Faro1. — Ciascuno dei segnali luminosi di grande potenza, che nottetempo si tengono accesi sopra notevoli costruzioni, per lo più a forma di torre, erette lungo i lidi e talvolta su scogli in mezzo al mare, per guidare i naviganti nella navigazione costiera e negli approdi.
L'illuminazione si ottiene con apparati ad olio, a vapore di petrolio, a gas illuminante, ad acetilene, a luce elettrica con lampade a filo metallico. L'arco voltaico, per il suo costo elevato, è raramente usato per qualche faro di grande atterraggio. V.
Candela.
Col nome di Faro si designa pure l'opera muraria su cui la sorgente luminosa è installata.
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Faro di grande atterraggio: faro la cui altezza sul mare e la cui potenza luminosa sono tali che il suo avvistamento avviene a grande distanza (da 25 a 40 miglia) e permette quindi alle navi di riconoscere la terra da lontano e di avere in tempo una nozione abbastanza precisa della loro posizione rispetto al luogo di approdo (atterrare). Generalmente è costruito su una punta di terra osu una isola foranea.
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Faro galleggiante o
Battello faro: segnale luminoso installato sull'albero d'un piccolo bastimento, o semplice pontone, ancorato. Usato per indicare la posizione di secche un po' al largo dalle coste, e segnare la rotta di entrata sulle barre dei fiumi. Nei luoghi più riparati dal vento e dal mare può essere una semplice Barca-fanale.
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Faro a luce fissa: cioè continua e d'intensità costante.
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Faro a luce intermittente a periodi regolari: che ad intervalli regolari presenta delle ecclissi. (Faro a ecclissi).
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Faro a luce fissa a splendori: che ad intervalli uguali ha degli aumenti d'intensità luminosa della durata di un secondo o più.
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Faro a lampi: che ad intervalli brevi ed eguali si accende con luce vivissima per la durata di meno di un secondo.
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Faro a luce intermittente a gruppi di splendori o di lampi: che ad intervalli regolari presenta delle brevi ecclissi alternate con grappi di splendori o di lampi.
Alle caratteristiche sopra descritte sono da aggiungersi quelle derivanti dall'impiego delle luci verde e rossa (le sole in uso).
I segnali luminosi di secondaria importanza rispetto ai fari prendono il nome di Fanali.
(V. Corazzini III 128, VII 319; Encicl. It. XIV 829-836).
(Faro nel Davila [1630], ma nel senso di «
stretto » [v.] già nel Boccaccio, e
fare [v.]; franc. phare [1553]: dal lat. pharus, greco φάρος, in origine nome d'un' isola presso Alessandria [ora sobborgo], con un faro eretto da Tolomeo Filadelfo [sec. III prima dell'era volg.]: Bloch, Dict. étym. II 148; Corazzini III 128; Encicl. It. XIV 829).