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Nocchiera (Term. poet. o figur.). — Femm. di Nocchiere. (Crusca).

Nocchiere (Term. disus.). — Nocchiero.

Nocchieria (Term. sec. XVI). — Opera del nocchiere. (Consol. mare: Tommaseo e Bellini).

Nocchiero1. — In passato il vocabolo ebbe significati diversi a seconda degli incarichi affidati al nocchiero. Quando il comandante di una nave da guerra o il capitano di una nave mercantile non avevano la necessaria competenza in arte nautica e marinaresca perché si esigevano da essi prevalenti qualità, rispettivamente di uomini d'arme o di commercio, il nocchiero era l'esperto per la condotta della navigazione e per la manovra della nave: « Colui che guida e governa la nave » secondo la Crusca ed altri vocabolarii. A bordo vi erano varii nocchieri, che corrispondevano in qualche modo ad ufficiali di vascello e in parte ai nocchieri di oggi, dei quali il primo aveva funzioni di comandante in 2° e il suo posto era sul ponte di comando a latere del comandante: la manovra del quartiere di poppa era alla sua diretta dipendenza, mentre altro nocchiero era destinato in sott'ordine alla manovra del quartiere di prua. Sui piccoli bastimenti il nocchiero poteva avere direttamente l'incarico di comandante o di capitano. (Jal). In taluni dizionarii (Parrilli, Corazzini) il vocabolo è riportato come equivalente di Pilota, mentre (a prescindere dal significato moderno di pilota che appartiene ad altra attività professionale) questo incarico sulle antiche navi era distinto e gerarchicamente inferiore a quello del nocchiero, e corrispondeva, all'incirca, a quello che oggi si chiamerebbe Ufficiale di rotta. In tempi posteriori, da quando cioè tutti i comandanti e i capitani, acquistata la necessaria competenza in arte nautica (divenuta scienza) e in arte marinaresca, sono stati creati dei corpi simili agli odierni ufficiali di vascello, la carica di nocchiero è rimasta limitata alla parte marinaresca vera e propria con carattere esecutivo, rimanendone la direzione affidata al comandante e agli ufficiali dello stato maggiore. Anche ridotta a questa funzione la carica di nocchiero aveva sulle navi molta importanza. Il Primo nocchiero, o Primo nostromo, era uomo di fiducia del comandante e aveva grande ascendente su tutto l'equipaggio, composto allora in maggioranza di persone della categoria marinai, non solo per la parte tecnica ma anche per la parte disciplinare e, in certo qual modo, di polizia. Di qui il significato di Governatore della nave dato dal Corazzini. V. Governante. Il primo nocchiero aveva e ha tuttora il primo posto nella assegnazione dei numeri di bordo; il suo numero è infatti C 1. Oggi il significato di «colui che guida e governa la nave» non corrisponde più ad alcuna carica speciale e concreta, se non a quella più generale di comandante o capitano; e può avere un uso soltanto letterario o poetico. Nella Marina militare i nocchieri sono incaricati dei servizi marinareschi e dei lavori e manovre ad essi inerenti. Nel linguaggio comune vengono chiamati Nostromi, anche nella Marina mercantile. I gradi dei nocchieri nella Marina militare sono: Nocchiere di 1a, 2a e 3a classe, corrispondenti rispettivamente a Capo di 1a, 2a, 3a classe; Secondo nocchiere e Sotto nocchiere, corrispondenti rispettivamente a 2° Capo e a Sotto capo. Il più elevato in grado dei sott'ufficiali nocchieri di una nave ha le mansioni di Capo carico o Contabile, ed è comunemente chiamato: Primo nostromo, o semplicemente: Nostromo. — Compagno del nocchiero: V. s. Compagno. — Dazio de' nocchieri (sec. XVII): gabella sull'estrazione delle merci per via di mare, pagata dai forestieri. (Stat. Trieste, 1625: Rezasco). Proverbio: Pallidezza di nocchiero, di burrasca segno vero. Catan. Quannu a bordu lu pilòtu si cangia di culuri, duna signu di timuri.
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(Basso lat. nauclerius, nauclierius [v.], in carte liguri nauclerius, naucherius, naucherus, naucherios, e volg. nozhé, nozhér, noihé, in scritti veneziani naucler, notcheri, nella Cron. carrar. dei Gatari [secolo XIV] noachiero, noaiero, oggi venez. nocèr; lucch. ant. nauchieri: dal lat. nauclērus « padron di nave ». Parodi, Arch. Glott. XIV 15; Sepulcri, Silloge Ascoli, 451, 455; Olivieri, Cognomi ven., Genève 1923, p. 205).

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