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Cunella. — Rete da pesca con sacco fondo m. 1 e con maglia di mm. 12, in uso nel Bresciano.

Cùneo: — Cunei delle scasse: quelli che nelle navi in legno fermano il piede d'ogni albero maggiore nella sua scassa. — Cunei delle mastre: quelli che servono a fermare gli alberi maggiori nei fori di passaggio a traverso i vari ponti (mastre). Genov. Cùnnio. — Genov. Cuniâ, còrso Cugnà: imbiettare, incuneare. — Còrso Cugnu: ciascuna delle biette che servono per tener ferme nelle stive le botti e le casse che compongono il carico.

CuniàCunnio, (Genov.). — Cuneo (v.).

Cuntrabanderi (Còrso). — Contrabbandiere.

Cuoco (del caldaio). — Il cuciniere dell'equipaggio. Ant. Foconaio, Foconaro. V. Caldaio; Cucina. Fincati: Cuoco dell'equipaggio. Il Pantera (1614) nomina pure i Cuochi della galea. (Jal).

Cuora (Term. disus.). — Aggallato (v.). Anche Quora. Venez. Cuori. (Dal lat. cŏrium « cuoio; crosta »; cfr. it. ant. cuoio « crosta, della terra »: Arch. Glott. XVIII 410).

Cupa (Livorn.). — Ciascuna costa d'una nave. (Corazzini). (Dall'ant. cupo « concavo, profondo »).

Cupano1 (Term. sec. XVII). — Schifo, a Venezia. (Duez, 1671). Quindi variante di Còpano. (Jal).

Cupano2. — Albero delle isole Filippine buono per fabbricar piccole e leggere imbarcazioni. Con la corteccia si colora il cotone di carnicino. (Corazzini). È forse il cupang (Cupania spinosa). (Blumentritt, Vokabular).

Cupone (Còrso). — Sorta di rete tonda e a sacco, attaccata a un ferro tondo, per pescare sulla costa da terra. V. Cupu.

Cupu (Còrso). — V. s. Coppo. (Dall'ant. cupo « concavo, profondo »).

Curach. — Battello dei pescatori del paese di Galles. (V. Jal). V. Curuca (basso lat.).

Curaddu1 (Sicil.). — Codardo (v.). (Parona).

Curaporto. (Term. disus.). — Cavafango. (Stratico). Il Guglielmotti la dice voce moderna, di contro a Bargagno. Oggi Draga.

Curatore. — Chi, nelle tonnare, mette a posto le ventresche e i lattumi, sotto sale.

Cùrcuma (Venez.). — Ruota di cavo. Ant. Corcoma (v.), ma pure nel Dabovich. Presso Ramusio Curcuma (Jal). V. Dùcia. (Dal lat. cŭrcuma « funi de' marinai ». Cfr. corcoma [significato "] nel Cod. Cav. [Arch. Glott. XV 340]).

Curia del mare (Term. ant.). — Magistratura a capo della quale era un console, col camerario, il notaio, i nunzi. (Pisa; Messina). (Corazzini).

Currabius (Basso lat.). — Sorta di bastimento, nominato da Lorenzo Diacono da Verona (1104), De bello balearico. (Jal). Il Du Cange mette in dubbio l'esattezza del termine, ma essa è comprovata da Corrabiessa (v.).

Curritor (Basso lat.). — Corridoio (della nave). (V. Jal).

Curro. — Cilindro di legno per portare a terra le imbarcazioni spingendovi sopra la chiglia.

Cursali (Sicil.). — V. Corsale.

Cursalis (Basso lat., genov. sec. XIII, XIV. — V. Corsale (1251, 1313: Jal).

Cursoria (Venez. ant.). — Sorta di barca di fiume. (Molmenti, Storia di Venezia, VII ed., I 230). (V. Cursoria, archeol.: Jal).

Curuca (Basso lat.). — Questo termine, che si legge presso Gildas (sec. VI), storico dei Brettoni, ed è registrato dal Du Cange,
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sarebbe un errore per Caraca secondo lo Jal, ma è invece una forma giusta, corrispondente all'irl. Curach (v.). (Mon. Germ. hist. 1/13 [1898], p. 35, n. 8).

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