Caracca1 (Term. sec. XIII-XVI). — Grande nave, al solito portoghese o genovese, da carico e da guerra, con due o tre alberi, due castelli a prua e a poppa, e qualche cannone, per i viaggi nelle Indie, e poi nel Brasile. Anche Caraca, Carraca.
— Barca a remi usata alle Cèlebi (Arcipelago Indiano). (Corazzini).
— (Ant.): cavafango lavorato dai galeotti nei porti d'Italia. (Laugieri).
— Ancon.
Caraca: puntone, pontone.
— (Spreg.): Carcassa, navaccia.
— Nizz.
Caraca: battello che trasporta la melma d'un porto.
— Sardo
Caracca,
Carracca: draga.
(V. Caraca nel Du Cange, Caracca nello Jal, nella Crusca. Dall'arabo harrāka «brulotto»: Amari [V. Guglielmotti, s. Caracca]; Lokotsch, Etym. W. eur. W. orient. U. 831; Bloch, Dict. étym. I 122, s. Caraque. Il franc. caraque, dall'it. caracca, si trova dal secolo XIII in opere scritte in francese da Italiani: Dict. général. Non c'è ragione di ritenere l'it. caracca derivato dallo spagn. carraca [dal 1270 circa]: Zaccaria, Elemento iber. 92. Il nome curuca del secolo VI non è errore per caraca, come riteneva lo Jal, ma corrisponde all'irl.
curach [v.]).