Ser (Island. ant.). — Parola data per isbaglio come ital. ant. dallo Jal e dal Corazzini, per « Serpe ».
Seràciu (Fasana). — Specie di rete. A Capodistria Serajo. (Ive, I dial. Istria 150).
(Dal lat. serracŭlum « chiusura »).
Serada (Comasco). — Chiusa fatta lungo l'Adda con reti sostenute da pali, più estesa della Gueja o Gueje (v. Gueglia), comprendendo a volte più della metà della larghezza del fiume. (Monti 407).
Seraglie. — Termine usato ancora verso la metà del secolo passato a Venezia, per « Divisioni di stiva », secondo una citazione dello Jal. La voce veneziana dev'essere Serage o Sarage.
Serbamiccia (Term. ant.). — Scatola di rame, cilindrica o tronco-conica, il cui coverchio traforato serve a dar passaggio alla cima di una miccia accesa, la quale ardendo dentro la scatola è custodita in guisa da non poter divenire cagione d'incendi. Micciera. (Parrilli).
Anticamente ciascun cannone era provveduto della miccia che veniva custodita nella suddetta scatola. (Parrilli).
Oggi è rimasto l'uso di una Micciera, solo per evitare quello dei fiammiferi: è di forma alquanto differente.
Serbatempo (Term. ant.). — Orologio marino così denominato dal fatto che il medesimo misurava il tempo del luogo rispetto al primo meridiano. (Parrilli). Corrisponde al Cronometro marino.
Serbatoio1 — Il più lungo e robusto dei compartimenti del siluro contenente l'aria compressa per il funzionamento della macchina motrice del siluro stesso.
Sercio (Term. sec. XVII). — Cavo dell'albero maestro non meglio definito. (Crescenzio, p. 81: i Serci grandi). Il Guglielmotti lo definisce come « Ralinga maggiore ». Può essere il genov. Sercio « cerchio ». Lo Jal ha Serco (anche ripètuto dal Corazzini), per isbaglio.
Sércio (Genov.). — Alone.
— Garitta. (Jal).
Sereme (Term. archeol.). — Polireme a sei ordini di remi. Anche Essèra. (Pantera: Tommaseo e Bellini).
Serenì (Napol.). — Palischermo più grande della jolla. Parola usata sino verso il 1815. (Fincati 42).
(Dallo spagn. serení « lancia »).
Sereno. — V. s.
Chiarìa (chiarezza).
—
Mare sereno: quieto, calmo. (Zito). Non è in uso.
Sergente (Term. ant.). — « I sergenti nella marineria pigliano il nome di Guardiani, e presiedono tra i marinari alle guardie, alla timoniera ed ai pezzi ». (Guglielmotti).
Oggi all'antico grado di sergente corrisponde quello di Secondo capo.
— (Ant.) « Bassoffiziale secondo in grado dopo del soldato, appartenente ai reggimenti di fanteria di marina, e al corpo di artiglieria della marina. Negli equipaggi di ordinanza e tra la marinaresca in generale i sergenti tolgono il nome di Sotto-nostromi ». (Parrilli). Oggi Secondo nocchiere.
— (Ant.)
Sergente dell'artiglieria di marina: ciascuno dei capi cannonieri, incaricati anche di istruire i marinai praticamente. (Parrilli). Corrisponde a Secondo capo cannoniere.
— (Ant.)
Sergente della fanteria di marina: comanda il picchetto di guardia, e « sulle rade è l'organo intermedio di tutte le ambasciate a passarsi da fuori al bordo all'ufficiale di guardia ». (Parrilli). La fanteria di marina esisteva anticamente anche nella marina italiana. Oggi il picchetto a bordo è comandato in massima da un sottocapo cannoniere.
— (Ant.)
Sergente foriere: bassufficiale terzo in grado sopra il soldato. Non s'imbarca resta in caserma pei servizi forieri. (Parrilli). Oggi Secondo capo furiere.
Serie. — Unità organica elementare dell'equipaggio di una nave della R. Marina, costituita in massima da non più di 10 tra sottocapi e comuni. Il più anziano dei sottocapi ha il titolo e le funzioni di Caposerie. Tale unità organica è comune sia alla
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suddivisione in reparti sia a quella in squadre. V. s.
Numero di bordo.
—
Serie di bandiere: l'insieme delle bandiere da segnali costituenti La dotazione minima per poter segnalare con un determinato codice. La serie per il Codice internazionale dei segnali si compone di 26 bandiere alfabetiche, 11 pennelli e 3 guidoni.
—
Serie di bordo: v. s.
Numero.