Palamaro (Term. sec. XVII). — Canna da pescare. (Oudin, Duez). Il Veneroni ha Palmaro, ma è sbaglio di stampa, come prova il suo posto alfabetico.
Palàmede. — Parola data come idiot. di Palamite, dal Guglielmotti.
Palamento. — La dotazione di remi d'un'imbarcazione. (Anguillara, sec. XVI, Cristoforo da Canal, 1557 o '58, ecc.: Tommaseo e Bellini; Jal).
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Palamento in guala (sec. XVII): v. s.
Inguala!
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Palamento in mano (ant.): v. s.
Mano.
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Palamento per «la totalità di tutte le palette e ali della ruota o dell'elice», è un significato suggerito dal Guglielmotti, ma che non si usa.
(Spagn., portogh., catal. palamenta, franc. ant. palement, catal. ant. [1406] palament: da pala; cfr. irp. palamiento «l'insieme dei pali d'una vigna»).
Palamida (Pelamys sarda). — Pesce assai somigliante al tonno. Anche Palamita, Pelamita, Pelamide, Palamite, nel Mattioli (sec. XVI) Palamia (Guglielmotti). Venez. Palamida, Palamìa.
Palamitara. — Rete alta circa 20 metri e lunga circa 800 metri, che si cala verticalmente, fissandone un capo a un punto della costa e ormeggiando l'altro capo al fondo dopo averla distesa in direzione normale al lido. Adoperata per la pesca della palamita, e per la pesca notturna del pesce-spada. (Bardesono; Encicl. It. XXV 944).
La Palamitara è registrata anche dal Diz. di Bologna (1823).
Palamitario1. — Attenente a palamita, o a palamite. (Guglielmotti). Non si usa.
Palamitario2. — Pescatore di palamite. (Guglielmotti). Non si usa.
Palàmite. — Sorta d'ordigno da pesca, consistente in una corda di canapa sottilissima (Trave), lungo la quale sono legate altre cordicelle (Bracciuoli), alle cui estremità libere pendono forti ami per pescare palamite. (Redi: Tommaseo e Bellini). Carena: Palàmito. Genov. Pàmiti (plur.).
V.
Lenzara (romano),
Conzo (tarant.).
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Lenza 'i palàmutu (catan.): v. s.
Lenza.
(Cfr. Schuchardt, Butlletí Dial. Catal. XI 111).
Palamite (Term. ant.). — Secondo il Guglielmotti vale « Battello che pesca col palamite, o alla palamite », ma è voce con la quale volle rendere un termine latino d'un documento siciliano del 1399: Item a quolibet palamendorum, pro quolibet anno dictus Admiratus debet habere unum quintale tonninae. (Ammiragliato sicil.).
Palanca. — Ponte volante che si pone tra il bordo d'una nave e una banchina, per sbarcare e imbarcare le persone. (Consol. mare, ecc.: Corazzini). V. Ponte da sbarco,
Falanga (sicil.);
Montatoio;
Palàncola;
Palanga (marchig.). Nella Marina militare si chiama Plancia da sbarco, o anche Passerella.
— Curro grosso e rotondo per varare o rimettere bastimenti. (Guglielmotti). I curri sono dei cilindri; le palanche sono delle tavole. Probabilmente il Guglielmotti voleva riferirsi a: ciascuna di quelle tavole che si pongono sulla spiaggia, a guisa di taccate, per farvi scorrere le barche nel metterle in mare e nel rientrarle. Si chiamano anche Palancole.
— Paranco. (Guglielmotti). Non si usa.
(Da un *palanca, di origine greca: v. s.
Falanca).
Palancare. — Far agire i paranchi per imbarcare o sbarcare un collo, un peso, ecc. (Stratico). (Il Guglielmotti trasforma di suo arbitrio la definizione del Fanfani; lo Zingarelli ripete il Guglielmotti). Venez. Palernàr.
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PALANCARE LE SÀRTIE: arridare le sàrtie. (Stratico).
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Palancare: mettere le palanche di trapasso. Significato registrato dal solo Guglielmotti, e non usato.
Palancario. — Attenente alle palanche. (Guglielmotti). Non si usa.
Palancastro (Pugl.). — Lenza di fondo. Palamite. (") (Min. Agric., La pesca II 473). V.
Conzu.
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Palàncastru (Diamante, Cetraro, Cosenza): lenza con molti ami.
— Pizzo (Catanzaro)
Palàngastru: apparecchio da pesca con molti ami.
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(Dal greco πολυάγκιστρον « lenza con più ami »: Rohlfs, Etym. W. unterit. Gräzität 1759, Scavi ling. 166).