Invasatura. — Sistema di grosse travi e cordami formanti nell'insieme una specie di grande slitta destinata a far scendere in mare una nave all'atto del varo. Si costruisce sullo scalo dove è impostata la nave da varare e si compone principalmente di due lunghi travi detti Vasi, disposti longitudinalmente a dritta e a sinistra della chiglia, collegati con travi trasversali detti Scontri, alternati con legature in catene e in cavo. Per far poggiare la nave sulla slitta si sovrappongono ai vasi varii strati di pezzi di legno
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(sopravasi, cunei, cuscini, ventriere, queste ultime sagomate secondo le forme della carena). Alle estremità prodiera e poppiera non si mettono pezzi frazionati, ma interi che si chiamano Colonne e sono più alti e più robusti degli altri e portano degl'incavi per le legature delle trinche, che vanno da una colonna all'altra passando sotto la chiglia. Per far gravare la nave sull'invasatura, in maniera da poter abbattere le taccate dal di sotto della chiglia e togliere i puntelli prima del varo, si mettono in forza i cunei sollevando così leggermente la nave.
Tra i vasi e le sottostanti suole dello scalo s'introduce uno strato di miscela lubrificante per diminuire l'attrito nel varo. Al momento del varo si tolgono le ultime ritenute e si mettono in azione, all'occorrenza, i mezzi di spinta finché la nave e l'invasatura scendano in mare. Questa, quando la nave galleggia, se ne distacca per il proprio peso e viene ritirata a terra. Se però la nave è di grande portata, l'invasatura le viene collegata per mezzo di robusti tiranti, perché le rimanga attaccata durante il varo, e viene poi liberata mollando i tiranti.
L'invasatura serve anche per fare l'operazione inversa del varo e cioè per tirare la nave in secco su di uno scalo d'alaggio per il carenamento o per altri lavori allo scafo. (Parrilli).