestra, trinchetto, gabbia, parrocchetto, velacci, e controvelacci, mezzana, contromezzana, belvedere e controbelvedere. V. s. Quadro (aggettivo); Quadra; Tombata.
1167
Secondo gli alberi: Vela quadra di maestra, Vela quadra di trinchetto, Vela quadra di mezzana. Secondo gli ordini: Basse vele o Trevi, Gabbie, Velacci, Controvelacci. — Vela quadrata: « ha la figura d'un paralellogrammo. Tali sono le vele di quasi tutti i vascelli, che navigano sotto l'Oceano ». (Saverien). — Vele quare (venez.): vele quadre. — Vela al quarto: simile alla Vela al terzo con la differenza che la drizza è data volta a un quarto, invece che a un terzo della pennòla. Vela a quarto (v. p. 52, s. Àurica) è poco in uso. — Vela in ralinga: disposta in modo che il suo pennone coincide per la direzione col letto del vento, e la sua ralinga si presenta direttamente al vento. (Stratico). — Vela di randa: v. s. Randa. — Vela di ricambio: di riserva, di rispetto. — Vela di riserva: depositata generalmente in cala, per sostituire, in caso di bisogno, quella di servizio. — Vele di rispetto: di riserva. (Parrilli). — Vela rotonda (ant.): vela quadra di bastimento greco alla latina; vela di fortuna. V. Trevo. (Jal). Cfr. spagn. Vela redonda per Vela de navio redondo. (Jal). — Vela di sacco della goletta: vela quadra alzata da talune golette. Trinchetto volante. (Corazzini VII 213). V. Sacco. — Vela a saccoleva: v. s. Saccoleva. — Vela san Pietro (còrso): sampietra. (Jal). — Vela sciolta: che non ha pennone sottoposto, come i trevi ecc. (Guglielmotti, s. Sciolto). Non è in uso. — Vele a secco (ant.): spiegate, stando in porto, per farle asciugare. (Stratico I 489). Saverien (462): Le vele al secco. Oggi si direbbe Vele al soleggio. V. Vela messa a sciorinare. Il Parrilli (1847) con Vele poste ad asciugare traduceva il franc. Voiles au sec, da cui Vele a secco, Vele al secco. Fincati: Vele in bandiera. — Vela serrata: imbrogliata ed arrotolata sul suo pennone o asta e legata mediante i matafioni o i gerli. (Stratico). — Vele di servizio: quelle inferite ai rispettivi pennoni, aste, stragli e draglie. (Parrilli). In contrapposto a Vele di rispetto, che si tengono in cala. — Vele sferite: tolte dai rispettivi pennoni od aste, stragli e draglie per essere riparate o ricambiate. (Parrilli II 605). — Vela sfondata (sec. XVIII): vela il cui mezzo è stato portato via. (Saverien 462). — Vela sgratilata: vela a cui si è staccato o rotto il gratile. (Corazzini VII 221). — Vele al soleggio: ad asciugare, mollate. (Piquè; Laugieri). V. Vela a secco. « Vele sciolte ed allargate al soleggio » (Fincati, s. Vele in bandiera). — Vela che solleva: ciascuno dei fiocchi e delle vele di strallo, che, a causa della loro posizione inclinata rispetto alla verticale, producono, oltre agli altri effetti quello di un sensibile sollevamento della nave. (Laugieri; Bardesono). — Vela spiegata: aperta e distesa. (Stratico). — Vele di spinta (disus.): quelle il cui effetto è immediato nel cammino della nave, come sarebbero in generale tutte le vele quadre. (Parrilli). Oggi si direbbero Vele che hanno un maggior effetto propulsivo. — Vela squarciata dal vento: rotta dal vento. (Laugieri). — Vela sralingata: vela a cui si è staccata o rotta la ralinga. (Laugieri). Vela sgratilata è più usato. — Vele di staggio (ant.): di straglio. (Saverien). — Vele di straglio: v. s. Straglio. (D'Alberti, 1805). — Gran vela di straglio (ant.): vela di straglio di maestra (raramente usata). (Stratico I 488). — Vela di straglio di belvedere: inferita allo straglio di belvedere. (Stratico I 488). — Vela di straglio del caccaro (ant.): vela di straglio di belvedere. (Corazzini VII 215). — Vela di straglio di contracaccaro (ant.): vela di straglio di controbelvedere. (Corazzini VII 215). — Vela di straglio di contromezzana: inferita allo straglio di contromezzana. Franc. Diablotin. (Stratico I 488; v. Parrilli, 1846, p. 275; Fincati). — Vela di straglio di gabbia: inferita allo straglio di gabbia. (Corazzini VII 214). Detta anche Cavalla o Mezzanella.
1168
Vela di straglio di maestra: inferita allo straglio di maestra: raramente usata. (Parrilli, 1847, p. 557). — Vela di straglio della gabbia di maestra (ant.): vela di straglio di gabbia. (Stratico I 488). — Piccola, o Seconda vela di straglio della gabbia di maestra (ant.): sui velieri che avevano due vele di straglio di gabbia; detta anche Vela volante di straglio di maestra. (Parrilli). — Vela di straglio di mezzana: inferita allo straglio di mezzana, sui velieri che ne sono dotati. Anche Carbonara o Fiocco di mezzana, secondo lo Stratico (I 488). V. Diavoletto. (Il nome diavoletto, come il franc. diablotin, ha certo la stessa ragione del nome carbonaro, carbonèra: v.). — Vela di straglio di pappafico di maestra: vela di straglio di velaccio o di gran velaccio, inferita allo straglio omonimo. (Stratico I 488) — Vela di straglio di parrocchetto (Corazzini VII 214). Non esiste. Le vele triangolari che fanno capo all'albero di trinchetto si chiamano Fiocchi. Il fiocco inferito allo straglio di parrocchetto si chiama Trinchettina. Le vele basse di straglio sono la carboniera, carbonera o cavalla (inferita allo strallo di gabbia, fra l'albero di trinchetto e quello di maestra), e la mezzanella o cavalletta (inferita allo strallo di mezzana, fra l'albero di maestra e quello di mezzana). Le vele alte di straglio sono quelle di velaccio, e di controvelaccio, di belvedere e di controbelvedere. — Vele di strallo: v. Vele di straglio. — Vele svelte dalle ralinghe: quelle alle quali il vento lacera la tela, tutto all'intorno, dove son cucite le ralinghe. (Parrilli II 605). — Vela a tàgio (venez.): v. s. Latino. — Vela tagliata: per raddrizzare il bastimento ingavonato. (Laugieri). — Vela da taglio (sec. XVII): v. s. Latino. Così rende il Pantera il venez. Vela a tàgio. — Vele di taglio: vele auriche. (Fincati). La denominazione comprende, oltre le vele auriche, anche i fiocchi, le vele di strallo, e le vele latine. Il Fincati le ha assegnato un significato restrittivo. — Vela di taglio: quelle inferite ad antenne o a picchi, ovvero a cordami fissi (stralli e draglie) e distese quasi nel piano longitudinale della nave. Le vele di taglio si suddividono in Fiocchi, Vele di strallo (o di straglio), Vele latine e Vele auriche; e sono di forma triangolare o trapezoidale. Le vele di taglio hanno, rispetto alle vele quadre, il vantaggio di potersi disporre con un'inclinazione minore (circa 20°) rispetto al piano diametrale longitudinale della nave. I velieri forniti esclusivamente di vele di taglio possono quindi stringere il vento ad un angolo minore tra la direzione di questo e quella della nave. Anche Vele di filo. — Vele tannate: colorite. (Corazzini VII 215). — Vela a tàrchia: di forma quadrilatera, col vertice superiore poppiero molto acuminato e disteso da un'asta disposta diagonalmente alla vela, che poggia al piede dell'albero, presso la mura. (Stratico). V. s. Tàrchia. — Vela al terzo: tipo particolare di vela aurica che ha il lato superiore inferito ad una pennola e la mura (angolo inferiore prodiero) bordata o sulla prua o a piè d'albero. La drizza è data volta ad un terzo della pennola (donde il nome); la scotta viene bordata o in murata o ad un boma. Usata dai trabaccoli e dalle lance della R. Marina (Imperato; Stratico 1486). Anche Vela da trabaccolo. Vela a terzo (v. p. 52, s. Àurica) è poco in uso. — Vele da trabaccolo: vela al terzo. — Vela a tratto quadrato (sec. XVIII): vela che ha la forma d'un rettangolo. (Saverien, s. Tratto quadrato). (Dal franc. trait quarré). — Vele triangolari: latine. Sono triangolari i fiocchi, talune vele di strallo, le vele delle tartane, degli sciabecchi, ecc. — Vele alla trina (disus.): quelle triangolari. (Parrilli). — Vela di trinchetto: vela quadra inferita al pennone di trinchetto. (Stratico I 487). — Vela a turchìa (Cagliari): vela a tarchia.
1169
(Detta così perché creduta d'origine turca: anche nel genovese veja türca: Maccarrone, Arch. Glott. XXVIII 39). — Vele tutte fuori: tutte spiegate. (Stratico). — Vela volante: quella stabilita sui canapi, non su verghe di antenne o di pennoni. (Guglielmotti). Non è in uso. V. Uccelline. — Vela volante di straglio di contrapappafico di maestra: vela di straglio di controvelaccio. (Corazzini VII 214). Non è in uso. — Vela volante di straglio di gabbia (ant.): una delle due vele di straglio di gabbia sui velieri che ne erano dotati di due, chiamate rispettivamente 1a e 2a vela volante di straglio. (Parrilli). — Basse vele (v.). V. Vele basse qui indietro. — Ima vela: v. s. Imo. Espressione del Guglielmotti /Gugliemotti/. — Allunamento: lunata. Curvatura (generalmente parabolica) che si dà a certi lati delle vele (nel tagliarne e cucirne i ferzi) affinché portino bene quando sono bordate. La lunata è il lato della vela al quale si è dato l'allunamento. Qui a p. 21 è fatto cenno soltanto del bordo inferiore delle vele, ma l'allunamento può essere dato, in talune vele, anche ad altri lati. — Bugna di una vela: v. Bugna. (Stratico). — Caduta d'una vela: v. Caduta. (Saverien; Stratico). L'altezza della caduta totale è eguale alla distanza tra la generatrice superiore del pennone e il pennone inferiore, dedottine i 3/4 della lunghezza del gancio della scotta. Per i trevi si misura la distanza tra il pennone e la linea retta di scotta, che è alta dalla coperta per l'altezza delle murate. (Imperato). — Camera delle vele (ant.): deposito delle vele di riserva. (Saverien). — Camicia di una vela: v. s. Camicia. — Cappa (v.). — Cappello (v.). V. Controranda. — Carro di vela (sec. XVII): v. s. Carro. Solo Carro nel Pantera. — Costruttori di vele: velai. — Cucitura (v.). — Effetto delle vele (sul moto della nave). Le vele, a seconda della loro forma, ubicazione nel senso della lunghezza e dell'altezza della nave, del loro orientamento rispetto al piano diametrale longitudinale e rispetto alla direzione del vento, producono in varia misura: l'avanzo della nave, lo scarroccio, la rotazione (orzata, o poggiata), l'immersione o il sollevamento della prora e lo sbandamento. Per raggiungere lo scopo che la nave proceda in rotta col timone in mezzo si deve dare al centro velico tale posizione rispetto al centro di gravità, che la coppia di rotazione dovuta all'azione del vento sia contraria alla coppia di rotazione dovuta alla resistenza che oppone la nave. Questa condizione, che non si può realizzare per tutte le direzioni e velocità del vento, viene limitata dal costruttore al caso in cui la nave segna l'andatura di bolina, con vento moderato, sotto uno sbandamento medio e tenendo tutte le vele a riva. Il diverso modo di frazionare la velatura permette di raggiungere l'equilibrio di velatura, quando la nave si trova in condizioni differenti da quelle suddette. (Baistrocchi). — Effetto utile del vento sulla vela: componente della pressione dell'aria, dovuta al vento, in direzione normale alla superficie della vela (l'altra componente in direzione parallela alla superficie non produce effetto utile). L'intensità dell'effetto utile dipende dall'area della vela, dalla velocità del vento e dall'angolo che la direzione di questo forma con la superficie della vela stessa. (Baistrocchi). — Entrata della vela (sec. XVII): v. s. Entrata. — Festone (v.). — Fardello di vele (ant.): l'insieme delle vele di un albero. (Guglielmotti). V. Fardello, Fardo. — Fino di vele (ant.): dicesi di vascello buon veleggiatore. (Saverien). — Fondo d'una vela: v. s. Fondo. (Stratico). — Forza di vele: v. s. Forza. — Giunta (v.). — Giuoco di vele: l'insieme delle vele occorrenti per costituire la velatura di una nave. V. Giuoco. — Gola di una vela aurica: l'angolo superiore prodiero.
1170
Gonfiezza di una vela: curvatura che assume la sua superficie per l'azione del vento. Entro certi limiti di curvatura e di obliquità d'urto del vento la gonfiezza accresce l'effetto propulsivo, ma nelle andature sotto piccoli angoli d'incidenza, essa è pregiudizievole, per l'aumento che si ha nello scarroccio e la diminuzione del cammino diretto. Le scotte e le drizze ben alate diminuiscono la gonfiezza di una vela quadra; per le vele auriche (la cui gonfiezza sarebbe maggiore) si procura spianarle dalla loro costruzione, per quanto lo consente la resistenza della tela. (Baistrocchi). — Gorgia della vela (ant.): gola di una vela aurica. (Parrilli). — Guida d'inferitura: v. s. Guida. — Impennonatura: v. s. Impennonare. — Inferitura di una vela: v. Inferitura. (Stratico). — Lanza dela vela latina (venez.): v. s. Lanza. — Lunata delle vele quadre: v. s. Lunata. Il lato inferiore avente una curvatura, generalmente parabolica. — Lunghezza d'inferitura d'una vela quadra: è eguale alla distanza tra le noci del pennone, ridotta del mezzo per cento per l'allungamento in trama della vela. (Imperato). — Lunghezza rettilinea di scotta di una vela quadra: è eguale alla distanza delle noci del pennone inferiore, diminuita di 1/30 circa. Per i trevi si misura rispetto ad altri punti di riferimento. (Imperato). — Maestro di vele (ant.): maestro velaio. (D'Alberti, 1805). — Messa alla vela: v. s. Messa (I). — Muta (v.). — Nave alla vela: nave sotto vela. (Stratico, s. Sotto). — Nave sotto la vela: nave che ha le vele spiegate e fa cammino. (Stratico, s. Sotto). Si dice Nave sotto vela. — Occhielli (v.). — Orientamento della vela: la sua posizione rispetto al piano diametrale longitudinale della nave. V. Orientamento (dove è da correggere caffie in cuffie). — Panna (II) (v.). — Patte delle vele (ant.): v. s. Patte. — Piede di vela: v. s. Piede. — Pizzo della vela (venez.) (v.). — Poca vela (sec. XVI, XVIII): vela poco spiegata. Sassetti: . . . con quella così poca vela . . . (Tommaseo e Bellini). Relaz. Santo Buono (11): Principiossi la mossa con poca vela per aspettare alcuni Passaggieri. . . — Poia de la vela (napol. sec. XVI) (v.). — Punta di una vela: v. s. Punta. — Punto della vela (ant.): bugna. (Saverien). — Rinforzo di vele: v. s. Rinforzo. — Scassa de vela (venez.) (v.). — Serratura delle vele (v.). — Sbattute /Sbatture/ (v.). — Sbavatura (v.). — Sciorino di vele: v. s. Sciorino. — Servizi delle véle: v. s. Servizi. — Sforzamento (v.). — Sforzo di vele: v. s. Sforzo. — Sottoschiena (v.). — Sotto vela (v.). — Témpera (v.). — Testa di una vela (ant.): lato superiore di una vela. (Stratico). V. Antennale; Inferitura. — Testiera di una vela (ant.): testa di una vela (v.). (Stratico). Franc. Tetière d'une voile. — Tombata di una vela (ant.): caduta, o colonna. (Stratico). — Torticciolo della vela: v. s. Torticciolo. — Trama (della tela delle vele): v. s. Pescio e Trama. — A piene vele: v. s. Pieno. — A secco di vele: v. s. Secco (III). — A tutta vela (ant.): a vele piene. Caro: Così volti a Levante, e preso in poppa Il vento e 'l flutto, a tutta vela il golfo Correndo, fûr subitamente a proda Dell'amica riviera. (Gherardini). — Tutte le vele fuori (sec. XVIII): tutte le vele al vento. (Saverien). — A vela: v. s. Andare a vela. — A vela ed a remi: per mezzo di vele e di remi. (Pantera: Tommaseo e Bellini). Dante: Ché qui è buon con la vela e co' remi, Quantunque può ciascun, pinger sua barca (figur.). — A vele gonfie: a vele piene. (D'Alberti 1805). — A vele piene: a piene vele. Anche A piene vele. (G. Villani, ecc.: Tommaseo e Bellini). Ariosto anche A piena vela; Forteguerri:
1171
A vela piena. Pigafetta (103): ... vedemmo venire (le) due navi con le vele piene ... — ABBOTTONAR LA VELA (ant.): allacciar la bassa vela ammagliata. (Tramater). — ACCOLLARE (LE VELE): V. Accollare. (Guglielmotti). Non usato. — ADDOPPIARE UNA VELA (sec. XVIII): rinforzare la vela con strisce. (Saverien). Venez. Fodràr. — AFFERRARE LE VELE (con le mani), dopo imbrogliate per serrarle ai pennoni. Relaz. Santo Buono (11): La notte si proseguì il camino afferrata la vela maggiore, com'è ordine di Sua Maestà, sino al giorno che ci ritrovassimo alla Costa dell'Africa, o sia Barbaria . . . — AGGIUSTARE LE VELE (disus.): v. s. Aggiustare. — ALLACCIARE UNA VELA (sec. XVIII): « Afferrar l'antennale con una cordicella detta quarantano, che passa per gli occhi di pica. Questo si fa, quando uno è sorpreso da un grosso vento, e che le vele non hanno trinelle ». Venez. Zolàr. (Saverien). — ALLUNARE UNA VELA: nel costruirla, darle l'allunamento. Laugieri: Alunare. — AMMAINARE LE VELE: farle discendere in basso. Si dice delle vele fornite di drizza, o inferite a pennoni forniti di drizza. (Falconi, ecc.: Tommaseo e Bellini). — ANCORARE ALLA VELA: gettar l'àncora quando il vascello ha ancora le vele al vento. (Saverien). — ANDARE A VELA: navigare utilizzando il vento come forza motrice. Si dice in contrapposto ad Andare a vapore, o a motore, per una nave fornita di propulsione meccanica, o in contrapposto ad Andare a remi per un'imbarcazione a remi fornita di vele. Andar a vela presso Boccaccio, Pantera, ecc. (Tommaseo e Bellini). — ANDAR CON LA VELA BASSA (sec. XVI): forse significa con le basse vele soltanto, a causa di un fortunale. (Garzoni 874). — APRIRE: bracciare le vele sottovento. Quando però il vento è dritto da prora o da poppa conviene indicare da qual lato debbansi aprire: si aprono alla dritta braccandole alla sinistra, e viceversa. Più brevemente, le vele sono aperte dal lato delle mure. (Fincati). — APRIR TUTTE LE VELE: stabilirle tutte. (Corazzini). Poco usato. — ARMARE LE VELE: inferirle. (Guglielmotti). Non usato. — ARRIVARE CON TUTTE LE VELE: a vele spiegate, senza diminuire di velatura per rallentare la velocità della nave. (Corazzini). Cfr. Arrivare nel Saverien. — AUMENTARE LE VELE: spiegare un numero più grande di vele. (Piquè). — AVERE DELLE VELE A RIVA: v. s. Riva. — AVVENTARE LE VELE: orientarle verso la direzione del vento. (Guglielmotti). — BAGNARE LE VELE: v. s. Bagnare. — BALBETTARE: per « Fileggiare » è dato dal Guglielmotti (v. qui a p. 59), ma non è dell'uso. — BORDARE UNA VELA: v. s. Bordare. (Fincati). — BRACCIARE LE VELE: bracciarne i rispettivi pennoni a seconda dell'andatura della nave. V. Bracciare a p. 98. (V. Stratico). — CALARE LE VELE (ant.): ammainarle. (Francesco da Barberino; Dante; Boccaccio; Pigafetta: Jal; Tommaseo e Bellini). Negli Ordin. di Trani solo Calare. (Jal). — CAMBIARE LE VELE (ant.): mutare il lato della vela esposto al vento. (Saverien). Oggi si dice soltanto dei fiocchi: Cambiare le scotte dei fiocchi (nel viramento di bordo). — CARICARE LE VELE: si dice soltanto del pennone di gabbia volante, il quale, per poter essere ammainato, è fornito di apposite manovre correnti dette Cariche. V. Caricare. (Saverien, ecc.). — CAZZARE LE VELE: bordarle. (Stratico). Poco usato. Si dice Cazzare le scotte di una vela. V. Cazzare. — CHIUDERE UNA VELA: imbrogliarla e serrarla. (Laugieri). Non è in uso. — COGLIER DA VELA: in guisa che i canapi possano essere tutti filati con la massima facilità al primo cenno di partenza, senza che s'intrichino tra loro. (Guglielmotti, s. Cogliere). — COGLIER LE VELE: piegarle e ristringerne tutti i lembi sulla verga. (Guglielmotti). Non usato. — COLLARE LA VELA, LE VELE (ant.). (v.). — COMMETTERE LE VELE AL VENTO (sec. XIV): spiegarle al vento, bordarle. (Boezio volgar.: Tommaseo e Bellini).
1172
Conciare: riparare (vele, ecc.). (Guglielmotti). Non usato. — COPRIRE UNA VELA: v. s. Coprire. (Guglielmotti). — COPRIRSI DI VELE: di bastimento le cui vele vengano tutte spiegate. (Guglielmotti). Non marinaresco. — CROCIARE LE VELE (Corazzini): non è in uso. Si dice Incrociare, ovvero Bracciare in croce i pennoni (delle vele). — CUCIRE LE VELE: congiungerne i varii ferzi con l'ago e lo spago, se si adopera tela olona di canapa o di lino, e con filo di cotone se si adopera tela di cotone. I varii ferzi sogliono unirsi mediante due cuciture, una sull'orlo di ogni ferzo e l'altra alquanto al di dentro e parallela alla prima, a distanza di circa 2 o 3 centimetri, formandone così il vivagno. Talvolta, nelle vele destinate a forte resistenza, si fa una terza cucitura nel mezzo del vivagno, a maggiore rinforzo. (Imperato). — DARE LE VELE A' VENTI (letter.): mollarle e bordarle. (Boccaccio; Varchi; Anguillara: Tommaseo e Bellini). — DIMINUIRE DI VELE: v. s. Diminuire. (Parrilli). — DIMINUIRE LA SUPERFICIE DELLA VELA prenderne una o più mani di terzaruolo. (Corazzini). — DIMINUIR DI VELE: serrarne una parte. (V. Parrilli, 1846, p. 279). — DIRIZZARE LE VELE VERSO UN LUOGO (ant.): navigare verso un luogo. (Serdonati: Tommaseo e Bellini). — DISTACCARE UNA VELA: v. s. Distaccare. Non è in uso. — DISTENDERE UNA VELA: v. s. Distendere. (Fincati). — DOTATO DI VELE: fornito di vele. Volendo intendere che le vele sono stabilite si dice Invelato. — DRIZZARE LE VELE A FIATI DI VENTI (sec. XIV): navigare col vento in poppa. (Guido delle Colonne volgar: Tommaseo e Bellini). — ENTRARE IN PORTO CON LA VELA (secolo XVI): entrare nel porto facendo uso di vele. (Garzoni 874). — EQUILIBRARE LE VELE (v.). (Correggi ivi velivo in velico). — ESSERE IN PUNTO DI VELA (sec. XVII): di nave in punto di far vela. (Bartoli: Tommaseo e Bellini). — ESSERE A SECCO DI VELE: v. s. A secco. — ESSERE ALLA VELA: dicesi di una nave quando è in navigazione a vela. (Piquè). Ant. Esser a vela. (Tommaseo e Bellini). Essere alla vela nel Bembo e nel Sassetti. — FARE CHE LE VELE PORTINO: poggiare tanto che basti perché le vele ricevano l'impulso del vento. (Laugieri, s. Portare). — FAR FILEGGIARE UNA VELA: v. s. Sfileggiare. — FAR FORZA DI VELE: stabilire lo scopamare, il coltellaccio, o il coltellaccino. (Stratico; Tommaseo e Bellini). V. Sforzar di vele (ant.). — (Fig. FAR FORZA DI VELE E DI REMO: usare tutte le forze per giungere a un intento. Pulci: Tommaseo e Bellini). — FAR PICCIOLE VELE (ant.): « non porre, o portare, che piccola parte delle sue vele ». (Saverien). — FAR PIÙ VELE (ant.): «spiegar più vele, di quelle che si erano poste, e spiegate». (Saverien). — FAR POCHE VELE (ant.): stabilirne un piccolo numero, per fare poco cammino, o per ragione del vento troppo fresco. (D'Alberti, 1805). V. Poca vela, più indietro. — FAR PORTARE LE VELE: v. s. Portare. (Corazzini). — FAR SERVIRE (le vele): v. s. Fare. — FARE SFILEGGIARE UNA VELA: v. s. Sfileggiare. — FAR TUTTE LE VELE BIANCHE (secolo XVIII): corseggiare, e non fare alcuna differenza tra amici e nemici. (Saverien 461). — FARE UNA VELA: v. s. Fare. Pantera (1614): Far la vela con tutti i servizii appartenenti ad essa... — FAR VELA: v. s. Fare. La frase è già nella Tav. Amalfi, in Guido da Pisa, Boccaccio, ecc. (Tommaseo e Bellini; Gherardini). — FAR VELE: v. s. Fare. — FORZAR DI VELE: v. s. Forzare. (Saverien 461). — GOVERNARE ALLA VELA: v. s. Governare. (Stratico). — GUARNIRE LE VELE: inferirle ai rispettivi pennoni, picchi, antenne, stragli, draglie, ecc. Poco usato. — GUARNIRE UNA VELA: provvederla di tutti i suoi attrezzi. (Parrilli, 1846, p. 443).
1173
IMBROGLIARE LE VELE: v. s. Imbrogliare. (Saverien). — IMBRULARE (le vele) (venez.) (v.). — Imbulìr (venez. ant.) (v.). — Impappaficare (disus.) (v.). — Impennare (ant.): inferire le vele al picco (penna). V. Impennare. — Impennonare (disus.) (v.). — INAMIDARE LE VELE (sec. XVIII): v. Inamidare. Anche Inumidire. (Saverien). — INANTENNARE (UNA VELA) (ant.): inferirla all'antenna. (Saverien; Stratico). (Rettificare a p. 350). — INCAMICIARE LA VELA (v.). — Incrociare: riferito dal Corazzini alle vele, ma usato un tempo per i pennoni: Incrociare i pennoni (Fincati). V. s. Incrociare (p. 357). — INFERIRE LE VELE: fissarne il lato superiore (inferitura) al pennone, al picco, all'antenna, allo straglio, alla draglia, ecc. mediante gl'inferitoi, o borose d'inferitura e i matafioni d'inferitura, che servono, i primi per assicurare gli angoli d'inferitura al pennone, e i secondi per assicurare l'inferitura alle guide del pennone. Se si tratta di vele di taglio se ne legano gli occhielli dell'antennale ai canestrelli. (Definizione da sostituire a quella di p. 359). (Inferire nel D'Alberti, 1797, Stratico, ecc.) — INGRATIGLIARE LE VELE: cucirne i gratili o ralinghe. (Guglielmotti). — Ingratignare (v.). — INGRATILARE LE VELE: cucirne i gratili o ralinghe. (Laugieri). — INLARDARE UNA VELA: v. Inlardare, Lardare. Fincati: Inlardare. Sicil. Lardiari. Lardare i velacchi, Lardare le berrette nel Saverien (1769). — INTASCARE UNA VELA: v. s. Intascare. — Intendere: per « Spiegare (le vele) » è dato dal Corazzini, ma è verbo latino. — INUMIDIRE LA VELA (sec. XVIII): v. Inamidare. — Invelare (v.). — LARDARE UNA VELA: v. Inlardare una vela. — LARGARE LE VELE: mollarle. (Stratico), Fincati: Allargare una vela. — Lasciare (ant.) (v.). — LENTARE LE VELE: lascarne le scotte. (Corazzini). Non è in uso. — LEVARE UNA VELA: v. s. Levare. — LEVAR VOLTA UNA VELA: mollarla. (Laugieri). Parrilli: Levar volta alle vele. — LIGÀR LE VELE A L'ANTENA (venez.): inferirle. — METTERE A SECCO DI VELE: v. s. Mettere. — METTERE A SEGNO LE VELE: v. s. Mettere. — METTERE ALLA VELA: v. s. Mettere. — METTER VELA (ant.): spiegar le vele per partire. (Bartoli; Crescenzio: Tommaseo e Bellini). — METTERE LE VELE IN FILO: v. s. Mettere. — METTERE UNA VELA A COLLO DELL'ALBERO (disus.): nella manovra per mettere in panna, far prendere il vento in faccia alla vela di gabbia prestabilita, sicché essa va ad addossarsi all'albero. (Laugieri). V. Panna. — METTERE UNA VELA IN RALINGA: v. s. Ralinga. — METTERE LE VELE: stabilirle. — METTERE TUTTE LE VELE FUORI: stabilirle tutte. (Laugieri). — METTERE LE VELE A SECCARSI (ant.): spiegarle dopo la pioggia per asciugarle. (Stratico, s. Secco). V. Vele a secco (ant.). — METTERE LE VELE AL VENTO (letter.): stabilirle. (D'Alberti, 1805). — MOLLARE LE VELE: v. s. Mollare. — MONTARE SOPRA LE VELE DI ALTRA NAVE (poet. ant.): v. s. Montare. — Murare (v.). (Fincati). — MUTARE LE VELE (dall'una all'altra parte) (sec. XVII): volgerle ad altra parte. (Diz. mar. mil.: Tommaseo e Bellini). — NAVIGARE COLLE QUATTRO [VELE] MAGGIORI (ant.): con la maestra, il trinchetto, la gabbia e il parrocchetto. (Corazzini). — NAVIGARE A SECCO DI VELE: v. s. Navigare. — ORIENTAR LE VELE: v. Orientare. (D'Alberti, 1805). — ORLARE LE VELE: v. s. Orlare. — ORSEGGIARE: notato dal Corazzini (VII 222), ma facile sbaglio per Orzeggiare. — PIEGARE LA VELA (v.). — PORTAR LA VELA COME UNO SCOGLIO: portar bene la vela anche col vento forte. (Corazzini VII 217). Non è in uso. — PRENDERE CON UNA VELA IL VENTO DI UN'ALTRA (ant.): v. s. Prendere. — RACCOGLIER LE VELE (ant.): serrarle. (Pulci; Forteguerri: Tommaseo e Bellini).
1174
RALINGARE LE VELE (v.). — RAPPEZZARE LE VELE: ripararle applicando delle pezze di tela, rattopparle. — RATTOPPARE LE VELE: ripararle con cuciture, rappezzarle. — REGGERE ALLA VELA: v. s. Reggere. — REGOLAR LE VELE (sec. XVIII): determinare quali vele convenga portare. (Saverien 462). — REVIRARE LE VELE: v. s. Revirare. Non è in uso. — RIENTRARE LE VELE: v. s. Rientrare. — RIMETTERE LE VELE: stabilire nuovamente quelle che erano state tolte. — RINSERRARE LE VELE SUI PENNONI: dato dal Corazzini, ma non marinaresco. Si usa Serrare. — RINVERGARE LE VELE: v. s. Rinvergare. — RISTABILIRE LE VELE: v. s. Ristabilire. — SALMASTRARE LE VELE: v. s. Salmastrare. — SBATTERE (v.). — SCARICARE LE VELE (ant.): v. s. Scaricare. — SCARICARE UNA VELA (ant.): v. s. Scaricare. — SCIOGLIERE LE VELE: v. s. Sciogliere. — SCUCIRE UNA VELA: v. s. Scucire. — SERRARE UNA VELA (ant.): servirsi di una sola parte d'una vela. (D'Alberti, 1805). — SERRARE LE VELE: operazione che consiste nel distendere e piegare i gratili in bando di ciascuna vela, dopo averla imbrogliata, accumulandoli al centro del pennone o lungo l'asta; nel piegarne quindi la tela, arrotolarla e tirarla su in guisa che la faccia esterna rimanga ben liscia; nell'alzare e dar volta il ventrino, se la vela è quadra; e infine nel passare i gerli o dar volta i matafioni. (Imperato). — SERRARE LE VELE IN CAMICIA (disus.): in maniera che, dopo serrata, la sua parte esterna ne ricopra le pieghe interne. (Parrilli). — SERRARE LE VELE A NUDO (disus.): serrarle ripiegando con cura la tela contro il pennone, nascondendo le pieghe al disotto della tela vicina all'antennale e legandola con gerli. (Parrilli). — SERRARE LE VELE IN VENTRINO (disus.): quando il massimo volume della vela viene raccolto sul centro del pennone, nascondendolo sotto il ventrino. (Parrilli, s. Serrare). — SFERIRE LE VELE: v. s. Sferire. — SFILEGGIARE (v.). — SFOGAR LA VELA (sec. XVII) (v.). — SFONDARE UNA VELA (non usato): v. s. Sfondare. — SFORZAR DI VELE (ant.): v. s. Sforzare. — SGRATILARE (v.). — SMORZARE (una vela) (disus.): v. s. Smorzare. — SMURARE (v.). — SOFFOCARE LE VELE: v. s. Soffocare. — SOPRACCARICARE DI VELE UNA NAVE: v. s. Sopraccaricare. — SOPRAVVELARE (v.). — SOSPENDERE: si sospende la bugna di una vela, nel viramento, prima di controbracciare. — SPANDERE LE VELE AL VENTO (sec. XVII): spiegarle. (Bartoli: Tommaseo e Bellini). — SPIEGARE LE VELE: mollarle. — STABILIRE LE VELE: mollarle, bordarle ed orientarle al vento, dopo averne alato a segno le scotte, la bolina di sopra vento ed i bracci di sottovento, per modo che non possano più smuoversi dalla positura prescelta in relazione all'andatura della nave. (Parrilli). — STARE COLLE VELE A COLLO (sec. XV): stare in panna. (Pulci, Ciriffo IV 48). — STAR SULLE VELE (ant.): d'un vascello con tutte le vele spiegate. (D'Alberti, 1805). — STENDERE UNA VELA (ant.): v. s. Stendere. — STIVARE IL CENTRO D'UNA VELA (disus.): v. s. Stivare. — STRANGOLARE LE VELE: v. s. Strangolare. — STRAPPARE LE VELE: a causa del vento impetuoso, quando non si è provveduto in tempo a serrarle o a terzarolarle. — STRIDERE: del rumore che fanno le vele. Dato dal Corazzini, ma sconosciuto in tale senso. — STRINGERE LE VELE: serrarle. D'Alberti (1805): Strigner le vele. — STROZZARE LA VELA: v. s. Soffocare. — SVELARE (UNA NAVE): v. Svelare. — SVENTARE UNA VELA: v. s. Sventare. — SVENTRARE UNA VELA: tagliarne con un coltello la parte centrale, in maniera che il vento, slargando il taglio finisca di squarciarla. Si fa quando la vela abbia preso
1175
a collo e, gonfia dal vento, aderisca talmente all'albero e alle sàrtie da non potersi imbrogliare, con pericolo di serie avarie all'alberatura. (Parrilli). — SVOLGERE LE VELE: distenderle, bordarle. (Guglielmotti). Non è d'uso marinaresco. — TEMPERARE LE VELE (sec. XVII): v. s. Temperare. — TENDERE LE VELE (sec. XIV): spiegarle. (Guido delle Colonne: Tommaseo e Bellini, s. Vela, voce Spiegare). — TESAR LA VELA (sec. XVII): v. s. Tesare. — TOGLIERE LE VELE: v. s. Scemare. — TRAVERSARE LE VELE: usato talvolta per il fiocco di un'imbarcazione a vela: Traversare il fiocco !, nel senso di Far fiocco a prua ! — VUOTARE UNA VELA: sventarla. (Corazzini VII 222). Non è in uso. — Le vele si fanno bonaccia: si tolgono il vento. (Corazzini VII 213). — Le vele frustano l'albero (ant.): lo battono a tratti. (Saverien). — Una vela porta, o porta bene: quando è spiegata al vento e presenta la sua superficie all'impulso del vento, secondo la direzione in cui la tengono il pennone e le sue manovre. (Stratico I 489). V. s. Portare. — Una flotta, un'armata armata di tante vele (ant.): di altrettante navi. (Corazzini). — Afferra le vele! (con le mani): comando per far eseguire l'operazione contemporaneamente da tutti i gabbieri destinati, quando si serrano le vele con vento fresco. — Piena la vela!: v. s. Pieno. Il Guglielmotti elenca le seguenti voci di comando per far vela, dove, in quelle d'uso, flocco va oggi sostituito con fiocco. — Pronti a fare gabbie e velacci. — A riva!Fuori!Sciogli! (disus.). — Allarga! (disus.). — Borda gabbie! Volta!Sulle drizze delle gabbie!Issa gabbie! (disus.). — Borda velacci!Alza velacci!Braccia e volta!Pronti a rande e flocchi!Sulle drizze di flocco!Issa flocco! (disus.). — Borda flocco!Sulle scotte di randa!Borda randa!Sotto ai trevi! (disus.). — A riva!Sciogli, allarga, e Dentro! (disus.). — Alle mure dei trevi!Mura!Alle scotte dei trevi!Borda!Ai bracci e boline, per lutto!Braccia, e Volta!Cogli manovre!Rompi righe! Proverbi: Non si piglia il vento alla vela senza licenza del nocchiero. Il buon nocchiero muta vela, ma non tramontana. Accerta il corso, e poi spiega la vela. Chi discioglie la vela a più d'un vento, arriva spesso a porto di tormento. (Tommaseo e Bellini). (Vela presso Dante, Petrarca, ecc.: dal lat. vēla, plur. di vēlum « vela »: Ernout e Meillet, Dict. étym. lat. 1040. Cfr. rezza da rētia, plur. di rēte).

| p. 1162
p. 1163
p. 1164 |