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Oblò. — Voce usata nel linguaggio comune. Il vocabolo italiano della nomenclatura ufficiale è: Portellino (di murata). Il Panzini (1905) registra la forma Obloc (così anche il Biagi-Tommaseo), ma in altre edizioni ha Oblò, e così hanno il Frisoni (1910) e il Bardesono. Anche Hublot (v.). Certi usano Obloide. (Bardesono). — Manica degli oblò: v. s. Manica. (Dal franc. hublot: Bloch, Dict. étym. I 370; Barbier, Rev. Ling. Rom. X 153-156).

Obloc. — V. Oblò.

Obloide. — V. Oblò.

Oca: — Collo d'oca (tubo): v. s. Collo. — Collo d'oca (gancio): v. s. Collo. — Patta d'oca: v. s. Patte. — Zampa d'oca (v.).

Occari. — Bastimento per cabotaggio, per la pesca, per i piccoli viaggi, nel settentrione d'Europa. Non conosciuto. — Le vele del detto bastimento. (Corazzini).

Occasa (Amplitudine ~). — V. s. Amplitudine. (Fincati).

Occaso (Term. letter. poet.). -— Ponente. — Non indica il vento (ponente), come ha il Bustico.

Occhiaia. — « Il luogo ove stanno gli occhi e gli occhielli delle gomene, delle puleggie, dei terzaruoli e simili ». (Guglielmotti). Non si usa.

Occhiare. — Formare gli occhi, i pertugi, gli orli, le costure alle vele, ai bozzelli, ecc. (Guglielmotti). Non è verbo marinaresco.

Occhiato. — Provvisto d'occhi, come la benda dei terzaruoli e la cinta degli ombrinali. Significato supposto dal Guglielmotti.

Occhiellaio. — Maestro velaio che pratica gli occhielli alle vele. Anche Occhiellatore. (Guglielmotti).

Occhiellatura. — Lavorazione degli occhielli di una vela, di una tenda, di una cappa, di una branda, ecc.

Occhielli. — Piccoli fori fatti agli orli d'inferitura delle vele o alle bende dei terzaruoli (Occhi di pica) o agli orli delle tende, brande, cappe, sferzi, ecc., per passarvi legature, e rinforzati, a seconda dei casi, con orlature di spago o con piccoli anelli metallici, detti anch'essi Occhielli. Fincati, Guglielmotti: Occhietti, Occhielli. — Occhielli d'inferitura: quelli in cui vengono fissati i matafioni d'inferitura. — Occhielli della benda di terzaruolo: quelli in cui vengono fissati i matafioni di terzaruolo.

Occhietti (Term. disus.). — V. Occhielli. (Parrilli). — Occhietti di vela: v. Occhi di vela (s. Occhio). Non si usa; si dice Occhiello.

Occhio. — Apertura nella cassa della puleggia, dove entra la girella e la corda. (Guglielmotti). Non si usa; si dice Apertura del bozzello. — Occhio dell'àncora (ant.): occhio per la cicala (v. s. Àncora). (Stratico). — Occhio d'una bigotta: quello in cui passano le ride. Le bigotte hanno in generale tre occhi, salvo quelle a canale, che ne hanno uno solo slargato e con scanalature. — Occhio di un bozzello: v. s. Cassa del bozzello, s. Cassa. (Stratico). — Occhio di bue: cubìa. (Stratico). Oggi Occhio di cubìa, o di prua. (Bardesono). Portellino di luce fisso, e cioè non apribile come il portellino di murata. Fori circolari praticati orizzontalmente sui ponti o verticalmente
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e sulle paratie, chiusi permanentemente con vetri, forniti o non di oscuratore. (Guglielmotti). Genov. Oggi de bö (plur.). (Casaccia, s. Bêu). Nell'Introd. all'arte naut. (1715): Occhio, o Occhio della nave. (Jal). V. Cantaretta. (Cfr. occulus « apertura rotonda nei fabbricati, per la luce », in carta ligure: Rossi, Gloss. lig., Appendice, 183). — Occhio per la cicala: v. s. Àncora (p. 29). — Occhi di civada (ant.): buchi che si lasciano aperti al fondo della vela di civada, dai quali può uscire l'acqua che vi si raccoglie per i colpi di mare. (Stratico). — Occhio di cubìa: cubìa. Catan. Occhi di cupìa. — Occhio dell'elice: foro di poppa per il passaggio dell'elica. (Corazzini). Non si usa. La spiegazione data si riferisce alle navi a una sola elica, le quali sul dritto di poppa hanno un foro rotondo (che non ha un nome specifico) a cui si incastra il tubo di passaggio dell'asse porta-elica. Il dritto, in corrispondenza del foro stesso, ha un rigonfiamento o ringrosso di irrobustimento, il quale, visto di prospetto, ha una forma che può rassomigliarsi in qualche modo a un occhio. — Occhi di ferro: anelli o campanelle alla estremità d'un ferro rotondo o d'un chiodo, che si possono piantare dovunque nel bastimento, per aver un punto fermo cui legare corde e pulegge. (Stratico). Anche Campanelle di ferro. Non si usa; si chiamano: Golfari. — Occhio d'una gassa: la parte che cinge l'asta, la tavola ecc., o dove s'incoccia il gancio di un bozzello o si passa altra gassa, e che viene fermata al resto della cima con un nodo scorsoio o non, a seconda che si voglia che l'occhio scorra o rimanga fisso. — Occhio di gherlino: cappio fatto per impiombatura all'estremità d'un gherlino. (Stratico). Non si usa; si chiama: Gassa, la quale può esser fatta sia alla estremità della cima di un gherlino sia a quella di un cavo qualsiasi. — Occhio della gómena: nodo con cui la gómena è fissata alla cicala dell'àncora. (Fincati). Non si usa; si chiama Nodo di gómena. — Occhi della gómona (ant.): cubìe. (Stratico, Appendice). — Occhio della nave (sec. XVIII): v. s. Occhio di bue. — Occhio di pica: ciascuno dei buchi delle vele che sono orlati e rinforzati con anelli di corda, cuciti a raggera. (Guglielmotti). Non conosciuto. Si riferisce ad occhielli (usati, ma senza un nome speciale), che vengono rinforzati con un piccolo anello di corda, intorno al quale si fanno le passate dell'orlatura. — Occhio di prua: cubìa. (Stratico). Venez. Ocio da prova. — Catan. Òcchiu di puléggia: cavatoia. — Venez. ant. Òcio da pupa: cantaretta. — Occhio di straglio: cappio fatto alla estremità di uno straglio, per passarvi lo stesso, e abbracciare la testata d'un albero. (Stratico). Non si usa: si chiama Gassa, la quale può farsi all'estremità di qualsiasi cavo vegetale o metallico. — Occhio d'uno stroppo: la parte dove si guarnisce la redancia o il gancio, semplice o doppio, per fissare il bozzello dove occorra. — Occhio del timone (còrso): losca. (Jal). In realtà Òcchiu del timone. — Occhi di vela: v. Occhielli. (Stratico). Anche Occhietti di vela. — Occhi del viradore: due occhi o gasse all'estremità del viradore, per unirle e farne una corda chiusa su se stessa, quando si vuol farne uso per levar l'àncora coll'àrgano. (Stratico). Il viradore, usato al tempo delle antiche navi a vela, oggi non esiste più. — Impiombatura a occhio: v. s. Impiombatura. — Per occhio: in modo che scorra e passi per l'occhio di cubìa della gómena della catena (v.). — ANDARE PER OCCHIO: colare a picco. (Bardesono). — COLARE A FONDO PER OCCHIO: d'una nave che precipita al fondo e sparisce. (Guglielmotti). — FILARE PER OCCHIO: v. s. Filare. — LASCIARE PER OCCHIO: filare per occhio.

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