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Fondeggiare (Term. ant.). — Dar fondo, fermarsi sull'àncora (delle navi). (Prose fiorent.: Tommaseo e Bellini; Zaccaria, Elemento iber. 177).

Fondo1. — Il letto del mare, dei laghi, dei fiumi. Per i naviganti hanno molta importanza la sua qualità o natura, e la sua distanza dal livello delle acque (profondità). — Fondo di fango, di sabbia, di rocce, ecc. — Fondo buon tenitore: quello su cui le àncore fanno buona presa. I fondi migliori sono alcuni misti: fango-sabbia, creta-sabbia, ecc. — ANDARE IN FONDO (disus.). (Crusca, v. VI 291). — ANDARE A FONDO, COLARE A FONDO: affondare. — ARARE IL FONDO: dicesi dell'àncora quando per forza di tempo è trascinata dalla nave, e solca il fondo senza far presa. — DAR FONDO: ancorarsi. — GRIDARE IL FONDO: degli scandagliatori che, durante le manovre d'approdo, dicono ad alta voce, successivamente, le profondità che essi misurano. — Fondo!: voce di comando con cui si ordina di lasciar cadere un'àncora in mare. — Fondi della laguna: luoghi della laguna dove non manca mai l'acqua. (Mutinelli).

Fondo2: — Fondo d'una nave: riferendosi all'esterno, la parte più bassa della sua carena. Riferendosi all'interno, la parte più bassa interna. — Fondo piatto: dei galleggianti che hanno la parte più bassa della carena spianata, per poter navigare con facilità in acque poco profonde. Anche Fondo piano. — Fondo stellato: della parte inferiore d'una carena, se questa, dopo le curve dei fianchi, si affina gradatamente e rapidamente fino ad assumere la sottile dimensione della chiglia. — Fondo d'una vela (poco usato oggi): lato inferiore (bordame, linea di scotta, cazzame). — Fondo di stiva: la parte più bassa. — L'ultima quantità di merce che vi rimane.

Fontana. — Nel senso di Cerniere, registrato dal Guglielmotti, non è marinaresco.

Fontana comune. — Fuoco di artifizio per segnalazioni notturne, che produce una linea bianca vivissima. Anche Fumata.

Fonte. — Il più ampio tra i boccaporti da carico di una nave mercantile. Termine non molto usato. — Nelle barche da diporto con ponte di coperta, la parte poppiera dove il ponte s'interrompe per lasciare uno spazio profondo per delle persone che vogliano sedere e trovarvi riparo dal mare. Se vi è una cabina più bassa del ponte di coperta, è dalla fonte che vi si accede. Anche Pozzetto.

Fontegaro (Venez. sec. XIV). — V. Fontegero.

Fontegero (Venez. sec. XIV). — Custode del magazzino. Anche Fontegaro. (1365: Jal). V. Fontego, e s. Fondacario.

Fontego (Venez. sec. XIV). — Magazzino pubblico (1365: v. Jal). (V. Mutinelli 165-166; Tassini, Curiosità veneziane, V ed., p. 246; Musatti, Guida stor. di Venezia, III ed., p. 109; Rezasco; Encicl. It. XV 610-611). V. Fondaco; Fontegero (venez. ant.). Còrso Fondacu (v. Falcucci, che cita un fondaco del sec. XVIII).

Fonticaro (Istr. ant.). — V. Fondacario (ant.).

Fopano (Term. ant.). — Era la forma provenzale per Copano, secondo il Balducci Pegolotti (I metà sec. XIV).

Foraci. — Persone addette alle fiòcine o anche ad altri servizi negli stabilimenti delle tonnare. (Accademia). V. Faràcicu, Faràticu (sicil.).

Foradura (Venez.). — Foro negli alberi di gabbia per collocarvi la girella d'un amante. (Stratico II, Appendice).

Foramare. — La grippia con cui, nei luoghi di forti maree, si prolunga quella ordinaria, nella previsione che pel crescere delle acque il grippiale (gavitello), venga sommerso cessando quindi d'indicare la posizione dell'àncora. (Parrilli).

Forame (Term. disus.). — Mastra. (Forame è anche term. letter. non comune per « piccolo foro »: dal lat. foramen «buco»).

Foraneo. — Di vento proveniente di fuori, dal largo mare. V. Foreàn (venez.). — Di opera, difesa, costruzione, appartenente a un porto o a una rada, ma che si trova al di fuori.

Foràtico. — Bocca d'apertura della
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tonnara. (Bardesono). V. Faràticu (sicil.). Anche Bocca.

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