Pagina 47

Arturo. — La stella principale della costellazione di Boote, di color giallo carico, una delle più brillanti del cielo.

Arzanà. — Arsenale. (Crusca; veneziano ant.). Cfr. Dante, Inf. XXI, 7. È forma errata in luogo di Arsenà. V. s. Arsenale. Arzana hanno il Bembo e un manoscritto del 1589. (Jal).

Arzaràn (Venez.; con z dolce). — Colui che, alle dipendenze d'un capo (cavarzaràn), soprintende al lavoro degli argini (venez. àrzari) dei fiumi, sotto la direzione d'un ingegnere.

Arzillo (Genov.). — Sapore marino e squisito, che acquistano i pesci che vivono in iscoglio, e la loro freschezza e bella apparenza. (Casaccia). (Cfr. arzillo [z dolce] « vino che ha del piccante »: Rev. Dial. Rom. IV 187).

A scabéccio (Mette ~) (Genov.). — Marinare (il pesce)

Ascarolo. — Rete lunga m. 50 per la pesca del vairone sul Lago d'Idro (Brescia).

Ascendenti (Segni ~). — Nello zodiaco sono: Capricorno, Aquario, Pesci, Ariète, Toro, Gemelli. V. Zodiaco.

Ascensione retta d'un astro. — L'ampiezza misurata in senso diretto, in ore, minuti e secondi, dell'arco di equatore celeste compreso tra il punto dell'equinozio di primavera o punto d'Ariète o punto vernale, ed il circolo orario dell'astro. Pertanto in qualsiasi luogo della Terra l'ascensione retta d'un astro è misurata dallo stesso numero che dà l'ora siderea locale del passaggio dell'astro stesso al semimeridiano superiore del luogo.

Ascialone (Term. disus.). — Lapazza. (Da un lat.* axalis « asse »).

Ascosa (Term. sec. XVII). — Scosa. (Crescenzio, 1602: Jal). (Non è nella Crusca, come ha il Guglielmotti).

A secco: — RESTARE A SECCO: incagliati. — TIRARE A SECCO O IN SECCO: portare un bastimento all'asciutto su d'una spiaggia o su d'uno scalo d'alaggio o in un bacino di carenaggio. — ESSERE A SECCO DI VELE: di un veliero a cui il vento abbia strappato tutta la velatura, o che, per forza di tempo, temendo di perdere le vele, le chiuda tutte.

Asinelli. — V. s. Cancro.

Asiro (Term. ant.). — Sorta di nave veneziana. (Molmenti, Storia di Venezia, VII ed., I 230). V. l'Assirium presso Jal.

Asmiràgio (Venez.). — V. s. Armiràgio. (Con s per dissimilazione dal r seguente: Zeitschr. Rom. Philol. XXII 480, n. 4; It. Dial. II 298).

Aspa. — Leva o manovella per far girare l'àrgano (v.). Anche Aspo.

Aspa do cotellasso (Genov.). — Antennella alla quale s'inferiscono i coltellacci.

Asparetto (Ancon.). — V. s. Asprèo (venez.).

Aspe. — È dato quale masch. dallo Jal e dal Guglielmotti, ma è invece un femm. plur. (Tommaseo e Bellini).

Aspetta (Genov.). — Mòdano (per le reti). (Dal genov. aspetta « piccolo aspo »).

Aspido (Term. sec. XVI). — Cannone usato anche sulle galere. (Jal; Tommaseo e Bellini).

Aspirante. — Titolo che spetta agli allievi dell'ultima classe dell'Accademia navale, i quali, pur avendo superato gli esami per la promozione a guardiamarina, non possono ancora, per ragioni di organico, essere promossi a quel grado. (Bardesono).

Aspo. — V. Aspa.

Asprèo (Venez., piran., poles., istr.). — Fondo di mare inuguale e roccioso. Venez. anche Sprèo (v. Boerio; Ninni 12), rovign. Asprì. — Ancon. Asparetto: fortiera. (Dal lat. asprētum « luogo aspro »: Ive, I dialetti dell'Istria 4-5).

Assa1 (Sicil.). — Gassa. Nel sicil. anche Gassa.

Assa2 (Sicil.). — Voce usata per dar segno: Oh - ala. (Nicotra; Traina). (Forse è di preferenza un comando di lasciare [v. Lascia !], poiché assa dovrebbe essere forma accorciata di lassari. Anche nel tarantino assa è imperativo accorciato di lassare, in assa dà, assa fà, ecc.).

| p. 46
p. 47
p. 48 |