Pesca1. — Cattura di pesci, crostacei, molluschi, cetacei e dei prodotti dai quali si ricavano oggetti di ornamentazione e di uso domestico (corallo, perle, spugne).
A seconda della natura delle acque nelle quali viene eseguita, la pesca si distingue in Pesca di mare e Pesca nelle acque interne, e questa in Pesca nelle acque salmastre, lacustre e fluviale.
Agli effetti amministrativi e legali la pesca di mare si distingue in Pesca limitata, e illimitata.
Rispetto ai luoghi in cui viene eseguita si distingue in Pesca costiera e Pesca di altura, e questa in Pesca ravvicinata e Grande pesca.
— Il pescare dal fondo una gómena, ecc. (Gugliemotti). Non dell'uso.
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Pesca: casotti lungo la scogliera di Ancona, dove si pesca colla rete fissa detta Quadra.
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Pesca abusiva: quella fatta con mezzi vietati, come la dinamite o altre materie esplodenti, sostanze atte a intorpidire, stordire o uccidere i pesci e gli altri animali acquatici, il collocare attraverso i corsi d'acqua o bacini apparecchi che possano impedire del tutto il passaggio del pesce, meno che nei bacini dove se ne pratica l'allevamento. È abusiva anche la pesca del fregolo e del pesce novello.
Pesche vietate secondo l'antico Statuto di Sospello (Alpi Marittime): De banno contra stracantes, amorbantes et piscantes cum corbino nauzea, incanata, bertavel, barrel et capairono. (Rossi, Gloss. lig., Appendice, 181). V. più avanti
Pesca con veleno.
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Pesca d'acqua dolce: fatta nei torrenti, nei fiumi, negli stagni e nei laghi continentali (alpini e appenninici). Si cattura il pesce che si riproduce e rimane nel mezzo, oppure rimonta dal mare per riprodursi nei fiumi (cheppie e storioni) o viceversa cala al mare per riprodursi (anguille). I pesci più importanti che si catturano in acqua dolce sono gli storioni, i salmonidi (trote di lago e di fiume), il temolo, i coregoni, il luccio e il pesce persico. Seguono per importanza: il lattarino, la carpa, la tinca, i barbi ecc.
Si esercita con lenze, oppure con reti fisse o a strascico, con nasse o bertovelli, e in sostanza con attrezzi che, salvo i nomi, fanno riscontro a quelli di mare. È regolata da norme più restrittive di quelle per la pesca marittima, dato l'ambiente limitato.
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Pesca nelle acque interne: v. più sopra.
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Pesca in acque salmastre: negli stagni litoranei, nelle lagune e nelle cosiddette valli, nei limiti della laguna morta. Si esercita mediante speciali ordigni fissi detti Labirinti o Lavorieri. Si pescano anguille, cefali, spigole, orate, crostacei.
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Pesca d'alto mare, o alturiera o di grande altura: fatta da piro o motopescherecci di grande potenza, fuori del mare territoriale, come a esempio nel medio Adriatico, tra la Sicilia e Lampedusa, tra questa e le Colonie Libiche e la Tunisia, al largo del Marocco e delle Canarie, nel Mare del Nord, presso l'Islanda, nel Banco di Terranova ecc. Anche Grande pesca.
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Pesca con amo: fatta con l'uso dell'amo, di solito innescato. Nella sua forma più semplice la pesca all'amo ha bisogno della canna e della lenza. Oltre il tipo di lenza semplice ve ne sono varie di tipo speciale, come i filaccioni, le pannole, i palangresi o palamiti, i fusi o totanare, i lateri, la purpara, ecc. V. Il libro pratico del pescatore all'amo di A. Bruni. (Milano, Hoepli, 1934).
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Pesca con animali: quella fatta con l'ausilio di animali addestrati a pescare per l'uomo, come il nibbio, che già allo stato naturale dà la caccia al pesce, il cormorano (in Cina), ecc.
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Pesca a ardore (venez.):
pesca a fógia (v.).
(Cfr. venez. ardór de mar « fosforescenza marina »).
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Pesca con armi: quella fatta con armi o altri strumenti attivi, coi quali si colpisce il pesce, come la mazza, usata su banchi di pesci spinti a terra con bracciate d'acqua, la freccia lanciata con l'arco (nell'occhio delle tartarughe di mare), la zagaglia semplice, bidente o tridente, la fiocina, l'uncino, la turlutte. L'amo, invece, non è classificato tra le armi da pesca, essendo uno strumento usato passivamente che appartiene alla categoria delle insidie.
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Pesca cole bòte (ancon.): pesca colla dinamite.
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Pesca con la canna: quella fatta con la canna (v. Appendice). Venez. Pesca a cana.
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Pesca cèga (ancon.): fatta dopo una mareggiata, con acque torbide, pesca alla cieca.
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Pesca a cerchio: fatta lanciando all'acqua un cerchio col fondo di rete, affondato con pietre, gettandovi sopra dell'esche, e tirando con prestezza il cerchio stesso coi pesci presi.
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Pesca con cervo volante: quella fatta con la lenza attaccata a un cervo volante, di foglie di palma, a sua volta legato alla imbarcazione del pescatore: all'estremità inferiore della lenza è posta una tela di ragno avvolta a palla, o talvolta un amo, che si sposta in acqua seguendo i movimenti del cervo volante; il pesce l'afferra e vi resta attaccato con la bocca. Si usa in Oceania. Si chiama anche Pesca con tela di ragno.
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Pesca a còcia (venez.): colla
cocchia (v.)
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Pesca costiera: fatta con piccoli natanti e speciali attrezzi dalla costa o lungo la medesima con sciabiche, tartanoni, menaidi, tramagli, palangresi, nasse di fondo e solo eccezionalmente, come per le tonnare, con grandi impianti fissi. Speciali forme di pesca costiera sono: quella del pesce turchino, esercitata con reti da posta come le menaidi, o con reti di circuizione come le lampare (pesca con sorgente luminosa); la pesca del pesce spada, esercitata mediante imbarcazioni di vedetta (feluche) e di caccia con lanciatore.
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Pesca alla deriva: pesca fatta con reti trascinate dalle correnti.
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Pesca fluviale: sui fiumi. V. s.
Pesca d'acqua dolce.
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Pesca a fógia (venez.): fatta di notte con fuochi, per vedere il pesce, che si prende con la fiòcina. Anche Pesca a ardore.
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Pesca a formella: con l'uso della seppia femmina per adescare il maschio nel periodo degli amori.
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Pesca di frodo: praticata da pescatore di frodo. V. s.
Frodo.
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Pesca col fucile: usata di rado, contro i pesci (volpine, cefali) che, d'estate, col caldo, vengono a fior d'acqua.
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Pesca delle fusulare: v.
Fusulare.
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Pesca illimitata: fatta fuori dei limiti del distretto di pesca, cui il peschereccio appartiene, o all'estero.
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Pesca col laccio: quella fatta con una corda avente un'estremità a nodo scorsoio, o anche a nodo semplice e con l'altra estremità applicata talvolta a un'asta.
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Pesca lacuale o lacustre: v.
Pesca d'acqua dolce.
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Pesca a langella: v. s.
Langella e
Orciuolo.
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Pesca limitata: fatta nelle acque dello Stato, nel distretto di pesca, cui appartiene il peschereccio, nell'interno dei porti, nei canali e stagni con acque salse, e comunicanti col mare. (Bardesono). V.
Licenza di pesca.
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Pesca litoranea, littoranea: costiera.
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Pesca luminosa: fatta con l'ausilio di una sorgente luminosa, oggi per lo più ad acetilene, che rifletta la luce sull'acqua per attirare il pesce, lasciando battello e pescatori nell'ombra. Si adopera per la pesca con la fiocina, la lampara, ecc. V.
Frugnolo.
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Pesca a mano: usata da abili nuotatori e tuffatori indigeni nell'Australia e nella Papuasia, i quali si avvicinano cautamente a un punto ricco di pesci e vi rimangono immobili fino a che, passando loro accanto una buona preda, allungano il braccio come una molla e l'afferrano. In Italia lungo le sponde dei fiumi si riesce talvolta a prendere le trote con le mani.
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Pesca di mare, o
Pesca marittima: fatta nelle acque del mare.
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Pesca meccanica: esercitata con motopescherecci o anche con piropescherecci. Si è molto sviluppata anche in Italia nel dopo guerra, facilitata da provvidenze governative consistenti in: premi all'esercizio di motopescherecci, premiazione dei migliori motopescherecci, suddivisione del naviglio in tipi fondamentali, che più si adattano alla pesca industriale nelle acque italiane e cioè: tipo per la pesca ravvicinata, tipo per la grande pesca di altura, tipo per la grande pesca oceanica, tipo adriatico. Dopo l'adozione dei divergenti (v. Rete a strascico) la pesca meccanica italiana si è estesa a campi lontani dalle coste nazionali e poi oltre i limiti mediterranei, dapprima nel Mare del Nord e poi al largo della costa occidentale affricana, con base a Civitavecchia.
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Pesca a mèzo golfo (ancon.): pesca a mezz'acqua.
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Pesca motorizzata: pesca meccanica.
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Pesca oceanica: fatta con bastimenti appositamente attrezzati e muniti di camera frigorifera, che si trattengono nell'alto mare 15-30 giorni. Anche Grande pesca. V.
Peschereccio.
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Pesca a parangolo (venez.): fatta col
parangalo (v.).
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Pesca a piélego (venez.): v. s.
Piélago.
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Pesca-raccolta: cattura dei piccoli animali viventi presso la riva del mare: pesciolini, crostacei, molluschi e altri invertebrati e anche di piante, quali le alghe marine. È il sistema più primitivo di pesca e viene eseguito con varii procedimenti: a mano, con armi, mediante insidie, col recipiente, con reti, con la ràppola, con la nassa, con sbarramento, con animali e con veleni.
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Pesca con ràppola: fatta con un recipiente a guisa di trappola, dalla quale il pesce, una volta entrato, non può più uscire, perché la via è impedita dal funzionamento di un meccanismo.
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Pesca ravvicinata: fatta con barche a vela (paranze, tartane ecc.) con o senza motore ausiliario, oppure con piropescherecci o con motopescherecci. Si esercita con rete a strascico e nei mari italiani si catturano naselli, triglie, sfoglie, sarde, minutaglia, zanchette, seppie, pannocchie, scampi, peneidi (mazzacuogni).
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Pesca con recipiente: fatta, in genere occasionalmente, con l'uso di recipienti di forma diversa, a pareti sia compatte, sia traforate.
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Pesca sportiva: fatta per diporto.
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Pesca a strascico: pesca con rete a strascico, nell'Atlantico con chalutiers e con trawlers.
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Pesca a tartana (venez.): colle paranze.
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Pesca con tela di ragno: pesca con cervo volante.
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Pesca a togna (venez.): pesca a lenza.
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Pesca alla traina: fatta calando in mare la lenza (pannola), mentre la barca si muove.
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Pesca con uncino: fatta con una specie di raffio o rampino, cioè con uno strumento appuntito con lungo manico a punta ripiegata, con cui il pescatore infila il pesce tirando l'arnese presso di sé. Usata sui fiumi gelati della Siberia, facendo un foro nel ghiaccio, nel quale si introduce la canna in attesa del pesce, che, passando, viene arraffato.
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Pesca vagante: il pescare ora in un canale, ora in un altro. Venez. Pesca vagantiva.
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Pesca valliva: pesca nelle Valli.
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Pesca con veleno: fatta nelle acque stagnanti avvelenandole, sia nella totalità,
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gettandovi il veleno preparato in poltiglia, sia limitatamente, facendovi galleggiare un fascio di piante velenose. I pesci morti salgono alla superficie, prima i più piccoli, poi i più grandi e sono raccolti a mano o con recipienti qualsiasi. È un genere di pesca proibita. V.
Avvelenamento.
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Pesca velica: fatta con naviglio a vela.
La pesca velica a paranza ha avuto il predominio lungo il nostro littorale fino alla guerra mondiale; dopo ha cominciato a cedere il posto a quella meccanica.
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Pesca a zàtara (venez.): fatta di notte, sbattendo l'acqua dal di sopra d'una zattera senza sponde, e tenendo fuochi accesi; i pesci impauriti saltano e vanno a cadere sopra la zattera, dove son presi.
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Grande pesca: pesca d'alto mare.
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Gran pesca (venez.): grande quantità di pesci presi.
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Bomba da pesca: v. s.
Bomba.
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Diritti di pesca: quelli al cui pagamento sono tenuti i bastimenti dei pescatori esteri, non assimilati ai nazionali da particolari trattati, per la pesca nei mari dello Stato. Questa è invece esente da qualsiasi contribuzione per i bastimenti dei pescatori nazionali e per i bastimenti esteri ammessi in forza dei trattati a pescare alle stesse condizioni dei nazionali.
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Diritti esclusivi di pesca: quelli riconosciuti a taluni enti pubblici o privati a tenore della legge 24 marzo 1921 n. 312, di poter esercitare la pesca, ad esclusione di altri, nelle acque del demanio pubblico marittimo e lagunare e nel mare territoriale, compresi gl'impianti per tonnare e mugginare.
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Distretto di pesca: v.
Distretto (di pesca).
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Feràl da pesca (venez.): v. s.
Feràl.
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Licenza di pesca: v. s.
Licenza.
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Naviglio da pesca: bastimenti, barche, battelli adibiti all'esercizio della pesca.
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Legislazione e polizia della pesca: regolamentazione amministrativa riguardante la pesca, che ha le sue fonti nel testo unico delle leggi sulla pesca, approvato col regio decreto 8 ottobre 1931, n. 1604, negli articoli 139-149 del codice per la marina mercantile, nel regolamento per la pesca marittima del 1882 e nel regolamento per la pesca fluviale e lacuale del 1914.
All'attività amministrativa in materia di pesca presiede il Ministero dell'agricoltura e foreste, e per alcuni provvedimenti che riguardano la pesca marittima il Ministero delle comunicazioni (direzione generale della marina mercantile).
La più importante distinzione per il diritto è quella fra la pesca nelle acque private e quella nelle acque pubbliche e nel mare territoriale. Per l'esercizio della pesca occorre una licenza dell'autorità amministrativa; chi esercita il mestiere di pescatore nelle acque marittime o lagunari deve essere provvisto per la pesca in alto mare e all'estero del libretto di matricola stabilito per la gente di mare di prima categoria, e per la pesca littoranea (costiera e ravvicinata) del foglio di ricognizione prescritto per la gente di mare di seconda categoria.
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Osservatorio per la pesca valliva: per la coordinazione, il controllo e l'impulso della attività peschereccia. (Venezia).
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Porto di pesca: v. s.
Peschereccio.
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Riserva demaniale di pesca: quella stabilita a favore del demanio su taluni corsi d'acqua e che viene concessa in affitto a favore di enti pubblici o privati verso pagamento di un canone annuo.
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Specchio di pesca: v.
Specchio.
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Stazioni di pesca: v. s.
Stazioni.
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Capopesca: v. s.
Capo.
(Pesca deriva da pescare).