Forcium (Basso lat., venez. sec. XIII). — Forza. Nello Stat. venez. del 1255: Marinarius qui navem reliquerit per forcium vel fortive. (Jal, s. Marinaricia). O s'intende nel senso di forzo (venez. ant.; v.) "
Fórcola. — Forcella.
— Nelle gondole veneziane, ciascuno degli scalmi in legno, alti e a più inforcature per poter appoggiare i remi ad altezze diverse. Anche Muso.
(Il Guglielmotti dà anche Fórcolo, ma questo è istrumento villereccio: Manuzzi).
— (Venez.): scalmo. Garzoni (872): le Forcole. Anche nel Calmo.
(Non dal lat. fŭrcŭla « forcella », ma da
forca [v.]).
Forcolaura (Venez.). — Buco fatto nella Sora narva e nella Narva per introdurvi e fissarvi il piede della fórcola. (Jal).
Forcone (Term. sec. XVII). — Forcaccio. (Crescenzio, 1602, p. 66). — Buttafuori. (Stratico, Appendice).
Foreàn (Venez.). — Il vento di scirocco-levante o quello di mezzogiorno-scirocco, quando siano un po' forti. Anche Furiàn, che è pure romagnolo (non Furan, come ha il Corazzini).
—
Foreani: l'insieme dei venti suddetti.
Fore-peak (Ingl.). — Gavone di prua.
Termine il cui uso nella Marina mercantile è da biasimare, dato che esiste una equivalente voce italiana. (Bardesono). V.
After- peak.
Forfici (Term. ant.). —
Forbici (v.). Nell'ultimo significato relativo alle galee. (Stratico; Jal).
Fòrgia1. — Fucina mobile in uso a bordo. V.
Fucina a bordo.
(Della voce fòrgia v. Fanfani e Arlia; Panzini).
Fòrgia2 (Sicil.). — Luogo profondo, allo sbocco dei fiumi in mare, dove l'acqua che corre incontra ostacoli, da cui è in parte ritenuta, e rigira per trovare esito.
— Foce.
Ant. Fogia, Foja di fiumi, notig., licat. fòggia. (Prati, It. Dial. VII 223, n. 1).
Forma1. — Due bacini disposti uno dopo l'altro. (Stratico). (V. Jal, s. Forme, Fourme). V.
Bacino. È certo un francesismo, forse non mai usato.
Forma2. — Garbo (più usato).
—
Forme: nel corso della costruzione delle navi, si dà questo nome a delle tavole sottili, che si inchiodano provvisoriamente attraverso ai quinti d'innalzamento, per regolare con le loro curve l'allineamento di tutti gli altri quinti, e che poi si schiodano quando l'ossatura è completa. Venez. Forme.
—
Forme d'una nave: il risultato del graduale raccordo delle curve dei pezzi di costruzione che formano la sua ossatura: piene al centro, rastremate verso poppa e verso prua. V.
Stellato.
Formaggetta. — Pomo rotondo e piatto in cima agli alberi e sulle aste da bandiera. Voce viva a Livorno (Corazzini) e a Genova. Anche Galletta, Galetta, Pomo.
(Dal confronto con una caciola [genov. formaggetta]).
Formazione1:
—
Formazione di una forza navale: disposizione delle navi che la compongono, secondo uno schema geometrico per l'ancoraggio, per la navigazione o per il combattimento.
—
RETTIFICARE LA FORMAZIONE: di una forza navale in moto, quando le sue navi riprendono gli esatti rilevamenti, intervalli e distanze, eventualmente alterati dopo una serie di evoluzioni.
Formazioni cristalline1. — Scogliere formate da scheletri calcarei di grandi aggregati di madrèpore: Banchi di corallo o madrepòrici; Barrière madrepòriche. V.
Atollo.
Formentìn (Venez.)., — Facchino che carica e scarica grani e simili.
(Dal venez. formento « frumento »).
Formeri (Venez. sec. XVI). — Arnesi da pesca, mentovati nel Calmo (152).
Formiche. — Piccoli scogli molto bassi e vicini tra loro. (Crescenzio; Fincati; Guglielmotti). V.
Capra.
(Franc. fourmis, formigues, formiques; portogh. formiga « scoglio coperto dall'acqua » spagn. Las Hormigas, Las Formigas, isolotti).
Fornelàr (Venez.). — Affornellare i remi.