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Semaforista. — Antica denominazione del personale addetto al servizio dei semafori. Con l'abolizione della categoria Semaforisti, ai semafori è stato adibito personale della categoria Segnalatori. I semaforisti erano anche addetti al servizio degli uffici telegrafici e dei centralini telefonici del Ministero della marina e dei comandi marittimi e sono stati parimenti sostituiti coi segnalatori.

Semàforo. — Ciascuno degli edifici della R. Marina situati in punti elevati lungo la costa e nelle isole, sormontati da uno o più alberi da segnali e dipinti esternamente, in tempo di pace, a grandi scacchi bianchi e neri (in tempo di guerra vengono dipinti in modo da renderli meno visibili al largo). Compiti principali dei semafori sono la vigilanza del mare, della costa e della navigazione aerea e l'immediata comunicazione telegrafica o telefonica alle autorità interessate degli avvenimenti osservati (naufragi, investimenti, abbordi, incendi, incidenti aviatorii ecc. e, in tempo di guerra, la scoperta e i movimenti delle unità nemiche navali ed aeree). È inoltre compito dei semafori il collegamento tra le autorità e i privati (in tempo di pace) a terra e le navi per mezzo di segnalazioni: tale compito era di molta importanza anticamente, quando non esisteva la radiotelegrafia. Altri compiti dei semafori sono la osservazione, registrazione e trasmissione dei bollettini meteorologici e, per taluni, anche aerologici, la sorveglianza sulla pesca, sul contrabbando, sull'imbarco e sbarco clandestino di persone sospette, la vigilanza sulle navi estere che navigano nelle acque territoriali ecc. Taluni semafori, posti in località di intenso traffico marittimo, alzano i segnali di presagio o tempesta. Ad ogni semaforo è destinato un certo numero di graduati e comuni della categoria Segnalatori: il più elevato in grado, chiamato Capo-posto, ha la direzione e la responsabilità dei varii servizi. I semafori sono allacciati a circuiti telegrafici e telefonici della R. Marina e all'ufficio telegrafico dello stato più vicino. Per ogni semaforo è previsto un Posto di rifugio, situato nelle vicinanze, nel quale in tempo di guerra, quando l'edificio fosse inutilizzato o minacciato dal nemico, viene continuato il servizio, allacciandosi ai circuiti con apparati telegrafici da campo. — Stazione semaforica: denominazione generica delle varie specie di posti per il servizio semaforico, che comprende: i Semafori; le Stazioni di riconoscimento, nelle piazze marittime, per il riconoscimento delle navi che si avvicinano e per i segnali di approdo concesso; le Stazioni di segnalazione, simili ai semafori, che però disimpegnano servizio soltanto in tempo di guerra; le Stazioni di vedetta: meno importanti dei semafori, adibite alla vigilanza, ma non alle segnalazioni a bandiere. Funzionano anch'esse in tempo di guerra; le Stazioni eventuali: posti sussidiarii dei semafori in tempo di guerra nei tratti di costa non sorvegliabili dai semafori stessi, perché occultati dalla configurazione del terreno. Sono costituiti generalmente con materiale da campo (albero, tende, casotti ecc.). Bustico: Semaforo eventuale. — Semaforo (ant.): «trave verticale con tre ali mobili intorno a perni, che s'alzano e s'abbassano in varie posizioni e con varie inclinazioni, colla combinazione delle quali si esprimono delle parole a cui corrispondono in analogo repertorio». (Fincati). Telegrafo a braccia mobili, Apparato semaforico ad asta. (Semafòro è registrato dal Tramater, 1838: « Così chiamavasi dapprima quella Specie di segnali marittimi che si adoprano lungo le coste; ma questa voce oggi ha quasi surrogata l'altra di Telegrafo, ed a buon dritto, per migliore derivazione, poiché esprime appunto uno strumento che trasmette segni. Da essa si è fatto anche l'add. Semaforico ». Nel senso marinaresco la registra il Parrilli, 1866, II 674, e si usa tuttora; ma si pronunzia semàforo. Dal franc. sémaphore, dal 1812: dal greco σῆμα « segno » e φορός « chi porta »: Dict. général).

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