Sàrtia. — Ciascuna di quelle manovre dormienti che sostengono lateralmente e da poppa i varii tronchi dell'alberatura, affinché questa resti salda sotto lo sforzo che il vento esercita sulle vele, e durante le oscillazioni della nave per il moto ondoso. Ogni tronco d'albero ha le proprie sartie, che prendono da esso la particolare denominazione.
Le sartie servono anche per poter salire a riva, per mezzo delle griselle fra esse fissate.
Le sartie vengono costruite semplici o accoppiate, con robusti cavi piani di canape a 4 legnuoli, ovvero con cavi di fili di ferro o di acciaio. L'estremità superiore è fornita di gassa per incappellarsi al colombiere del rispettivo albero; l'estremità inferiore, fissata all'arridatoio a bigotte o a vite, va a far dormiente al parasartie, alle rigge della coffa o a quelle di crocetta, a seconda che trattasi delle sartie del basso padiglione o del padiglione di gabbia, ovvero delle sartiole del padiglione alto.
Il numero delle sartie occorrenti per ciascun albero è proporzionale all'altezza del l'albero stesso e alla portata del bastimento.
Le sartie son dette anche Costiere. (Stratico, s. Sartie). V.
Costiera. Carta venez. del 1310: . . . tuta sartia de arbero . . . (Bertanza e Lazzarini, Il dial. venez., Venezia, 1891, p. 34).
— (Ant.) Cavo torticcio, incatramato, usato anticamente per fare le sartie delle grosse navi (Guglielmotti).
— Corda maestra per tirare le reti da pesca.
—
Sartia (basso lat. genov.):
esarcia (v.). (1242: Rossi, Gloss. lig. 87-88).
—
Sartia (venez. sec. XIV): cavo, corda. (Fabbrica di galere, ecc.). Anche negli Ann. genov. (basso lat., 1216: Jal).
—
Sartie (ant.): corde che legano le vele alle antenne. In tal senso Sarte dal secolo XIV al XVIII.
— (Basso lat., genov. sec. XIII)
Sarcia: ormeggi. (O. Pani, Ann. genov., 1217: Jal). Cfr.
Sarcia al suo posto alfabetico.
—
Sartia (basso lat., sicil. sec. XIII): canapa. Carta del 1269: ... linum, sartiam laboratam et non laboratam ... (Jal).
—
Sarte (sec. XIV): alzaie. (Polo: Tommaseo e Bellini).
—
Sartia degli alberi bassi: denominazione generica di ciascuna delle sartie dei tronchi maggiori o bassi e cioè dei tronchi di trinchetto, maestra e mezzana. Poco usato. Si chiamano rispettivamente: Sartie di trinchetto, di maestra e di mezzana, o, genericamente Sartie maggiori.
—
Sartie dell'albero di belvedere (disus.): v.
Sartiole di belvedere. (Parrilli).
—
Sartie dell'albero di bompresso: v.
Sartie del bompresso.
—
Sartie dell'albero di gabbia: quelle che dall'incappellaggio di crocetta vanno a fissarsi ai due lati della coffa di maestra alle rigge della coffa stessa. Sono di dimensione e numero minore di quelle di maestra.
—
Sartie dell'albero di maestra: quelle che, dall'incappellaggio del tronco di maestra, vanno a fissarsi alle bigotte delle lande del parasartie di ciascun lato.
La prima sartia prodiera ha la direzione dell'asse dell'albero per potere orientare i pennoni sotto il minimo angolo quando si naviga di bolina. (Imperato; Stratico).
—
Sartie dell'albero di mezzana: quelle, che, dall'incappellaggio del tronco di mezzana, vanno a fissarsi alle bigotte delle lande del parasartie di ciascun lato. (Imperato).
—
Sartie dell'albero di parrocchetto: quelle che, dall'incappellaggio di crocetta vanno a fissarsi ai due lati della coffa di trinchetto alle rigge della coffa stessa. Sono di dimensioni
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e numero minori di quelle del trinchetto. (Imperato).
—
Sartie dell'albero di trinchetto: quelle che, dall'incappellaggio del tronco di trinchetto, vanno a fissarsi alle bigotte delle lande del parasartie di ciascun lato. (Imperato).
—
Sartie dell'albero di velaccia di trinchetto (disus.): v.
Sartiole di velaccino. (Parrilli).
—
Sartie dell'asta del controflocco (disus.): v.
Venti dell'asta del controfiocco. (Parrilli).
—
Sartie dell'asta del flocco (disus.): v. s.
Venti dell'asta di fiocco. (Parrilli).
—
Sartie di barcollamento (ant.): specie di rinforzo a sostegno delle rigge, quando queste sugli antichi vascelli non erano fissate alle maschette. Erano costituite da un grosso cavo, che aveva un'estremità ripartita in varii rami con occhio a guisa di aragna cucito ciascuno al piede di una riggia e l'altra estremità arridata al parasartie del lato opposto. (Parrilli).
—
Sartie di belvedere (ant.): v.
Sartiole di belvedere. (Stratico).
—
Sartie del bompresso: mustacchi, trinche. (Parrilli).
—
Sartie di canape: quelle fatte con cavo di canape. (Parrilli).
—
Sartie da carena (disus.): sartie di rinforzo che si usavano per abbattere in carena una nave e che consistevano in robusti cavi posti agli incappellaggi dei tronchi di maestra e di trinchetto (in prossimità dei quali veniva appunto applicato lo sforzo di trazione per inclinare il bastimento) ed arridati dal lato opposto all'abbattimento su travi collocati appositamente nella portelleria bassa e sporgenti fuori bordo. (Parrilli).
—
Sartie a colonna: sartie usate nei bastimenti latini, e per alberature a calcese nel Mediterraneo. Franc. Haubans à colonne. (V. Stratico).
—
Sartie di contrammezzana: quelle che dall'incappellaggio di crocetta vanno a fissarsi ai due lati della coffa alle rigge della medesima. (Stratico; Imperato).
—
Sartie costiere (ant.): le maggiori. (Crescenzio: Corazzini).
—
Sartie false: v.
Sartie di fortuna. (Stratico).
—
Sartie di ferro (disus.): quelle fatte o da catene, o con filo di ferro, destinate principalmente all'armamento dei piroscafi. (Parrilli). Si direbbe Sartie in cavo di acciaio.
—
Sartie di fortuna: quelle che si usavano anticamente in tempo burrascoso per diminuire il tormento delle sartie, guarnendole con lo stroppo dell'estremità superiore a penzoli incappellati a destra e a sinistra dei tronchi maggiori e pendenti a poppavia al di sotto delle gabbie, e con l'estremità inferiore al parasartie a poppavia delle altre sartie. Anche
Sartie false,
Controsàrtia (v.). (Stratico).
—
Sartie di gabbia: quelle dell'albero di gabbia. (Parrilli).
—
Sartie della gran gabbia: quelle della gran gabbia o gabbia di maestra. (Stratico).
—
Sartie di granvelaccio (ant.): v.
Sartiole di velaccio o di gran velaccio.
—
Sartie di gruetta (ant.): quelle che si usavano sulle antiche navi a vela a sostegno della gruetta, o minotto, a guisa di venti. Anche Sartie di minotto, Venti di gruetta. (Stratico).
—
Sartie di maestra: quelle dell'albero di maestra.
—
Sartie maggiori: quelle dei tronchi maggiori e cioè dei tronchi di maestra, trinchetto e mezzana. (Guglielmotti).
—
Sartie di mezzana: quelle dell'albero di mezzana. (Stratico).
—
Sartie minori: denominazione generica delle sartie dei tronchi minori, e cioè di quelli di gabbia, di parrocchetto e di contromezzana. (Guglielmotti). Poco usato.
—
Sartie di minotto (ant.): v.
Sartie di gruetta.
—
Sartia oltreuso (disus.): fuori uso, e cioè sguarnita, perché logora e non impiegabile che per altri usi. (Parrilli). Si direbbe Sartia fuori uso, ma è denominazione generica che si dà a qualsiasi materiale logoro o guasto, tolto di opera.
—
Sartie di pappafico (ant.): v.
Sartiole di velaccino. Stratico: Sartie del pappafico di maestra, e del pappafico di trinchetto.
—
Sartie di parrocchetto: quelle dell'albero di parrocchetto. (Stratico).
—
Sartie rovesce (ant.): corde che assicuravano le bigotte ai bordi delle gabbie. (Stratico). (Nello Jal Sartia rovesca, per isbaglio).
—
Sartie di rovescio: le rigge che, scendendo giù, legano le sartie minori alle maggiori. (Guglielmotti). Non in uso.
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—
Sartie di scala: quelle che, attorno agli alberi, fanno le veci di stanghe, o sostengono le griselle di scalinata, per salire in alto. (Guglielmotti). Corazzini: Sartie a scala. Nomi non usati.
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Sartie di scialuppa (ant.): corde per afferrarla, quando si trova in coperta. (Saverien).
—
Sartie dello spigone di contravelaccia (ant.): quelle due sartie (sartiole) che su talune antiche navi a vela passavano per le estremità delle crocette di controvelaccio e andavano ad arridarsi nelle sartie (sartiole) di velaccio e servivano unicamente per procurare ai gabbieri un mezzo per salire a riva. Raramente usate, preferendosi, in loro vece, una coppia di paterassi, i quali danno un sostegno maggiore allo spigone (alberetto) perché dalle crocette vanno ad arridarsi ai parasartie, offrendo cioè maggior quartiere. (Parrilli).
—
Sartie dello spigone di contravelaccia di trinchetto (ant.): come quelle dello spigone di contravelaccia. (Parrilli).
—
Sartie dello spigone di controbelvedere (ant.): come quelle dello spigone di contravelaccia. (Parrilli).
—
Sartie supreme: quelle che reggono gli alberetti dei velacci. (Guglielmotti). Non in uso.
—
Sartie di trinchetto: quelle dell'albero di trinchetto. (Stratico).
—
Sartie di velaccia (disus.): v.
Sartiole di velaccio o di gran velaccio. (Parrilli).
—
Sartie di velaccia di maestra (disus.): v.
Sartiole di velaccio o di gran velaccio. (Parrilli).
—
Sartie di velaccino: V.
Sartiole di velaccino. Non è in uso.
—
Sartia volante: v. s.
Senale.
—
Controsartia (v.).
—
Mezzasartia v.
—
Camera delle sartie (ant.): nelle galee, cala nella quale era tenuto in deposito il cordame di riserva. V.
Càmara dele sarce (venez.), s. Camera.
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Castagnole delle sartie: quelle fissate alle sartie maggiori, per darvi volta piccole cime.
—
Dentiera delle sartie: v. s.
Dentiera.
—
Trinche delle sàrtie (ant.): legature solidissime usate talvolta per stringere le sartie d'un lato con quelle dell'altro negli incappellaggi.
—
IMBIGOTTAR LE SARTIE: per le sartie che si arridano mediante bigotte, fissare con opportune legature l'estremità inferiore di ciascuna sartia intorno alla propria bigotta.
—
IMBRIGLIARE LE SARTIE: v. s.
Imbrigliare.
—
INCAPPELLARE LE SARTIE: infilare la gassa dell'estremità superiore di ciascuna sul colombiere dell'albero cui è destinata, e farla scorrere in basso fino alla noce, dove si forma l'incappellaggio. Le sartie s'incappellano a coppie, cominciando dalla prima coppia prodiera e alternando quelle di destra con quelle di sinistra. (Imperato).
—
METTERE UN UOMO SULLE SARTIE (disus.): v. s.
Mettere.
—
MOLLARE LE SARTIE: allascarne l'arridatura. V. s.
Mollare.
—
RIPIGLIARE LE SARTIE: v. s.
Ripigliare.
(Sarte presso Dante, Petrarca, Boccaccio, Pantera ecc., Ségneri, sartie presso Barbaro, 1556, Stat. S. Stef., 1562, Crescenzio, ecc., e sartia nel basso lat. genov., 1242, nella Fabbrica di galere, sec. XIV o XV, ecc., sarcia in Ann. genov., 1217 [v. sopra], sarzie nel Falconi; catan. sarti [femm. plur.], napol.
nzarto [v.], sarti [femm. plur.] nel Bartoli [Petrocchi]. Dal greco ἐξάρτιον « cavo »: Meyer-Lübke, Rom. etym. W. 2940; Rohlfs, Etym. W. unterit. Gräzität 657: Jud, Romania XLIII 456; Merlo, It. Dial. V 128. Cfr. Guarnerio, Arch. Glott. XIV 403. La pronunzia sartìa [Petrocchi] è letteraria, ma non marinaresca: v. Maccarrone. Arch. Glott. XXVIII 41. Non chiarite son le venez. sarce, nel 1715, ecc. scritte sarchie, anche in un manoscritto di Firenze del secolo XVI: Jal. Cfr. sarco, sarcus, basso lat. V. anche
Esarcie).