Sgranare. — Contrario di Ingranare. Anche Disingranare (Parrilli); Disgranare (disus.). V.
Sdentare.
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SGRANARE LA CATENA DELL'ÀRGANO: disingranarla dall'àrgano al quale sta avvolta. V.
Ingranare,
Barbotin.
Sgranatoio. — Scontro a cuneo, o a coltello sistemato a proravia dell'àrgano a ingranaggio per facilitare il distacco, dalla corona, delle maglie che hanno compiuto il loro giro. (Bardesono).
Sgratilare. — Disgratigliare.
— Della vela che si strappa dai gratili, per furia di vento. (Corazzini). Non è verbo d'uso.
Sgravare. — Verbo dato dal Corazzini per « Alleggerire, alleggiare (una nave) », ma non marinaresco.
Sguaraguardare (Term. ant.). — Registrato dal Guglielmotti, e ripetuto dal Corazzini, per « Considerare attentamente il canapo, il mare, il cielo, la tempesta, il nemico, per evitare agguati, o danni », non ha invece attestazioni marinaresche conosciute, bensì fu verbo usato in senso generico. (Tommaseo e Bellini).
Sguarnimento. — Atto ed effetto dello sguarnire. Anche Sguernimento.
Sguarnire. — Levare a una nave tutti gli arredi e guarnimenti. (Saverien; Stratico, s. Sguernire).
— Dispassare (un cavo). (Guglielmotti).
— Della nave rimasta sguarnita in seguito a burrasca o a battaglia dicesi meglio Smantellata. (Stratico).
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SGUARNIRE L'ÀRGANO (ant.): anticamente levarne il cavo e le manovelle. (Saverien). Oggi Toglierne la catena.
Sguazzar (Venez. sec. XVI). — Scrosciare della pioggia. Calmo (207): el sguazzar de siroco.
Sguazzare. — Essere in un guazzo, in acque, in bagno, in fiume.
Sguazzaroni (Venez.). — Pezzi di drappo o d'altra stoffa, al solito di seta, pendenti dai due lati esterni delle gondole o di altre barche fornite a sala (bissone, margarote, ecc.).
(Cfr. venez. sguazzaroni « cortinaggi delle carrozze », sguazzarón « guazzerone, gherone »: stesso etimo di
Buzarona: v.).
Sguazzetto. — Stufato di carne imbandito ai marinai per cena. Anche Umido. (Laugieri).
Sgubba (Genov.). — Scopa di bordo. (Frisoni, 1910).
(Dall'imperativo del genov. sgubbâ « sfacchinare »).
Sguerciare. — Verbo riferito dal Corazzini a bastimento sguerciato, ma inesistente.
Sguerciato (Term. disus.). — Di bastimento che, avendo falsa banda, naviga meno bene col vento da un lato piuttosto che dall'altro; cosa che deriva o da cattiva distribuzione del carico o da deformazione sofferta dalla carena o da difettosa costruzione. (Fincati). V.
Credulinu (còrso).
Sgura (Venez.). — Barra del timone. V.
Ribola.
(È difficile che sgura si connetta col venez. scureto « assicella, panconcello », ecc.: Jud, Bull. Dial. Rom. IV 61; Salvioni, Rendic. Ist. Lomb., s. II, v. XLIX 825; Meyer-Lübke, Rom. etym. W. 8016; Gamillscheg, Romania germanica II 158).
Shakhtur (In grafìa più scientifica šahtūr). — Nome arabo, d'origine ignota (bizantina "), che, a partire almeno dal sec. XII (probabilmente assai prima), fu adoperato nel Mediterraneo per una sorta di nave a vela.
Per esempio: in un editto del sultano Qā'itbāy al suo luogotenente in Alessandria circa il trattamento da farsi ai Fiorentini in correlazione alle norme vigenti per i Veneziani (editto del 901 eg., ossia 1496 d. C., in M. Amari, I Diplomi arabi del R. Archivio Fiorentino, Firenze 1863, n. XL, p. 200), si legge: « se arriva un šahtūr od una nave in cui sia del vino ... ». L'Amari tradusse: « arrivando caracche o navi con vino », riferendosi ad un editto d'altro sultano egiziano, dell'846 eg., 1442 d. C. (Diplomi, p. 355), conservatoci in italiano con sunto latino e diretto appunto ai Veneziani, ove si hanno le stesse norme: pro navibus sive charachiis venientibus onustis vino.
Il vocabolo manca nei dizionarii della lingua araba classica, benché s'incontri negli scrittori medioevali; solo il Muhīt al-Muhīt di Butrus al-Bustānī (Beirut, 1870), lo registra
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definendolo: « Piccola nave con un sol albero nel centro ».
Nella grande opera enciclopedica di an-Nuwayrī (morto nel 1332 d. C.), ora in corso di stampa al Cairo e intitolata Nihāyat al-arab, nel vol. IX, p. 31, il nome compare nell'elenco dei nomi di navi, ma senza spiegazioni. Senonché l'editore cairino Ahmad az-Zayn vi appose la nota seguente:
« Una fra le persone esperte di cose marinaresche ci riferisce ch'esse (in passato) applicavano questo nome ad una nave grande per il trasporto delle merci nel Mediterraneo, la cui vela si muoveva verso l'alto e verso il basso sull'antenna, e che aveva un albero o due; ma ora si applica ad una nave piccola ». Il Dictionnaire française-arabe di E. Bocthor [= Boqtor] (3a ediz., Parigi, 1864), registra il vocabolo alle voci: barque, grand bateau, polacre, o polaque. Cfr. anche Dozy, Suppl. aux dictionnaires arabes (Leyde 1881), vol. I, p. 733 b.
Secondo B. Moritz (Ein Firman des Sultans Selim I für die Venetianer, Festschrift Eduard Sachau, Berlino, 1915, p. 439) šahtūr è parola ancora in uso per indicare i pesanti battelli da carico sull'Eufrate.
(Comunicazione di C. A. Nallino). V.
Sciasctur.