Forato (Term. ant.). — Forato per 50, 60 ecc. cannoni: quando un bastimento era costruito per portare quel determinato numero di cannoni; ed aggiungendo la frase « ma armato con trenta » si voleva significare che esso, portandone un numero minore, non aveva la potenza progettata.
(Dai fori che si facevano nei fianchi delle navi per dar passaggio alle volate dei pezzi: per ogni foro [cannoniera] un cannone).
Foratore. — Maestranza dell'arsenale che attende al forare sul legno, sui metalli, sul ferro. Anche Succhiellatore, Trivellatore. (Tramater, Guglielmotti).
Forbici1. — Attrezzo per legarvi (dar volta) qualche manovra corrente, formato da due pezzi di legno duro incastrati in un pezzo orizzontale solidamente fissato alla murata del ponte di coperta. I due pezzi verticali formano tra loro un angolo col vertice in basso, in modo da offrire una buona presa a quelle importanti manovre che sono i bracci, le scotte, le mure delle basse vele. Anche Tanaglie. V.
Cazzascotte.
(Il nome dalla forma).
— (Poco usato): le due vele latine quando sono disposte nel modo indicato alla voce Dosso e bisdosso. V. s.
Carro: Fare un carro e l'altro.
— (Ant.): sulle galee, i due archi principali dell'armatura che formava sul ponte la camera di poppa. (Pantera 1614; Jal). Anche Forfici.
Forca. — Biga per disalberare. Poco usato.
—
Forca di carena: « quel ferro dentato in cima a lunga pertica col quale si maneggiano i fastelli o fagotti di stipa accesi per dar la brusca al bastimento in carena ». (Guglielmotti). A Livorno Fraschiere.
— (Venez. sec. XV): appoggio del remo sul fianco della gondola o delle barche, che si fanno andare con remi liberi, non trattenuti da un frenello allo scalmo. (Cadamosto: Jal).
— (Venez.): comodo fatto di proravia all'albero di maestra, per sostenere l'estremità degli alberi e pennoni di rispetto.
Forcaccio. — Ciascuno dei madieri estremi della poppa, ove, essendo le forme dello scafo molto affinate, quelli risultano foggiati a forma di V molto acuta.
(Il Guglielmotti estende il nome a designare anche i madieri, estremi della prora, ma nell'uso, e negli scritti di altri autori, questi hanno il nome di Zangoni).
Crescenzio: Forcazzo, Pantera: Forcacci (plur.).
Forcada (Venez.). — Barganella. Anche Arganèla.
Forcame (Term. disus.). — L'insieme dei forcacci. (V. Jal). Il Garzoni (sec. XVI, p. 871) nomina i Forcami del costato della man de banco, Forcami della man di mezzo, Forcami della man d'alto, Forcami di brandi.
Forcamello (Term. ant.). — Scalmotto. (Stratico). È il venez. Forcamèlo.
Forcamo. — È registrato dallo Jal nel senso di « scalmotto; ginocchio », insieme col venez. Forcamo di fondo: madiere. Ma rifece tanto l'uno quanto l'altro sul plur. Forcami, il cui sing. è Forcame. Lo Stratico ha infatti Forcami, franc. Genoux, e s. Genou (II 114): ven. Forcami del fondo).
Forcata (Term. disus.). — Voce generica per designare i sostegni terminanti a forcella o forca (candelieri, balaustri, ecc.). Venez. sec. XVI: Forcae (plur.), Forcae delle pavesade (Garzoni 871, 872).
Forcazzo (Term. sec. XVII). — Forcaccio. (Crescenzio, 1602; Duez, 1671: Jal)
Forcella. — Forcola.
— Ciascuno degli scalmi biforcuti, per lo più in metallo forbito, che, infissi sul capo di banda delle imbarcazioni più elegantemente attrezzate (baleniere, iole, ecc.) servono d'appoggio ai remi senza l'uso di stroppi.
Forchetta:
—
Forchetta della bòma: colonnina in legno o ferro situata al centro della murata di poppa, terminante con un pezzo semicircolare per sostenere l'estremità della boma quando la randa è serrata.
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Forchetta di uno strallo (disus.): la doppia gassa alla sua estremità.
Forcina (Term. poet. sec. XVIII). — Fiòcina. (Crudeli: Crusca).
Forcino (Tosc.). — Pertica di legno usata in palude per spingere e guidare i barchini, terminante a un capo con una forcella metallica, la quale, abbrancando le radici delle piante palustri, impedisce a quelli di sprofondare nel fango.
Fòrcipe. — Tenaglia per prendere i pesci da scoglio. (Corazzini).