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Paranco1. — Sistema funicolare composto di due bozzelli, l'uno fisso e l'altro mobile, e di un cavo che passa per le pulegge di entrambi. Una estremità del cavo è fissata allo stroppo di uno dei due bozzelli e chiamasi Dormiente o Arricavo; l'altra parte, la quale, dopo il passaggio per le pulegge, esce libera e deve sopportare lo sforzo che pone in movimento il paranco, dicesi Tirante. (Imperato). Venez., genov. Argagno (v.), genov. Pānco, napol. Paràngulo, più comune Cinco. Le varie passate del cavo nei bozzelli si chiamano Fili del paranco. I paranchi s'impiegano per ridurre la potenza necessaria a vincere una determinata resistenza; tale riduzione avviene in proporzione del numero dei fili che passano per il bozzello mobile. Nella stessa proporzione però si riduce anche lo spazio percorso dalla resistenza e pertanto il paranco è una macchina relativamente lenta. — Paranco di abbandono: per la manovra di raddrizzamento di un bastimento abbattuto in carena. (Guglielmotti). Anche Paranco di ritegno, Paranco di rilievo. — Paranco ad amante: amante senale (v. sopra). (Guglielmotti). — Paranco di barcollamento: non si usa per Paranco di rullìo. (Guglielmotti). — Caliorna (v.). — Paranco a candelizza: poco usato per Candeletta. (Guglielmotti). — Paranco di capone: grosso paranco che sulle antiche navi serviva per sollevare l'àncora fino alla grua, munito di un grosso gancio per incocciarsi nella cicala, e il cui filo passava da un lato per la puleggia della grua dell'àncora, detta del capone, e dall'altro per le pulegge di un bozzello a gancio, facendo dormiente sulla grua stessa. (Fincati). — Paranco di cima: grosso paranco che si fissa all'estremità d'un pennone maggiore (su velieri e motovelieri), per imbarcare o sbarcare grossi pesi. Al penzolo di detto paranco si fissa spesso un paranco di rientramento il quale serve a portare il peso, sollevato all'altezza del capo di banda, dalla verticale di fuori bordo alla verticale di sopra coperta, e viceversa. Anticamente era molto usato nelle navi da guerra a vela, onde formare in unione coi paranchi di straglio, un apparecchio per mettere in mare e in nave le imbarcazioni pesanti; e si usa anche oggi sui velieri mercantili per mettere in mare e in nave la barcaccia. (Fincati). — Paranco di cima al pennone: meno usato di Paranco di cima. — Paranco a coda: formato da un paranco semplice il cui bozzello fisso è guarnito di stroppo a coda. — Paranco di coffa: per le manovre che si maneggiano dalla coffa. Marinai austriaci: Manticina. — Paranco differenziale: quello costituito da due bozzelli metallici, dei quali uno ad una sola puleggia che si aggancia al peso da sollevare e l'altro che si aggancia ad un punto fisso a due pulegge di diametro disuguale, unite e montate sullo stesso asse, ed aventi le gole munite di denti ai quali si ingrana una catenella continua avvolta tra le gole stesse e quella della puleggia dell'altro bozzello. I paranchi differenziali che si usano a bordo servono per alzare i pezzi molto pesanti delle macchine, delle armi, i siluri, ecc., e sono specialmente indicati quando si debba lavorare in spazi ristretti. — Paranco doppio: formato da un cavo che passa in due bozzelli doppi. (Stratico; Tonello). V. Pariglia. — Paranco a frascone (ant.): frascone. (Guglielmotti). — Paranco di ghia o di guida: v. s. Ghia. (Guglielmotti). — Paranco a orecchino: non usato per Paranco su paranco. (Guglielmotti). — Paranco su paranco: paranco guarnito sul tirante di un altro. Il guadagno di potenza che se ne ottiene è uguale al prodotto dei guadagni di potenza di ciascuno di essi. Meno usato: Paranco a orecchino.
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Paranco di pariglia: v. Pariglia. (Guglielmotti). — Paranco del pescatore: quello che sulle antiche navi serviva ad alzare l'àncora di tipo comune dalla parte delle marre per traversarla. Era fornito di un grosso gancio, come il capone. (Fincati). — Paranco di richiamo: quello usato per richiamare in una determinata direzione un peso mentre viene sollevato o ammainato con altro paranco. — Paranco di rilievo: di abbandono. (Guglielmotti). — Paranco di ritegno: di abbandono. (Stratico, s. Ritegno). — Paranco di rollìo: paranco adoperato per tener fermi i pennoni di gabbia, quando si prendono i terzaruoli. Stratico, Tonello: Paranco di rullìo. Non usato: Paranco di barcollamento. (Guglielmotti). — Paranco semplice: formato da un cavo che passa in due bozzelli, l'uno semplice e l'altro doppio. — Paranco di sicurezza: quello le cui taglie sono fornite di uncini: tanto che si possono prestamente legare tra loro con tutto il peso pendente; e quindi si può sfilare il canapo che minacciasse rottura, per ordirvi subito un altro menale. (Guglielmotti). Non si usa. — Paranco di stiva: quello che opera sul grande boccaporto per mettere o levare ogni sorta di carico: uno è incocciato a poppavia sul trinchetto, e un altro a proravia sull'albero di maestra; i loro ganci si incocciano sullo stesso oggetto o direttamente o per mezzo di una guida. (Guglielmotti). Oggi non si usa più, se non sulle navi che non sono fornite di albero di carico. V. Gasparo. — Paranco di stiva a vapore: quello azionato con verricello a vapore. — Paranco di straglio: quello guarnito sul piano diametrale della nave e sostenuto da un amante e da una ghia, o da un altro paranco, partenti dagli incappellaggi degli alberi maggiori. Serve per sollevare grossi pesi sul piano suddetto; mediante la ghia se ne può far variare la posizione, per esempio al centro del boccaporto o ad altro sito. Per mettere in mare e in nave le imbarcazioni pesanti sulle antiche navi a vela della Marina da guerra, ed ancora oggi sui velieri per la barcaccia, si usano due paranchi di straglio in unione con due paranchi di cima incocciati, rispettivamente per ognuno dei due, a prora e a poppa dell'imbarcazione. Mediante i paranchi di straglio e quelli di cima l'imbarcazione viene portata sulla verticale di fuori bordo e poi ammainata in mare in potere dei paranchi di cima. Per la messa in nave si fa la manovra inversa. (Imperato). — Paranco di verga: paranco appeso nei capi di ciascuno dei pennoni di maestra e di trinchetto, per imbarcare e sbarcare la barcaccia, e per altri usi. (Tonello). La spiegazione data corrisponde al Paranco di cima; ma non risulta che fosse usata tale denominazione. — Paranchi volanti: quelli che non hanno sistemazione fissa, ma si tengono in cala e si guarniscono quando occorrono, come ad esempio per alzare imbarcazioni alle grue, per tesare ormeggi, per sollevare pesi, ecc. (Guglielmotti). — Amante senaleParanco : formato da una ghia doppia e da un paranco semplice. Si usa per drizze. — Apparecchio (v.). — Colonna di paranco: v. s. Colonna e Paranco a coda. — Filo d'un paranco: v. s. Filo. — Sotto paranco: consegnare sotto paranco una merce da spedire per via di mare vuol dire consegnarla lungo il bordo della nave; mentre consegnare sotto paranco una merce giunta per via di mare vuol dire consegnarla sul ponte di coperta della nave che l'ha trasportata, sospesa al paranco. — Stricco: formato da una ghia semplice e da una doppia coi dormienti assicurati allo stesso gancio. Si usa nei piccoli bastimenti mercantili per il carico e lo scarico. — Guarnisci i paranchi di cima al pennone e le candelizze !: v. s. Guarnire. (Basso lat. genov. 1268: paranchus; Arch. napol., 1274: parancalia quatuor [Guglielmotti]; Ger. Cataneo, sec. XVI: paranco; Falconi, 1612: palanco [Tommaseo e Bellini]; Stratico: paranco, paranchine, palano; còrso paràncanu, palàncanu, napol. paràngulo, catan. parancu, parànculu: da paro, essendo i paranchi formati da due carrucole,
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incontratosi con palanca, come proverebbe l'ant. palanco; ma palanca non si giustifica bene per il senso. Da palanco il franc. palan, dal 1606: Dict. général; Bloch, Dict. étym. II 119).

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