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Palomba (Term. ant.). — Stroppo, allacciatura. (Stratico). Franc. Palombe.

Palombara. — Rete a posta fissa, usata per la pesca del palombo.

Palombaro1. — Specialista in immersioni subacquee per l'esecuzione di speciali lavori alle àncore a fondo, alla carena delle navi, alle taccate dei bacini di carenaggio, agli ormeggi delle ostruzioni, alle opere portuarie ecc., o per ricuperi di navi affondate, per la ricerca di oggetti andati a fondo, per la pesca del corallo e delle spugne. Le immersioni si eseguono con la protezione di apparecchi, detti Scafandri, atti ad assicurare la respirazione del palombaro, la discesa e la permanenza nel fondo, la venuta a galla e le comunicazioni con la guida e col personale dirigente che trovasi in superficie. Gli apparecchi differiscono notevolmente a seconda che si tratti di immersioni a piccola e a media profondità, e cioè fino ai 50 metri, o eccezionalmente a profondità maggiori, ovvero di immersioni a grande profondità. I primi sono basati essenzialmente sul sistema di inviare allo scafandro, per mezzo di una pompa, l'aria nella quantità occorrente per la respirazione e a una pressione tale da equilibrare la pressione idrostatica esterna, la quale aumenta col crescere della profondità (1 atmosfera per ogni 10 metri di acqua). Il respirare aria a pressione maggiore di quella normale produce soltanto lievi disturbi al palombaro immerso, tra cui la compressione dei timpani. Il ritorno a galla, però, da profondità superiore ai 10 metri deve essere fatto lentamente e gradualmente con opportune fermate a intervalli prestabiliti, per evitare che l'azoto accumulatosi sotto pressione nel sangue si liberi, per repentine diminuzioni di pressione, sotto forma di bolle che possono produrre gravissimi disturbi e anche la morte per embolia. Quando, per cause di forza maggiore, il ritorno a galla deve avvenire rapidamente il palombaro viene immesso in uno speciale ambiente, detto Camera di decompressione, che si richiude ermeticamente e nel quale si immette aria a determinate pressioni. Quando non si dispone di una camera di decompressione, il palombaro vien fatto immergere nuovamente per essere decompresso gradualmente. Per le immersioni a piccola e media profondità il palombaro viene portato sul posto da una imbarcazione appositamente attrezzata con una pompa ed altri accessorii e, dopo indossato lo scafandro, il palombaro scende fuori bordo con una piccola scaletta a tarozzi, pronto a immergersi non appena collocato l'elmo sullo scafandro e chiusone l'orifizio. Il palombaro rimane collegato alla imbarcazione per mezzo di una speciale braca, con la quale viene poi tirato a galla al momento opportuno, e per mezzo di conduttori elettrici per le comunicazioni telefoniche con la guida. In caso di avaria al collegamento telefonico le comunicazioni vengono fatte per mezzo di segnali convenzionali che consistono nel tirare con colpi secchi o con colpi lunghi, variamente combinati, il cavo della braca. La botola per l'uscita dei palombari dai sommergibili affondati chiamasi Garitta. Botola è termine generico usato dal Fea. Per venire a galla dalle profondità superiori ai 10 metri il palombaro compie la salita lungo un cavo con tarozzi intercalati di 3 in 3 metri a cominciare da una quota prestabilita, in ciascuno dei quali deve sostare per il tempo necessario alla decompressione. Una sagola, legata con una estremità al braccio del palombaro e con l'altra al salmone del cavo a tarozzi, serve per fargli ritrovare il punto di salita. Gli apparecchi per le immersioni a grande profondità sono basati invece sul sistema di dotare lo scafandro di bombole per il rifornimento dell'aria e di un piccolo serbatoio rigeneratore dell'aria stessa contenente una sostanza (soda caustica e simili) atta ad assorbire l'anidride carbonica prodotta dalla respirazione, giacché lo scafandro, essendo costituito in lamierino di acciaio, è atto a resistere alla pressione idrostatica esterna senza dover inviare aria compressa nel suo interno, come nello scafandro comune. Sono così evitati gl'inconvenienti della respirazione ad alta pressione. Per le immersioni con lo scafandro per grande profondità occorrono delle navi appoggio appositamente attrezzate. Una di queste, l'Artiglio della Società Italiana per Ricuperi Marittimi, ha acquistato molta notorietà
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anche all'estero per aver eseguito il ricupero di preziosi carichi di navi affondate durante la guerra mondiale e in particolare quello del piroscafo inglese Egypt. Per la illuminazione subacquea necessaria durante taluni lavori da palombaro si usano oggi lampade a incandescenza alimentate da accumulatori elettrici, chiusi in una cassetta portata dal palombaro stesso, ovvero collegate per mezzo di conduttori elettrici ad elettrogeneratori posti alla superficie. Per lavori subacquei si usano speciali utensili ad aria compressa e per il taglio di lamiere utensili a fiamma ossidrica. Per l'esplorazione subacquea a scopo di studio e per la preparazione di taluni lavori subacquei si usano apparecchi da palombaro senza articolazioni, consistenti in camere cilindriche o sferiche, fornite di finestrini a vetri, nelle quali si immette il palombaro, munito dei mezzi per la respirazione. Tali casse sono collegate alla superficie per mezzo di telefono e di cavo di acciaio che serve a spostarle da un punto all'altro. Con queste casse, dette Torrette di osservazione o batoscopiche, si è giunti a fare osservazioni fino a 900 metri di profondità. V. Talpa marina. I militari della R. Marina addestrati nel servizio da palombaro costituiscono dal 1933 un'apposita categoria, il cui distintivo consiste in un piccolo elmo da palombaro in filo d'argento dorato per i sottufficiali e in cotone rosso per i sottocapi e comuni, ricamato sul braccio. Vi è inoltre la specialità: Palombari di grande profondità, il cui distintivo consiste nelle due lettere G P in argento dorato portate ad un centimetro al di sopra del distintivo di categoria. V. Pappafico (ant.) (cappuccio). — Marinai-palombari: vecchia denominazione dei marinai che venivano addestrati nelle immersioni a piccole profondità in ausilio ai Palombari propriamente detti, allorché questi appartenevano alla categoria Torpedinieri. — Nel periodo di transizione, prima che i palombari costituissero una categoria a sé, questi appartennero alla categoria Marinai, specialità Palombari, e furono denominati Marinai-palombari. — Minatore palombaro: vecchia denominazione dei palombari della R. Marina allorché appartennero alla categoria Torpedinieri e alla specialità Minatori-palombari. V. s. P. — Braga del palombaro: quella usata per comunicare con la guida e per farsi tirare a galla in caso di emergenza. — Campana da palombaro: antico apparecchio da palombaro consistente in un recipiente a guisa di campana, che, immerso con la bocca in basso, si riempie di acqua fino a una certa altezza, restando nella parte superiore uno spazio libero per la respirazione del palombaro collocato dentro la campana stessa. Poiché detto spazio diminuisce col crescere della profondità, per poter eseguire lavori da palombaro a profondità maggiori, il tipo di apparecchio primitivo venne migliorato accoppiandovi una pompa per l'invio di aria alla pressione necessaria. Anche Campana pneumatica. — Guida del palombaro: persona incaricata di sorvegliare direttamente il palombaro durante l'immersione, di fargli e riceverne le comunicazioni sia in merito all'andamento dell'immersione ed eventuali soccorsi, sia in merito ai lavori che il palombaro deve eseguire. La guida maneggia continuamente il cavo della barca del palombaro per eventuali segnali convenzionali, oltre a tenersi in contatto telefonico, quando lo scafandro è munito di tale collegamento. — Manichetta del palombaro: v. s. Manichetta. — Pompa del palombaro: v. s. Pompa. Anche Marangone (v.), Sonnotatore (v.), Tuffatore (ant.). V. anche Busso (Appendice), Mergoglione. Genov. Magrón, venez. Simiòto, romano Sangozzatore, napol. Summuzzatore, Semmuzzatore, Palummaro, reggino Sumbuzzaturi, sicil. Maraguni, Sammazzaturi. (Il nome palombaro è registrato dai vocabolarii della lingua col solo esempio di Francesco da Barberino, e nel significato offerto dalla Crusca di « uomo che ha l'arte di andar sott'acqua ». Era voce sconosciuta agli altri scrittori del passato, e tra i dialetti, è conosciuta solo dal veneziano [palombaro] e dal napoletano [palummaro], nei quali dev'essere
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di origine letteraria, di fronte a simiòto, rispettivamente a summuzzatore, semmuzzatore. Lo Jal e il Guglielmotti espressero il parere che palombaro nel passo del Barberino [E aggi buono orciero, palombaro e gabbiero] dovesse significare il marinaio addetto alla palomba o paroma, non il marangone, detto così pure dal Barberino [marangoni e calafai: Crusca]. Sennonché egli stesso spiega palombarus come qui intrat sub aquam cum expedit, spiegazione che lo Jal attribuiva all'Ubaldini [1640]. Converrebbe quindi ammettere che si sia sbagliato il Barberino medesimo nell'interpretare la parola. C'è chi deriva palombaro dal greco κολυμβητής, [cfr. κόλυμβος], con rifoggiamento popolare promosso da colomba=palomba [Encicl. It. XXVI 147], e suffisso mutato. L'etimo resta dubbio).

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