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Generale: — Generale delle galere (sec. XVI): comandante dell'armata navale. « Con lege de 1559 a 3 d'agosto fu instituito il GENERALE DELLE GALERE sotto titolo di PREFETTO, e poi con decreto degli 8 giugno del 1583 ebbe titolo di GENERALE ... In viaggio egli ha autorità prima et ampia; ma arrivato al porto resta senza autorità veruna ritenendo solamente il titolo di GENERALE ...» (Magistrati di Genova, manoscritto del sec. XVII). (V. Jal). V. Regente delle galere. — Generale delle navi (sec. XVII): ammiraglio dei bastimenti oltre che delle galere. (Magistrati di Genova). (Jal). — Generale di mare (ant.): ammiraglio. (Davila; Ségneri). Varchi: Generale dell'armata. (Crusca). In carta veneziana del 1420: il magnifico M. Piero Mozenigo, del mar Zeneral Capitan. (Jal, 1567). V. s. Capitànio, Capitano. (Cfr. Levi, Palat. piem. 222).

Generalissimo (Term. sec. XVI). — Ammiraglio. (Pigafetta, 1588: Jal). — Venez. ant. Generalissimo di mar: in tempo di guerra, comandante di tutti i capitani, con autorità assoluta. (Mutinelli). V. s. Generale.

Generalizia (Nave ~) (Term. ant.). — Nave del comandante. (Relaz. battaglia di Scio: Corazzini).

Gente: — A bordo serve ad indicar particolarmente l'equipaggio, ma anche l'intero personale o una parte soltanto. (Gente franca, Gente di guardia). — Gente del mare: in base al recente ordinamento corporativo, si chiama Gente del mare quella categoria di marittimi riuniti in Federazione, e che sono fomiti del Libretto di navigazione. Si divide in due categorie, di cui la prima comprende: capitani, padroni, marinai, mozzi, macchinisti, fuochisti e pescatori d'alto mare o all'estero; la seconda: costruttori, carpentieri, calafati, piloti, barcaiuoli, pescatori, ecc. — Gente di spada (ant.): soldati di fanteria imbarcati. — Gente di remo (ant.): ciurma. — Gente di capo (ant.): ufficiali o marinai sovraintendenti. — Gente di cavo: marinai. (Stratico). (V. Jal, s. Gente). — Gente!: voce per chiamare marinai per una manovra urgente e spedita.

Gentiluomini di poppa (Term. sec. XVII). — Ufficiali che erano i primi dopo il capitano, e a volte ne facevano le veci. Anche Nobili di poppa. Il loro posto era alla poppa. (Crescenzio; Pantera; Guglielmotti). Crescenzio: Gentil'huomini. (Jal). — Nelle navi di Venezia, e di Savoia, giovani ufficiali superiori che apprendevano l'arte. (Corazzini).

Geografia del mare. — Oceanografia. Del 1856 è la Physical Geography of the Sea del Maury.

Geoletta (Term. ant.). — V. Goletta. (Stratico). Dovrebbe essere errore per Goeletta.

Geometria della nave. — «Lo studio del modo di rappresentare graficamente la nave e tutti i suoi particolari di costruzione, mediante le proiezioni su dei piani paralleli al piano di galleggiamento, al piano diametrale longitudinale e al piano trasversale. Questo studio ha per scopo la compilazione dei progetti di costruzione». (Bardesono).

Gerbenizzare (Term. sec. XVI). — Volgersi dell'ago verso garbino (libeccio). (Medina, 1555: Zaccaria, Raccolta 164). (Dall'ant. gherbino [v.]).

Gergo marinaresco. — L'insieme delle parole e frasi di uso marinaresco. (Dabovich; v. Bustico). — V. s. Barcarolada.

Gerliare. — Mettere, legare i gerli. (Parrilli). Anche Ingerlare, Ingiarrare.

Gerlo1. — Voce generica che indica quelle cordicelle fatte con commando intrecciato (salmastro) ovvero con filacce (muscelli o morselli) o i pezzi di sàgola sottile che servono a tenere strette e allacciate le vele serrate. I gerli per terzaruolo sono cuciti per il loro doppino agli occhielli della benda per terzaruolo e lunghi così da poter abbracciare il pennone, facendovi il nodo di terzaruolo. Anche Gherlo. V. Cortigio (ant.).

Germa (Term. ant.). — Antico bastimento mercantile levantino, molto largo, con quattro vele.
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— « Presso gli Egiziani, specie di navetta minore, usata per trasporto sul Nilo, e talvolta armata per guerra locale ». (Guglielmotti). (V. Jal). — Germa: sorta di barca d'Ormuz (Persia). (Della Valle, sec. XVII). Polo: Zerma. (Zaccaria, Raccolta 30). V. Germetta. — Sanudo: Zerme (plur.): sorta di navi egizie e dell'Affrica orientale. Nel 1422 Germe. (Zaccaria, Raccolta 216, 297).

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