Fuoribordo1. — Tutta la superficie esterna della parte emersa dello scafo. Anche Foribordo.
—
Marinai destinati fuoribordo: preposti alla manutenzione del fuoribordo.
Fuoribordo2. — Piccolo motore a scoppio, munito di elica, leggerissimo, costruito per essere sistemato, con facilissimi adattamenti, all'esterno della poppa d'un qualsiasi battello, che viene così trasformato in un'imbarcazione a motore. In uso nella Marina da diporto e nel barchereccio portuale.
— Il nome si estende a designare anche il battello così attrezzato.
Fuosa (Venez.). — V.
Fosa.
— Canale d'un porto che per qualche miglio entra nel mare: opera fatta dai fiumi (Mutinelli). V.
Fossone.
Furacano (Term. sec. XVI). — Nodo di vento. (Benzoni, 1565: Zaccaria, Elemento iber. 472).
(V. s.
Uragano).
Furanu (Còrso). — In fuori, di fuori (sul mare).
Furegar (a ~) (Venez. sec. XVI). — Modo di pescare nominato, ma non definito, dal Calmo (28), ma che certo richiedeva l'uso del
frugatoio (v.). (Venez. furegàr « frugare »).
Fùrgao (da pescâ) (Genov.). — Delfiniera.
Furia. — Impeto di vento potentissimo e di lunga durata, più forte del frescone.
Così il Guglielmotti; ma i vocabolari it. hanno solo la frase: Levarsi la furia del vento, e l'espressione Furia del vento (e del turbine).
— Il Vasari:
Furia «procella, burrasca» (sec. XVI).
Non d'uso marinaresco.
Furiàn (Venez.). — V.
Foreàn (venez.). Anche il diminutivo Furianèlo.
FuriereFuriero, . — Categoria di militari adibita, nella marina da guerra, ai lavori di contabilità e scritturazione, sia a bordo, sia nelle caserme e negli uffici di terraferma.
Distintivo: stella a sei punte.
— I
furieri della sussistenza provvedono al servizio viveri.
Distintivo: stella a sei punte con S nel mezzo.
Furtura (Sicil.). — Gran freddo accompagnato da vento, che muove le onde, e dura alquanti giorni.
—
Furturata: durata della furtura.
(Da fòrte: cfr. it. ant. fortura « fortezza »).
Fusiniera (Term. sec. XVI). — Gondoletta lunga e stretta, usata da quei di Fusina per traghettare a Venezia. (Pigafetta; Amoretti: Jal).
Fuso1:
—
Fuso dell'àncora: la sua parte centrale rettilinea, alle cui estremità si trovano da una parte il ceppo e la cicala e dall'altra le due marre. Anche Fusto (meno usato). (Fuso anche nel Crescenzio: Jal).
—
Fuso dell'àrgano: il suo asse o albero centrale di rotazione. Anche Fusto (meno usato).
Fuso2. — Arnese per la pesca del calamaro e del totano, in forma di fuso, di legno, ricoperto di sego, della lunghezza di centimetri 10, con una corona o coronella di punte sottili nell'estremità inferiore. Anche Totarara, Làtero, Calamariera, Ranca. (Cannaviello 17).
Fuso orario. — Ciascuno dei 24 fusi sferici di 15° ognuno, in cui è stata divisa la superficie del globo terrestre, allo scopo di dare agli abitanti di ognuno di essi un'ora unica: quella del semimeridiano centrale del fuso. Si è evitato in tal guisa il grave inconveniente di avere un'ora diversa per ognuno degli infiniti meridiani (ora locale). I semimeridiani centrali o bisettori dei fusi orari sono quelli di Greenwich (0° di longitudine) e i susseguenti, di quindici in quindici gradi di longitudine.
Fusoliera (Term. sec. XVI). — Barchetta di poca pescagione sul Po. (Cellini: Tommaseo e Bellini). V.
Fisolèra (venez.).
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(Come fisolèra deriva da fìsolo, così fusoliera sembra derivare da fùsolo, che è una variante di fìsolo [venez.]).