Bragozzo è definito nel GDLI, sostanzialmente, come nel Dizionario di marina: «Barca da pesca (usata nell’alto Adriatico), pontata, di forme rotonde e tozze, falcata nei bordi, con prua alta e rigonfia, con due alberi con vele a terzo (dipinte a vivaci colori) e asta di fiocco con uno o due fiocchi». Importante l’aggiunta relativa alla colorazione delle vele, di cui tiene conto anche il Vocabolario Treccani, per il risvolto culturale; infatti le tipiche decorazioni dipinte sullo scafo e la simbologia delle vele costituivano una sorta di araldica piscatoria che permetteva di identificare le famiglie dei pescatori e la plurisecolare dinastia di mestiere. Parola accolta come «di gergo» da Panzini (1942), è registrata nei dizionari contemporanei che non sempre accolgono l’altro significato di ‘rete a strascico rimorchiata da una sola imbarcazione’, presente, sulla scorta del Dizionario di marina, nel GDLI, e, fra i dizionari dell’uso, nel GRADIT.
Parola di «etimologia discussa» (DELI), forse da braga nome di una rete a foggia di ‘braca’ (DEI) o dal veneto barga per barca (Prati 1937, p. 156). Bragoto (o traturo da strazzin) era una rete a strascico dotata di cogolaria usata dai chioggiotti (Ninni 1881, p. 22). Si veda anche bragagna, rete a strascico e barca da pesca a tre alberi, un termine che deriverebbe, secondo il DEI, da argagna (gr. orgánion, attrezzo) e braga, ossia braca.
Nel Cinquecento, a Pesaro, con il termine bragozzo/bragoccio si designa un sistema di pesca e, al contempo, la rete unitamente a tutto il corredo di supporto per esercitarla. Il bragozzo da pescare risulta costituito da due barche, una grande, l’altra più piccola (gondola piscatoria), che pescano in coppia. Il bragozzo cinquecentesco era utilizzato per la pesca a strascico a media distanza, ben spiegata dal poligrafo Ludovico Agostini (1536-1609) che, nelle Giornate Soriane, annota:
[…] fummo in puoco spazio di tempo condotti ad alcune barche, le quali coi bragocci pescavano, che sono reti strette e curte per la metà delle tratte, con un cogollo dov’in cerchio terminando s’aggirano, con le quali si pescano in alto mare le sfoglie […] (Agostini 2004, p. 160).
Queste barche da bragozzo erano dotate anche di altri attrezzi da pesca, quali il sardellaro e gli ami per la pesca a pelago. La comparsa e rapida diffusione, nel secondo decennio del Seicento, della pesca a tartana, esercitata con l’uso di una sola imbarcazione, porta all’abbandono di questa tecnica più antica, come testimoniato da un cronista pesarese: «a pescar con dette tartane si pesca con una barca sola con più facilità e manco persone», un buon motivo dunque per dismettere il vecchio sistema.
Nel Seicento non si documenta l’esistenza di una tipologia navale con il nome di bragozzo. Solo nei decenni centrali del Settecento, a Rimini, primo porto peschereccio dello Stato Pontificio, si documenta l’attività di «barchette picciolissime» denominate baragozzi per la pratica della pesca in coppia che stava prendendo piede tra le marinerie dell’alto e medio Adriatico. All’epoca si impiegavano solo tre uomini di equipaggio e probabilmente erano simili ai bragozzetti della tradizione. Tra tardo Settecento e Ottocento si impone quindi la nuova tipologia navale, denominata bragozzo, con precisi caratteri distintivi che ben si evincono nei disegni, stampe, raffigurazioni pittoriche, modelli, fino alle fotografie d’epoca. Gustavo Brunelli definisce il bragozzo «originalissimo peschereccio», tipico della marineria di Chioggia, e ne descrive le caratteristiche con queste parole:
Il bragozzo è una barca d’alto mare a fondo piatto con l’asta di prora ricurva e fornita di un ferro lucido, si allarga e ritorce sopra verso l’interno […]
L’armeggio del bragozzo consiste in due alberi, quello di poppa è molto grande e quello di prora piccolo e pendente ed è chiamato albero di trinchetto. Pende verso prora onde poter aver più posto nelle manovre ed operazioni di bordo. La vela di poppa è molto grande e fornita di diverse corde, parte per abbracciare i pennoni od antenelle, parte per essere di rinforzo. […]
Bragozzo è barca specialmente adoperata per l’alto mare dai pescatori veneti; è lungo 10-12 metri, di quattro a dodici tonnellate di registro, e con quattro a cinque uomini a bordo; come i Trabaccoli è dotato di due vele al terzo. Pesca talvolta isolatamente mediante buttafuori, sporgenti a poppa ed a prua, ed ai quali si attaccano gli estremi dei cavi di una rete a sacco che quando la barca spinta dal vento va di traverso, è tratta a radere la superficie del letto del mare, oppure più spesso il bragozzo si arma accoppiato a paranza. Quando due bragozzi vanno di conserva secondo il vento e traggono ciascuno l’estremità delle ali di una rete anche maggiore (coccia) si ha la pesca a coccia […] (Brunelli 1931, pp. 167)
Nota bibliografica