Calumare1. — Mandare un cavo (o catena) dall'alto al basso in modo lento e di seguito: sia in mare, per ormeggiarsi o dare rimorchio, sia da un boccaporto nel deposito del cordame per riporlo, cogliendolo accuratamente. Questo termine non è usato nel maneggio delle catene delle àncore. Ant.
Calomare (v.), genov. Calümâ, napol. Maniare. In tale senso anche nel sec. XVII (Duez). Secondo Corazzini anche Columare. Venez. sec. XV:
Chalomar (v.).
— Secondo il Borghini (Vocab. di marina), citato dal Piccio (157), Calumare era usato per « l'abbassarsi della tenda, quando si mandava qualche morto alla sepoltura », o quando passava qualche personaggio vicino alla galera, mentre si salutava.
— Allentare, e anche tirare un cavo, una rete, una barca, da un luogo all'altro. (Crusca). Venez. Calumàr, o Calomàr le còrde o le gómene. V.
Calòma.
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Calumarsi: di un uomo imbracato con una corda, che si lasci calare lungo un albero od una vela o fuori bordo, per compiere qualche lavoro.
(In venez.: calumarse drio a uno « calarsi dietro a uno », calumàr una scatola, un fazzoleto « rubarli », calumàr « alluciare, guatare, squadrare da capo a piedi » [anche lumàr], ecc. Le etimologie proposte non sono sicure: Zeitschr. Rom. Philol. XXV 497, XXVII 614; Rohlfs, Etym. W. unterit. Gräzität 869; Silloge Ascoli 568; Studi Glott. VII 193; Meyer-Lübke, Rom. etym. W. 1535).