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GanziraGanzirra, (Basso lat.). — V. Ganzara.

Ganzo (Term. sec. XVII). — Gancio, uncino di ferro. (Pantera, 1614). Voce in forma veneziana.

Gaón (Venez.). — Gavone.

Garbare (Verbo poco usato). — Fare il garbo di una nave; modellarla. (Dudleo; Stratico: Guglielmotti; Tommaseo e Bellini).

Garbato (Term. ant.). — Garbo. (Stratico).

Garbatura (Term. poco usato) — Il contorno che si dà a un bastimento. (Stratico; Parrilli).

Garbeggiare. — Frequentativo di Garbare (v.). (Guglielmotti). Non esiste esempio d'uso marinaresco.

Garbéggio. — Il garbeggiare. Accolto dal Guglielmotti, ma senza l'appoggio dell'uso.

Garbì (Ancon.). — Garbino.

Garbignola (Ancon.). — V. s. Garbino.

Garbìn (Venez.). — Garbino.

Garbinàcio (Ancon.). — V. s. Garbino.

Garbinada (Venez.). — V. s. Garbino.

Garbinazzo (Venez.). — V. s. Garbino.

Garbino. — Libeccio (vento), nell'Adriatico. (Per l'it. ant. v. Crusca; Tommaseo e Bellini). Anche Gherbino, Agherbino (ant.). Venez. Garbìn, Libìcio, ancon. Garbì. V. Òstro garbìn (venez.). — Venez. Garbinazzo: libeccio più forte e prolungato del Garbìn. — Venez. Garbinada: libecciata. Anche Libiciada. — Ancon. Garbinàcio: libecciaccio. — Ancon. Garbignola: libecciolo. (Dall'arabo garbī «occidentale»: Lokotsch, Etym. W. eur. W. orient. U. 674).

Garbo1. — Sagoma dei pezzi di costruzione che formano le linee esterne e interne dello scafo. I garbi sono fatti in tavole di legno sottili, o anche in cartone, e vengono generalmente rilevati dai disegni in vera grandezza fatti nella sala a tracciare. (Guglielmotti: sala dai garbi; Stratico: sala de' modelli). — L'avviamento delle suddette linee. Anche Sesto (Stratico; Fincati). (Garbo presso Crescenzio; Falconi; Pantera, ecc. Dal gotico *garwi «preparazione»: Bloch, Dict. étym. I 323, 325).

Garbo2. — Specie di bastimento levantino da traffico di grandezza mezzana. (Guglielmotti). — (Sec. XVII) Garbi: sorta di navi o barche affrico-siciliane. (1608: Zaccaria, Raccolta 292).

Garbo (Tempo al ~) (Venez.). — Temperatura con tendenza al freddo. (Dal venez. garbo « aspro »).

Garchusi (Term. sec. XIV). — Bastimenti citati dal Chinazzo (723): Garchusi, et Arsili con altri navigli, che le seguivano numero 113. Garchusi è forse il plurale di un *Garcoso, forse sbaglio per Barcoso (v.). Guarcuso (v.) del Corazzini è una svista"

Garda-coffa. — Ragna di coffa. (Jal). Dev'essere forma sbagliata.

Garello. — Pezzo di sughero raccomandato in fondo al cappelletto della manica della rete da tartana, che serve per segnale in caso che si strappino le spilorce e si perda. (Rambelli 163). (Cfr. lucch. garèlle, mont. pist. carèlle « assicelle formanti il piano dei canicci nei metati »).

Garetta. — Piccolo casotto o torretta poligona, al solito di legno, fissa o mobile, alta più di 2 metri, capace di un solo uomo e munita di feritoie all'altezza dell'occhio. Serve di ricovero a un uomo di guardia, e si pone dove si rende necessaria la sorveglianza. Nei porti le garette si collocano sulle banchine prossime all'ormeggio delle navi, per le guardie di finanza. Anche Garitta. — Garette fisse: di legno o in muratura, per i posti di guardia fissi. (V. Garitta).

Gargame (Venez.). — Pascima, limbello. (Venez., ancon. gargame «incassatura, incastro»).

Gargazzo (Term. sec. XVI). — Avanzo di mare. (Barros-Ulloa: Zaccaria, Elemento iber. 473). Lo Zaccaria lo deriva dal portogh. Sargaso, ma dev'esservi errore. Gargazzo è forse Sargazzo, cioè il portogh. Sargaço, spagn. Sargazo « sargasso ».

Garibo. — Secondo il Guglielmotti variante di Garbo, ma non ne dà esempi: è termine genovese antico. In realtà fu usato Garibo per Caribo, ma questi non hanno senso marinaresco. V. Caribo e Gallipo.

Garida (Term. ant.). — V. s. Garitta.

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