Orza2. — Il lato della nave di dove arriva il vento. Il lato opposto ha nome Poggia.
— Il lato del bastimento dov'è legata l'orza, e in senso largo la prora; spesso in correlazione con poppa o poggia. (Tavola ritonda, sec. XIV, ecc.: Crusca).
—
Linea di orza a raso: v. s.
Linea.
—
A poggia e ad orza,
Da poggia e da orza,
Or da poggia or da orza: nella direzione del vento e in quella diametralmente opposta, a dritta e a mancina. (Dante; Ottimo; Nardi: Crusca).
—
All'orza o
A orza: dalla parte del vento. (Ariosto; Berni; Falconi: Crusca). V.
All'orza.
—
Una, due o più caviglie all'orza: quantità fissata dal numero delle caviglie della ruota o dal numero dei giri di essa. Nel primo caso per piccoli e nel secondo per grandi movimenti di timone.
—
A l'orza raso (Venez.). — Di bolina stretta. (Jal). Al più presso. (Stratico, Appendice).
— Ant.
Per punta d'orza: dirizzando la prora, per quanto è possibile, verso la direzione da cui il vento spira. (Carletti: Crusca).
—
All'orza!: v.
All'orza !
—
Barra all'orza!,
Orza!: comando di mettere la barra in modo da far venire la nave verso la direzione del vento.
—
Un giro, due giri all'orza!: comandi per indicare quanto timone dev'esser messo all'orza.
—
Niente all'orza!: v. s.
Niente.
—
Niente orza!: niente al vento, avvertimento agli uomini del timone perché seguano la rotta determinata, usando la massima precauzione per non venire all' orza o al vento della rotta.
—
Non più orza!: comando al timoniere perché arresti il movimento di orzata della nave.
—
ANDARE ALL'ORZA, A ORZA: orzare. Anche Venire all'orza.
Sicil. Iri ad orsa.
— (Figur. Venez. Andar a l'orza: traballare, per ubriachezza; Esser a l'orza: essere ubriaco, Còrso Andà sopra l'orza. It. ant. Caricar l'orza col fiasco. [Crusca].
— Còrso
E chi la vole a orza, e chi la vole a pogia: chi la vuol lessa, e chi la vuole arrosto; Mette l'orza addossu: contrariare, far prova di mal volere verso alcuno. V. altre frasi figurate, ricavate dall'orza, nella Crusca).
—
CAMMINARE ALL'ORZA, ALL'ORZA RASO: orzare.
—
CARGÀR L'ORZA (venez.): tesare l'orza.
—
CARICARE L'ORZA: tirare, mantener tesa in forza l'orza stessa, governando in maniera che il bastimento debba navigare colla prora accostata alla direzione del vento. (Luca Pulci; Crescenzio, 1602: Crusca).
—
ESSERE ALL'ORZA: essere nella fase del movimento angolare di orzata, avendo disposto le vele e il timone nel modo necessario. Anche Stare all'orza.
—
LEVARE L'ORZA: v. s.
Levare.
—
PORTARE IL BERRETTO ALL'ORZA (scherz.): inclinato da un lato, invece che orizzontale; di quelli che si dànno delle arie di lupi di mare. (Bardesono).
—
PRENDERE IL VENTO ALL'ORZA (secolo XVII): orzare. (Bartoli: Tommaseo e Bellini).
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STARE ALL'ORZA: essere all'orza.
—
VENIRE ALL'ORZA, A ORZA: orzare. Anche Andare all'orza.
(Francesco da Barberino: orce [plur.]; basso lat. genov. orcia [1248], orsia [1268]. Jal; 1274: ortia [Camera, Amalfi II, LX]; Relaz. Santo Buono 12: orsa.
Genov., nizz. òrsa, venez. òrza, ancon. òrza [questo con z dolce], sicil. òrsa, òrza spagn. orça, portogh. orsa. La pronuncia di òrza con z dolce pare sia dovuta all'influsso di òrzo: Pieri, Arch. Glott. XV 178. L'origine della voce è sconosciuta: Cipriani, Romania XXXI 135; De Gregorio, Studi Glott. VIII 311-313; Meyer-Lübke, Rom. etym. W. 5178; Volpati, Zeitschr. Rom. Philol. LIII 453, n. 4).