Sparmare (Term. sec. XVII, e napol.). — Spalmare. (Falconi 3; Andreoli).
Sparmata (Napol.). — Di nave che abbia spiegate tutte le sue vele e bandiere. (Galiani).
Sparteria. — L'industria dei prodotti di sparto.
— (
Lavori di sparteria: gabbie da olio e da vinacce, sporte, stuoie e altre masserizie o cose simili intessute con trecce di sparto. [Gorgoni 460]).
Spartimenti. — « Ripartizioni interne delle navi fatte da paratie e tramezzi, per segregare tutti i locali assegnati, tanto per gli alloggi, quanto pei diversi depositi dei generi imbarcati, sia in vittovaglie, sia in munizioni navali e da guerra. Siffatti spartimenti variano a seconda degli ordini diversi cui le navi appartengono ». (Parrilli).
Non è in uso; si chiamano Suddivisioni verticali interne dello scafo.
Spartina. — Piccola graminacea erbacea, vivace, che vegeta nei prati vicini alle coste marine d'Europa. (Tramater; Lessona). Diversa dallo Sparto.
— Il Guglielmotti la fa corrispondere a Sparcina, ma in tal senso non è, né fu dell'uso. L'Encicl. Hoepli, lo Zingarelli, il Bustico ripetono la definizione del Guglielmotti.
Sparto (Stipa tenacissima). — Pianta nativa della Spagna, detta comunemente Giunco marino, e usata per farne corde che resistono all'acqua, gabbie o musarole per cavalli, panieri, sporte, ecc. Anche Spartèa (questa dal secolo XIV: Tommaseo e Bellini). V.
Sparcina;
Falasco;
Pilliddo (tarant.) (« spartea, non spartina »).
I cavi di sparto sono chiamati comunemente Libani e sono adoperati quasi solo dai pescatori.
Sparvierato (Term. sec. XVI). — Di nave spedita, e acconcia a camminare velocemente. Il Guglielmotti aggiunge che nei cinquecentisti si legge anche Spolverato. Davanzati: Molte (navi) acconce a portar macchine, cavalli e viveri, destre a vela, sparvierate a remo. (Tommaseo e Bellini).
(Dalla velocità dello sparviere; fu detto pure di uomo: Tommaseo e Bellini).
Spasine. — V. s.
Collette.
(It. ant. spasa « cesta piana e larga » [Magalotti]: dal lat. expansus « sparso »: Atti Accad. Torino IL 890; Merlo, Postille 45).
Spassamento. — L'andare del timone qua e là, senza direzione. (Zito). Non è in uso.
Spassare. — Scocciare. (Laugieri, s. Scocciare). Non è in uso in questo senso.
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SPASSARE UN CAVO, UNA CIMA, UNA MANOVRA ecc.: toglierli, sfilarli dai bozzelli nei quali passano o da una redancia, da un golfare, ecc.
Spata (Basso lat., genov. sec. XIII, XIV). — Nel senso di Spadula. (Contratto, 1268; Atto, 1308: Jal).
Spàtola (Napol.) — Scòtola. Spada per battere la canapa. (Galiani). V.
Spada (venez. ant.).
(Cfr. torin. spàola « scòtola »: dal lat. spatŭla « mestola »: Levi, Diz. etim. piem. 255).
Spatolare (Napol.). — Scotolare. Battere la canapa con la spatola. (Galiani). V.
Spadolare.
Spazina (Basso lat., genov. sec. XVIII). — Variante, ma forse sbaglio, per Sparzina. (Contratto, 1268: Jal).
Spazzar (Venez. sec. XV). — Questa parola si legge nel seguente passo del Malipiero (1470): el à mandà questa mia galia quì a Corfù, per spazzà do gripi alla Signoria a darli aviso de questi successi. (Corazzini)
Il Corazzini spiega spazzà con « spacciare, inviare »; ma se l'interpretazione è giusta, bisogna correggere spazzà in spazzar.
Spazzare. — Nel senso di « Pulire asportando le immondizie » non è in uso; si dice Scopare. V. s.
Nettamento.
Ma l'asportare degli oggetti mobili dai ponti scoperti fatto talvolta da un colpo
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di mare e anche degli oggetti rizzati, e perfino delle persone, quando è molto violento, si dice Spazzare.
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SPAZZAR LE MANOVRE (ant.): rendere pronti e liberi i movimenti delle stesse. Franc. Dépasser les manœuvres. (Stratico III 213). V. s.
Rassettare.