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Pila. — V. Pilone.

Pila delle cubìe (Term. ant.). — Cassa delle cubìe. (Stratico 117). Oggi Lavarello.

Pìlago (Rovign.). — Alto mare. (Ive 67).

Pìlagu (Còrso cismont.). — Tratto d'un fiume in cui l'acqua è più profonda, Tónfano. (Cfr. it. pèlago « alto mare »).

Pilastrello (Term. ant.). — V. Pozastrello. (Doc. tosc.: Guglielmotti). Pilastrella, dato da questo, dev'essere sbaglio: v. invece il suo art. Poggiastrèlla.

Pilastro. — V. Pilone.

Pile-bot (Ingl.). — V. Pailabot.

Pileggiare (Term. sec. XIV). — Navigare. Fazio degli Uberti:... li marinai lieti pileggiano. (Tommaseo e Bellini).

Pileggio (Term. ant.). — Passaggio, cammino, corso di mare, o anche di fiume. Boccaccio: correr lungo pileggio. Fazio degli Uberti: E pregiato è il nocchier, che i suo' pileggi conosce,... Sassetti; Adriani, Plutarco: Puleggio. A. M. Biscioni cita le forme Paleggio, Peleggio, Pileggio, Poleggio (v.), Puleggio. (Tommaseo e Bellini). Còrso, Piléghju. — Che Pileggio valesse Prueggio è una fantasticheria del Guglielmotti. — Ant. DAR PULEGGIO: dare licenza di partire. — (Ant. PIGLIAR PULEGGIO o IL PULEGGIO: partire) (Tommaseo e Bellini).

Piléghju (Còrso cismont.). — V. Pileggio (ant.). A Bastia: Fra lu mare e lu pileghju, s'unn'è male, l'altru è peghju (dettato).

Piliere. — Palo di segnale sui bassi fondi (Guglielmotti). Non si usa; si chiama Asta, sormontata per lo più da un fanale o da altro segnalamento. — Secondo il Corazzini: « Piccolo albero che portano i battelli lanciatori sopra del quale sale la guida ». (?) — (Sec. XIII, XIV): pilone (di ponte). (Tommaseo e Bellini). (Franc. Pilier « Pilastro; Colonna »).

Piliero. — Attenente a pila, o pilastro. (Guglielmotti). Deve essere sua invenzione, basata su Piliere (v.).

Pillastrello (Term. ant.). — Variante di Pollastrello, secondo il Guglielmotti (s. Poggiastrella).

Pilliddo1 (Tarant.). — Spartina.

Pilone. — Muro massiccio sul quale posano le arcate d'un ponte. Anche Pilastro. — Pilone di ormeggio: ciascuno dei robusti cilindri di pietra o tubi di ferro sistemati su banchine, moli, calate, sponde dei bacini ecc., per costituire dei punti di presa degli ormeggi o dei tonneggi delle navi. Talvolta consistono in vecchi cannoni infissi verticalmente con la bocca in alto. Si chiamano pure Cannoni di ormeggio, anche se non sono costituiti da cannoni.

Pilôrciu (Còrso). — Piccolo cavo per tirare una barca, o per caricare o issare una vela, ecc. (V. Spilorcia).

PilotaPiloto1, . — Colui che guida la nave all'entrata o all'uscita dai porti, o nei fiumi, canali, passi difficili, ecc., imbarcando a bordo per il tempo necessario a eseguire tale servizio. In Italia l'uso del pilota è in massima facoltativo, salvo nella Laguna veneta, dove è obbligatorio. Il pilota che scorta una nave ha il diritto di stabilire la rotta, e di comandare ogni manovra di macchine, di vele, di àncore, di cavi, di ormeggio, e non può lasciare la nave fin quando non sia ancorata nel luogo di destinazione o, se si tratta di uscita dal porto, fino a che non si trovi fuori da ogni pericolo. Però secondo il Codice italiano per la Marina mercantile, in tutte le ipotesi di urto la responsabilità del capitano sussiste sempre nel caso in cui l'urto sia avvenuto per colpa di un pilota, anche se il pilota sia obbligatorio. I piloti sono nominati, in seguito ad esami di concorso, dal comando del compartimento marittimo e debbono possedere i seguenti requisiti: iscrizione fra la Gente di mare di 1a categoria; età non inferiore ai 28 anni; tirocinio di navigazione di coperta di 6 anni; e, per i posti di 1a categoria, anche la patente di capitano di lungo corso con un periodo di 3 anni almeno di navigazione di ufficiale di coperta; perfetta conoscenza del porto, rada o canale in cui deve esercitarsi il pilotaggio e delle adiacenze in un raggio di 20 miglia, dei luoghi di ancoraggio, dei singoli moli, calate, ponti sporgenti, ecc.,
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dei fondali, maree, correnti, banchi, secche, scogli, ecc. Per l'età di mezzo v. Mutinelli 292-293. — Il Parrilli registrava i seguenti piloti nella marina italiana: Primo pilota (col grado di luogotenente di vascello); Secondo pilota (col grado di sottotenente di vascello); Terzo pilota (col grado di sottotenente di fanteria); Sotto-pilota di 1a classe (col grado di foriere maggiore); Sotto-pilota di 2a classe (col grado di sergente foriere); Allievo-pilota (col grado di caporale). Questo anche Pilotino. — Aspirante pilota: colui che avendo vinto il concorso esercita il servizio di pilota per un periodo di tirocinio, che va dai 6 mesi a 1 anno, con certificato di licenza provvisorio. — Pilota effettivo: colui che avendo ultimato favorevolmente il tirocinio, viene riconosciuto idoneo dal Corpo dei piloti e dal comandante del compartimento e ottiene da questo il certificato di licenza definitivo e l'iscrizione nel Corpo dei piloti. — Pilota (plur. Pilòti) (ant.): ufficiale che stava alla prua della nave e sorvegliava la rotta, osservando i venti, gli astri, le coste, ecc., e istruiva il nocchiere nella navigazione. Anche Piloto, oggi Ufficiale di rotta. V. Pedota (ant.). Venez. Peòta, genov. Pilotto. V. Consigliere ant.; Governatore, Portatore. — Piloto d'altura (ant.): alturiere (Stratico). Oggi più propriamente Piloto di bordo o semplicemente Pilota. Quegli che in passato disimpegnava presso talune marine l'incarico di ufficiale di rotta. In seguito i piloti di questa specie vennero aboliti e taluni di essi furono assorbiti nel corpo degli ufficiali di vascello. — Piloto di bordo: piloto d'altura. — Piloto di costa: v. Costiere. (Stratico). Colui che nei paraggi difficili alla navigazione, per nebbie, maree, correnti, bassifondi ecc., viene imbarcato a bordo per guidare la nave all'atterraggio. È usato in taluni mari esteri, dove i bastimenti-pilota incrociano molto al largo della costa. Giunti all'atterraggio i piloti di questa specie vengono sostituiti dal pilota del porto. Anche Piloto costiere (ant.). — Piloto costiere, (ant.): v. piloto di costa. — Piloto locale (ant.): piloto locatiere. — Piloto locatiere (ant.): piloto di porto. (Stratico). Fincati: Piloto locale. Oggi solo Pilota. — Piloto, o Pilotto maggiore (ant.): capo dei piloti d'una flotta (Barros-Ulloa; Castagneda-Ulloa; Ramusio; Acosta-Galucci: Zaccaria, Elemento iber. 319). — Piloto del porto: quello che in taluni porti sostituisce il piloto costiere per guidare la nave nell'interno del porto. Nel senso dato dal Guglielmotti, oggi: Pilota. — Pilota pratico (ant.): pilota dei porti di secondaria importanza nei quali non esistono corpi di piloti. V. Pratico locale. (Parrilli). — Piloto reale (ant.): pilota che dalla nave ammiraglia, o dalla capitana, stava sopra agli altri piloti e dirigeva il corso dell'armata o squadra. (Guglielmotti). V. Pilote real, Pilote royal nello Jal. — Piloto di rivaggio (letter.): pilota di costa. (D'Annunzio: Passerini). — Primo pilota: (ant.): ufficiale appartenente alla classe dei piloti incaricati specialmente della cura della navigazione della propria nave (Parrilli). Oggi si chiama Ufficiale di rotta. — Sottocapo pilota: pilota di aiuto al capo pilota. V. s. Corpo dei piloti. — Pilota: chi guida un aeromobile. Anche Pilota aviatore. — Piòta (parm.): foderatore. — Bandiera per chiamare il pilota: v. s. Bandiera. — Bastimento-pilota: quello che porta il pilota alla nave da pilotare. I bastimenti-pilota portano dipinta sul fumaiolo la lettera P ben visibile e tengono alzata in testa d'albero la bandiera P: se forniti di vela, portano anche su questa la lettera P dipinta in nero. Anche Battello-pilota. — Capo pilota: v. appresso s. Corpo dei piloti. — Cavo piloto (v.). — Compagno di piloto: v. s. Compagno. — Corpo dei piloti: nucleo di piloti che viene istituito con decreto reale nei porti, stretti, canali ed altri luoghi di ancoraggio, dove ne sia riconosciuta la convenienza. I corpi dei piloti si distinguono in due categorie, in base al movimento annuale medio
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di tonnellate di stazza delle navi a propulsione meccanica. Nei porti dove non esistono corpi di piloti, il pilotaggio è disimpegnato da pratici locali. Il corpo dei piloti è tenuto a prestare una determinata cauzione ed è responsabile, fino alla concorrenza di tale somma, dei danni causati dall'imperizia o negligenza del pilota che scorta la nave, salvo i maggiori diritti del danneggiato contro quest'ultimo. In ogni corpo di piloti vi è un Capo pilota, che ha l'incarico di regolare il servizio di pilotaggio secondo le istruzioni dell'autorità marittima, di mantenere l'ordine e la disciplina tra i piloti, di curare l'amministrazione. Il capo pilota è coadiuvato da uno o più sottocapi pilota. — Fanali dei bastimenti-pilota: i bastimenti-pilota quando attendono al servizio di pilotaggio nei paraggi loro assegnati, non devono portare i fanali prescritti per gli altri bastimenti, ma devono tenere un fanale a luce bianca in testa d'albero, visibile da tutti i punti dell'orizzonte, o mostrare uno o più fanali a lampi a brevi intervalli. Avvicinandosi altri bastimenti devono mostrare i fanali laterali. Il bastimento-pilota esclusivamente impiegato per il servizio dei piloti quando non è all'àncora deve portare, in aggiunta ai fanali prescritti per i bastimenti-pilota, un fanale rosso, a m. 2.44 al disotto del fanale bianco di testa d'albero, visibile da ogni parte dell'orizzonte. Proverbi: In nave persa, tutti son piloti. Catan. A bon pilòtu nun manca vascèddu: a chi sa non manca da fare. Catan. Pri tanti piloti si perdi la navi: i troppi cuochi guastano la minestra. Catan. A li burraschi si conusci lu pilota: il buon marinaro si conosce al cattivo tempo. (Dati l'antico pedota [v.] e il venez. peòta [v.], fu proposta la derivazione da un greco *πηδώτης « timoniere », da πηδόν « timone » [usato al plur.]: v. Rohlfs, Etym. W. unterit Gräzität 1688. Ma in questa spiegazione non si tenne conto che il pilota e l'ant. pedota, pedotto indicano un ufficio molto diverso e superiore a quello del timoniere, il cui nome non poté mai passare al pilota [cfr. anche il verso del Barberino: Pedotte e timonieri]. Il significato originale di pedoto, ecc., è « guida » [v. Pedota]. Nel napoletano infatti pedòto significò «chi precede a piedi una persona che va a cavallo» [Galiani], e nel siciliano pidòtu vale «guida; pilota; direttore; spia.» [Mortillaro; Traina; Nicotra]. La base ne è pede «piede», da cui derivarono pedone e pedante, che significarono « soldato a piedi » [v. Migliorini, Vox Rom. I 74]. Pedoto indicò quindi prima la guida di terra e poi la guida di mare. Nella Toscana e a Venezia in luogo del suffisso -òta, -òto si presenta -òtto, come in altri casi:, cfr. Salvioni, Per la fonetica... delle parlate merid. 4[80]. Resta dubbia l'origine della forma pilota, il cui l sembrerebbe dovuto all'influenza degli ant. pileggiare « navigare » e pileggio « viaggio per mare »: sennonché, data la grande frequenza in scritture spagnole, cominciando dal 1492, di piloto [in it. ricorre in Colombo-Bajnera, Vespucci, Giovanni da Empoli, Ramusio, ecc., ma in traduzioni dallo spagnolo e portoghese], è supponibile che la forma sia nata in Ispagna, sulla base dell'it. pedota. Dalla Spagna la forma sarebbe passata anche in Francia, dove pilote è attestato dal 1529 [pilot dal 1339 ?], e pilotage dal 1483: cfr. Bloch, Dict. étym. II 154; Zaccaria, Elemento iber. 314-319. Nel Lippi piloto ha il senso di « uomo melenso », nel lucchese quello di « sofistico, casoso », donde spilotare « essere sofistico »; a Paliano pilòto e a Castro dei Volsci [Frosinone] pilòte, pilòta vale « pretenzioso, saputo »).

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