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Ruota. — Nel secolo XVI si usavano piccole ruote che venivano girate a forza di braccia o da animali, per muovere le zattere, in luogo di remi. Lupicini: Si accomoderà a ciascuna zatta che ha a rimburchiare l'altre una ruota in bilico, che si muova con le manipole, a similitudine di quella che si può vedere in Ispruch esercitare nel lago che è sotto il palazzo ducale d'Ambra, la quale ... farà camminare le dette zatte con più velocità e con manco uomini, che non sarebbe se si movesse per forza di remi. (Tommaseo e Bellini). — Ruota (sec. XVII): specie di ruota proposta e descritta dal Crescenzio (46-51), che avrebbe dovuto servire a muovere 3 remi paralleli per opera d'un solo uomo, e che avrebbe così consentito a una galea di esser mossa da soli 20 vogatori. — Ruota (a palette, a pale): propulsore per navi, costituito da un certo numero di palette disposte radialmente intorno all'albero motore o albero porta ruote, normale al piano longitudinale della nave, che riceve il movimento da una macchina motrice alternativa; oggi poco adoperato e soltanto sui laghi e sui fiumi. Generalmente la propulsione è fatta con due ruote, poste, una per lato, ai fianchi della nave alle estremità dell'albero motore, sporgenti, a tale scopo, a murata, alquanto al disopra del piano di galleggiamento. Più raramente si ha una sola ruota sistemata alla estremità poppiera della nave. La ruota è immersa per circa un quarto del suo diametro. Ciascuna delle pale, nel compiere il suo tragitto in acqua, subisce da parte di questa una resistenza alla quale corrisponde una reazione che la ruota raccoglie e trasmette allo scafo. Pale attive si dicono quelle che contemporaneamente trovansi in acqua. (Baistrocchi 23). PARTI DELLA RUOTA: — Palette: fisse o articolate; — Mozzo: di ferro, chiavettato sull'albero motore, a forma di due tronchi di cono riuniti per le basi minori con scanalature per innestarvi e fissarvi le razze; — Razze: formate ciascuna da due verghe: piatte di ferro, che, a partire dal mozzo, si allargano fin quasi all'altezza della pala e quindi continuano parallele; — Corone: ciascuna delle quattro unioni circolari delle razze, formate di verghe piatte di ferro e poste due alle estremità della razza, e le altre due dove ha fine la divergenza delle due verghe componenti la razza; — Bielle: nelle pale articolate, organi di trasformazione del movimento, mediante i quali ed un apposito eccentrico, il moto rotatorio della ruota è collegato a quello oscillatorio delle pale; — Tamburo: intelaiatura con rivestimento metallico di forma semi-cilindrica sistemata superiormente alla ruota per proteggerla e per impedire che l'acqua sollevata dalle pale si rovesci sul ponte di coperta. (Martorelli).
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Ruota di cavo: rotolo di cavo nuovo da conservar nei depositi. V. Collo. — Ruota di governo: quella per la manovra a distanza del timone, generalmente in legno duro con parti metalliche, ad 8 raggi e con altrettante sporgenze, in prolungamento di questi, intorno alla circonferenza, a guisa di pomi, dette Caviglie, per il maneggio. Soltanto nei piccoli bastimenti a vela e in talune imbarcazioni il timone ha la barra a mano ed è quindi manovrabile direttamente. In tutte le altre navi si ricorre a sistemi di trasmissione e trasformazione di movimento di vario genere, facenti capo da una parte alla ruota di governo e dall'altra alla barra, sia perché i timoni di grandi dimensioni richiedono uno sforzo maggiore, specialmente al crescere della velocità della nave, sia per la distanza notevole che intercede tra l'agghiaccio del timone e il posto dal quale si manovra, detto Stazione di governo, la cui ubicazione è nella immediata vicinanza di chi dirige la navigazione. Nelle antiche navi a vela la ruota di governo era di grandi dimensioni per potersi manovrare da varie persone (talvolta, per questo scopo, la ruota era duplice) e sul suo asse, od albero, portava un tamburo, o mulinello, intorno al quale erano avvolti i frenelli, i cui capi andavano a fissarsi alla estremità della barra, uno per lato, dopo esser passati per adatti rinvii. Nelle navi moderne la ruota di governo è di piccole dimensioni e viene manovrata da una sola persona: le trasmissioni che vengono azionate dalla ruota stessa non agiscono, in casi normali, direttamente sulla barra; ma, per mezzo di un organo intermedio, detto Macchina del timone. In caso di avaria a detta macchina si usa un sistema di riserva costituito da una ruota, detta di governo a mano, di maggiori dimensioni e manovrata da varie persone, le cui trasmissioni vanno ad agire nella barra, indipendentemente dalla macchina del timone. La ruota di governo è posta accanto ad una bussola di governo, per solito immediatamente a poppavia di questa, e per tale motivo le sue parti metalliche vengono fatte in bronzo o altro metallo non magnetico. Le trasmissioni sono congegnate in maniera che girando la ruota verso dritta il timone si dispone anch'esso a dritta e la nave accosta da questo lato, e, inversamente, girando la ruota a sinistra. Volendo mettere tutto il timone dallo stesso lato bisogna far eseguire varii giri completi alla ruota. La caviglia che, nella posizione di timone in mezzo, rimane in posizione centrale e in alto è distinta dalle altre per mezzo di una marca o di un fregio speciale. In tale posizione anche l'indice dell'assiometro rimane al centro della sua graduazione. Per piccoli movimenti della ruota si usa dire: una o due caviglie a dritta o a sinistra, riferendone il movimento angolare alla caviglia munita del contrassegno speciale. Anche Ruota del timone. V. Timone. — Ruote a palo: data dal Bustico, non è in uso; si dice Ruota a pale, a palette. — Ruota da pontone: specie di argano in legno per manovre di forza, sistemato su di un pontone. (Parrilli). Non è in uso. — Ruota di poppa: v. s. Poppa. Anche Asta di poppa. (Fincati; Piquè). Denominazione data a volte al Dritto di poppa. Pantera: Rota della poppa; Garzoni (871): Rote da poppa. (Jal). V. Hasta, e Filo. Venez. Cao da pòpe. — Ruota di proda (ant.): arco che ferma l'altezza della prora. (Crescenzio; Dudleo: Tommaseo e Bellini). — Ruota di prora: pezzo massiccio che chiude la struttura dello scafo all'estremità di prora, connesso inferiormente alla chiglia di cui forma quasi una continuazione. Oltre a dare rigidezza e resistenza agli urti a detta estremità, serve, come la chiglia, a riunire il fasciame dei due fianchi della nave. Nelle navi in legno il pezzo ha sezione rettangolare, come la chiglia, e si compone di una parte inferiore, detta Piè di ruota, che si unisce alla chiglia raccordandosi secondo un arco di circolo, e di una parte superiore, Ruota propriamente detta, che si eleva con convessità verso l'avanti. Essa subisce un'inflessione per presentare invece in avanti la concavità quando vi è lo slancio di prora. Il collegamento della chiglia, del piè di ruota e della ruota è completato da un secondo ordine di pezzi disposti internamente: controchiglia, bracciuolo e controruota, dei quali il secondo è il più importante. Il paramezzale si prolunga fino a incontrare il bracciuolo, e fra esso e la controchiglia si pongono uno o più pezzi di riempimento.
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Sulle facce laterali della ruota di prora vi è la battura. Nelle navi in ferro la ruota di prora è un trave massiccio di ferro fucinato o di acciaio fuso, nel quale si distinguono tre parti: un ramo ascendente, su cui si intestano le estremità dei corsi di fasciame, che ha forme diverse, secondo la curva assegnata alla prora; un ramo orizzontale che si unisce alla chiglia; e un tratto curvo intermedio, che costituisce il piè di ruota. Il modo di unione con la chiglia varia secondo che si abbia una chiglia massiccia, o una chiglia paramezzale o una chiglia piatta. Speciali disposizioni sono necessarie per l'unione della ruota a sperone. Anche Asta di prua. (Piquè). Venez. Cao da prova; venez. sec. XVIII. Astella. La ruota di prora viene anche denominata Dritto di prora. (Russo, 83-84, 153 segg.). — Ruota di prora a sperone: quella di cui in passato erano munite talune navi da guerra, avente la parte inferiore, dopo il piè di ruota, al di sotto del galleggiamento, proiettata in avanti ed acuminata a punta per costituire lo sperone o rostro. Ad evitare che, sotto l'azione violenta dell'urto contro la nave nemica, la ruota di prora rientri in dentro producendo gravi danni anche alla nave urtante, si esegue un solidissimo collegamento con tutte le adiacenti strutture delle estremità dello scafo opportunamente rinforzate (chiglia, paramezzale, ponte di protezione, fasciame esterno, fasciame dei ponti ecc.) e rinforzando la ruota stessa con nervature e ringrossi. — Ruota di puleggia di scialuppa: «puleggia di getto, o di ferro, che si pone nel davanti, e nel di dietro della scialuppa grande per levar l'àncora afforcata, o un'altr'àncora, che non si voglia levare col vascello». (Saverien). — Ruota del timone: ruota di governo. — Acque per girare in ruota: v. s. Acqua. — Filo della ruota: v. s. Filo. — In fil di ruota: v. s. Filo. — Maschio della ruota: v. s. Maschio. — Navi a ruote: v. s. Nave. — Piede di ruota: v. s. Piede. — Slancio della ruota di prora: inclinazione, che si dà alla ruota verso il davanti. (Stratico). In talune navi, la parte più alta della ruota e che presenta in avanti la concavità, mentre la parte più bassa presenta la convessità, essendovi nella curvatura un punto d'inflessione, al di sopra del quale ha inizio lo slancio. — Vento a filo di ruota, o in filo di ruota: v. s. Vento. — Timone di ruota (ant.): timone alla navaresca, cioè solitario alla ruota di poppa, dove gira; mentre il timone latino è duplicato a pala su due fianchi nelle poliremi. (Guglielmotti). — Timone in ruota (sec. XVII): timone in linea retta col giaccio. (Crescenzio: Tommaseo e Bellini). Spiegazione poco chiara; forse significa Timone in mezzo, in centro. — Da ruota a ruota: da un capo all'altra del bastimento. (Bustico). Non è in uso. — ANCORARE A RUOTA: sorgere su un'àncora sola con una sola gómena. Ancorare a rota. (Roffia: Guglielmotti). — COGLIERE IN RUOTA: cogliere un cavo (v.). (Guglielmotti). — NAVIGARE IN FIL DI RUOTA: navigare col vento perfettamente in direzione della poppa. V. s. Andatura e Filo. — STARE IN ROTA CON LE GALERE (ant.): dar fondo con un ferro solo in mare, perché la prora giri sempre contro il vento. (Roffia: Corazzini).

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