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Legnolare. — Cordeggiare. Genov. ant. Ligniâ. V. Legnola. (Guglielmotti).

Legnolo. — V. Legnuolo.

Legnosanto. — Guaiaco (v.).

Legnuolo. — L'insieme, nei cavi vegetali, di più filacce avvolte a spirale con torsione in senso contrario a quella delle filacce stesse. Con la commettitura dei legnuoli, torti nello stesso senso delle filacce, si formano i cavi. Anche Legnolo, Cordone. Venez. Nómbolo. — Per i cavi metallici il legnuolo, detto più comunemente Trefolo, è formato da un certo numero di fili metallici, variabili a seconda del tipo di cavo, avvolti uniformemente a spirale intorno a un'anima di canapa o di manilla o anche di ferro.

Léima (Istr.). — V. Lima.

Lella palella (Napol.). — Pian piano, propriamente dell'andare per barca, del vogare. Anche Palella palella. — Del barcheggiare a pochissima distanza dal lido, quasi toccando con l'un dei remi la riva; terra terra. (Andreoli).

Lembo (Term. sec. XVI, XVII). — Sorta di nave di varia grandezza, ma per lo più piccola, agilissima, usata in antico (Nardi; Domenichi; Baldelli; Pantera 34: Crusca; Guglielmotti). V. Dromeda. — (Venez. ant.): legno non piccolo, di uso antichissimo, con carena piatta, usato sopra tutto sui fiumi. Anche Libo. Nella guerra di Chioggia (1380) si posero delle bombarde su lembi o libi. (Mutinelli). — Basso lat., genov. Lembus: sorta di nave. (Stat. dei Padri Repubbl. genov.: patronus lembi custodie et patronus lembi comerciorum: Rossi, Gloss. lig. 60). — (Sec. XV) Lembo: sorta di nave. (Mentovato 24 volte in un documento di Bonifacio [Corsica] del 1475: Zaccaria, Raccolta 316). (Lat. lembus, sorta di bastimento: v. Jal, Corazzini).

Lembula. — Barchetta piccola. Termine citato dal Pantera (v. Tommaseo e Bellini), ma riferito all'antichità. Cfr. lat. Lembulus (Forcellini; Du Cange), e it. Lembuccio (Tommaseo e Bellini).

Lembus (Basso lat., genov.). — V. s. Lembo.

Lemeta (Term. sec. XVI). — Parte della nave. (Colombo-Ulloa: Zaccaria, Elemento iber. 482). È certo errore per Lemera, Limera (spagn.) « losca (del timone) ». (V. Jal).

Lenale (Chioggia). — Corbomato (v.).

Lenca (Venez.). — V. Enca (Appendice).

Lencia (Basso lat.). — V. Lenza. (Jal). — (Sec. XIV): Piombino. (Imposicio Gazariae: Jal; Rossi, Gloss. lig. 60).

Lengueta (Venez.). — V. s. Ago (da rede).

Lenguette (Genov.). — Linguette (usate nell'attrezzare le navi, e nel vararle).

Lenguista (Genov.). — Interprete di bordo dei bastimenti stranieri.

Lenno (Term. ant.). — Cavo con cui si tiene la galera rovesciata in carena, presso a quella che la carica, al fine di rialzarla, se mai stentasse. (Roffia: Guglielmotti; Corazzini).

Lensa1 (Term. ant. e genov., nizz.). — V. Lenza. (Crusca).

Lensa2 (Genov. gerg.). — Acqua, pioggia. — Venez. Lenza: tempo piovoso e ventoso. (Piccio). (Cfr. Prati, It. Dial. X 201-202).

Lensìn (Genov.). — Lezzino.

Lenta. — Voce di comando. V. Mollare, Lascare.

Lentare. — Allentare, mollare, lascare, allascare. (Corazzini).

Lentìa. — Apparecchio di imbracatura formato con un cavo semplice messo a doppio o con due cavi semplici, disposti in guisa da potere agevolmente sollevare o ammainare una botte o altro corpo cilindrico, facendolo rotolare lungo un piano inclinato o verticale. (Imperato). Catan. Lintìa. — Il modo di sollevare o ammainare un oggetto col sistema suddetto. — Cavo che serve a trattenere o rallentare il movimento d'un oggetto al quale è attaccato, a impedire che sfugga di mano, tratto dal proprio peso o dalla velocità sua. (Fincati). — (Sec. XVI) Cavo che serviva a legare le galee tra loro: « Mettendosi queste due galee l'una accanto l'altra ligate con le lentie, certa sorte di canapo ». (Crescenzio: Jal). (Spagn. lantia « cavo grosso usato per alberare », ecc.: Donadíu y Puignau, Dicc. lengua castell.).

Lentiare. — Manovrare alla lentìa. (Parrilli II 663).

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