Terzarolo, Terzaruolo

Dizionario di Marina - Reale Accademia D'Italia - Roma

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Terzarolo1Terzaruolo1, . — Ciascuna delle porzioni di una vela che si possono sottrarre all'azione del vento per diminuire la superficie esposta, ripiegando la tela lungo il pennone o l'antenna, ovvero sopra sé stessa, e assicurandone le pieghe con gerli o con mataffioni. Con vento fresco si prende una mano di terzaruoli alle gabbie, e, aumentando la forza del vento, si prendono altre mani di terzaruolo alle gabbie stesse e si estende il terzaruolamento alle vele basse. Tarant. Ntirzarulata. Detta porzione non sempre corrisponde alla terza parte della vela. Ogni terzarolo è rinforzato trasversalmente da una benda cucita alla tela e fornita
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di occhielli, per le guide o per i mataffioni di terzaruolo, e di brancarelle. Il numero dei terzaruoli è di 1 o 2 per le basse vele, 3 o 4 per le gabbie semplici, 1 o 2 per la gabbia superiore delle doppie gabbie, 2 o 3 per la randa. Nelle vele quadre i terzaruoli sono paralleli al pennone e si prendono piegando la tela verso la parte superiore. Nelle rande, 1 o 2 dei terzaruoli sono paralleli al boma e il 3° è disposto obliquamente e la tela si piega verso il basso e si lega al gratile di scotta. Le vele delle tartane e le vele latine hanno i terzaruoli presso l'antenna, ma con l'orlo inferiore un po' inclinato sotto di questa (Baistrocchi 120). Non hanno terzarolo i fiocchi, le vele di straglio, i velacci e i contro. — (Ant.) La minore delle vele d'una nave. (V. citazioni nella nota etimologica). — Terzaruoli bassi: quelli della fila più bassa. Anche Bassi terzaruoli. (Fincati). Stratico: Terzaruolo basso o inferiore. V. Barile. — Terzaruolo di caccia (disus.): la prima mano dei terzaruoli delle gabbie. (Fincati). — Terzaroli di cautela: «quelli che si usano pigliare ogni sera alle gabbie, così per esercitarvi l'equipaggio, come per esser presti ad ogni successo nella notte se il vento rinfresca, come sovente accade. In genere la prima mano ». (Guglielmotti). Non è in uso. Il prendere una mano di terzaruoli fa parte delle esercitazioni e delle precauzioni quando il vento tende a rinfrescare; ma non si usa prenderla per principio ogni sera, né farlo per esercizio tutte le sere. Forse si usava anticamente sui bastimenti che non avevano le doppie gabbie. — Terzaruoli di gabbia: cariche di bolina. (Saverien). — Terzaruolo inferiore: v. Terzaroli bassi. — Terzaruolo primo: v. Terzaruolo superiore. — Terzaruolo superiore: terzaruolo della prima mano. Anche Terzaruolo primo. (Stratico). — Bassi terzaruoli: v. Terzaruoli bassi. — Bende (dei terzaruoli): v. Benda. — Binde (dei terzaruoli) (disus.): v. Binda, Benda. (Stratico). Anche Fasce. (Stratico). — Borose di terzarolo: cordicelle alle bende di terzaruolo, per tesare la vela e legarne le nuove impunture alle estremità del pennone. — Brancarelle di terzarolo: quelli di cavo incordonati al gratile o passanti per due occhielli agli estremi della benda del terzarolo, sui due orli laterali della vela. — Controborosa di terzarolo (v.). — Fasce (dei terzaruoli) (ant.): bende. (Stratico). — Gaschette dei terzaruoli (ant.): matafioni. (Stratico). — Impunture di terzarolo: angolo d'inferitura del terzarolo. — Mani di terzarolo: ciascuna delle parti nelle quali si divide in altezza la zona dei terzaroli. V. Mano. — Matafioni di terzaruolo: v. s. Matafioni. V. Gaschette. — Occhietti de' terzaruoli (disus.): occhielli. (Stratico). — Paranchino dei terzaruoli: v. s. Paranchino. (Stratico). — ESSERE A TERZARUOLI BASSI: aver preso tutti i terzaruoli, e trovarsi con le vele diminuite di superficie quanto possono esserlo, cosa che si fa quando il vento è molto violento. (Stratico). — FAR UNA MANO DI TERZAROLI (frase di gergo dei pescatori adriatici delle Marche): nascondere del pesce nella rimboccatura dei calzoni, per portarlo con sé di nascosto. (Provenzal, Usanze e feste 83). — Per celia, in una facile associazione d'idee con la ridotta dimensione di un vela terzarolata, un marinaio dirà che gli danno da bere con una « mano di terzarolo » qualora gli venga riempito il bicchiere a un livello inferiore a quello consentito dalle buone usanze. (Bardesono). — FARE IL TERZAROLO (ant.): v. s. Fare. (Crescenzio, 1602, p. 70; Pantera). (Tommaseo e Bellini). Pantera (1614, p. 214): . . . il marinaro . . . servasi del terzarolo della borda, o del marabuto, vela di minor corpo, e, quando il vento venisse crescendo, o soffiasse a rafiche, faccia il terzarolo all'istesso marabuto . . . — LASCARE I TERZAROLI: distaccare i mataffioni, che tengono una parte di vela ripiegata sul pennone, per presentare al vento una superficie maggiore, allorché il vento è più moderato. (Corazzini). Non è in uso. Si dice Mollare, Sciogliere, Togliere i terzaruoli. — LEGARE I TERZAROLI: prendere i terzaruoli. (Guglielmotti, colonna 1833). Non è in uso.
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MOLLARE I TERZAROLI: scioglierne i mataffioni e le borose. (Stratico). — PRENDERE TERZARUOLI: v. s. Prendere. — PRENDERE I TERZARUOLI: v. s. Prendere. — PRENDER L'ULTIMA MANO DEI TERZAROLI: ripiegare anche l'ultimo terzarolo dopo aver già ripiegati gli altri, riducendo così al massimo la superficie della vela esposta al vento. Si fa in caso di vento molto forte. — SCIOGLIER MANI DI TERZAROLO: mollare, sciogliere i terzaruoli. — SCIOGLIERE I TERZAROLI: v. s. Sciogliere. — SERRAR MANI DI TERZAROLO: prendere i terzaruoli. Le voci di comando relative ai terzaruoli propriamente detti sono: — Pronti a prendere (pigliare) i terzaruoli alle gabbie!Pronti a mollare (sciogliere) una mano di terzaruoli alle gabbie! (V. anche Guglielmotti). (Basso lat. terzarolus, 1255; terzarolius, 1268: Jal; Francesco da Barberino: terzaruolo; Dante: terzeruolo, nel senso di vela minore della nave. Buti: Artimone è la maggior vela che abbia la nave, terzeruolo è la minore; imperocché la nave porta tre vele: una grande, che si chiama artimone; una mezzana, che si chiama la mezzana; e un'altra minore, che si chiama terzeruolo: Tommaseo e Bellini. Dovette avere il nome di terzaruolo dal fatto d'essere la minore delle tre. Fare il terzaruolo venne quindi a dire etimologicamente « fare la vela piccola come un terzaruolo ». In uno Stratto di gabelle del secolo XV terzeruoli son detti i « fazzoletti »: Tommaseo e Bellini).