Maona1 (Term. sec. XVI, XVII). — Sorta di nave, usata dai Turchi, somigliante alla galeazza. (Paruta; Panciatichi, ecc.: Crusca; Tommaseo e Bellini; Guglielmotti; Corazzini; Zaccaria, Raccolta 126, 138, 243).
« Le maone sono navi, che s'usano nel Levante, ma sono rare: sono grandissimi vasi, e s'assimigliano alle galee grosse, o galeazze di Venetia, ma non vanno a remi: portano le vele quadre, come le navi, ma per la loro grandezza sono di tardo moto, se non sono cacciate da vento più, che ordinario, e vehemente ». (Pantera, 1614, p. 42).
— Grosso barcone di legno, o di ferro, o di cemento armato, mosso da rimorchiatori, o da galleggianti a remi, adoperato nei porti per lo scarico e la caricazione delle merci, fornito talvolta di uno o due lunghi remi. Ancon. Mavona. V.
Bettolina.
(Già il Tiepolo [1592] e il Bernardo [1592] scrivevano che maona è voce turca [Zaccaria, Raccolta 243]. Dal turco mā‛ūna «galera»; che deriva dall'arabo mā‛ūn « vaso »: Lokotsch, Etym. W. eur. W. orient. U. 1449; Kindermann, 92-93. Dall'ital. la voce è passata in altre lingue; per es., nel franc.: maone, mahon[n]e).