Nauta

Nauta ‘marinaio, navigante’ è parola di eredità latina (nautăm), proveniente dal greco (ναῦτης), di uso antico e letterario. Presente in una traduzione dal latino della seconda metà del XIV secolo (TLIO), entra nella IV edizione del Vocabolario degli Accademici della Crusca (1729-1838) con citazione dall’Orlando furioso (canto XV 68) di Lodovico Ariosto che qui ha però naute, mentre ha nauta, in senso figurato, nel canto XXVIII 101. Successivamente si trova, ad esempio, nella lirica di Giosue Carducci e di Gabriele d’Annunzio; in prosa nei Mille di Giuseppe Garibaldi. Del resto, come constata Giulia Petracco Sicardi, in epoca medievale prevale marinarius: «Scriba e nauta designano rispettivamente lo scrivano della nave e il marinaio. Sono termini rari nelle consuetudini marinare medievali in confronto a marinarius e a scriptor o scribanus» (1974, p. 51). In ambito giuridico nauta è presente ancora nell’Ottocento.

  • In parole composte da due sostantivi, nauta si colloca in seconda posizione; si tratta, in genere, di formazioni colte, che hanno come capostipite il greco ᾿Αργοναύτης (argonauta), nome dato agli eroi, capeggiati da Giasone, che andarono alla conquista del vello d’oro. Il primo elemento del composto è il nome della nave, Argo, su cui si imbarcarono per raggiungere la Colchide. Raro l’uso figurato: argonauta ‘navigatore avventuroso’. Formazioni relativamente recenti sono motonauta ‘chi naviga su una imbarcazione a motore’, datato 1917, e, con la diffusione del battello pneumatico con motore fuoribordo, usualmente chiamato gommone, gommonauta (1979) di uso ristretto, per ‘chi è appassionato di viaggi in gommone’. Non più il natante, ma gli spazi “navigabili”, entrano nei composti aeronauta ‘chi naviga nell’aria con l’aerostato’ (1784), astronauta (1937), poi il sinonimo cosmonauta (1961), fino a internauta (1996) termine tecnico che designa ‘chi naviga in internet’.

  • Da auta si ha nautico (già nel greco ναυτικός e nel latino nautĭcus) ‘attinente alla navigazione’, aggettivo di largo impiego, attestato nel XIV secolo, presente anche in molte parole polirematiche di ambito tecnico: carta nautica, miglio nautico, sala nautica. L’aggettivo, unito a istituto (vedi lemma), designa le scuole secondarie che formano alle attività marittime, oggi “Istituti tecnici nautici”; dal 1864 al 1866 si succedono decreti reali che riorganizzano l’istruzione nautica riconoscendo scuole già esistenti e istituendone di nuove.
    Nel Dizionario di marina sono già chiosati «antichi», compasso nautico, strumento per il carteggio, in realtà ancora oggi in uso, e giorno nautico che aveva inizio a partire da mezzogiorno e che troviamo ancora descritto in diversi manuali ottocenteschi di navigazione. Da Enrico Fileti, Nautica stimata ad uso dei capitani marittimi e degli istituti nautici, Palermo, Carlo Clausen, 1891, p. 275:

    In mare è in uso il giorno nautico, che si computa da un mezzodì all’altro, come il giorno astronomico; ma si divide in due periodi 12 ore ciascuno, pomeridiane ed antimeridiane, e la giornata s’intitola [nel giornale di bordo] come: sabato 6 a domenica 7 luglio 1890.


  • Dalla metà del XVI secolo è attestata nautica, ossia «scienza e tecnica della navigazione che si occupa dell’attrezzatura, della costruzione e della manovra navale, dell’astronomia e della meteorologia applicate alla navigazione, ecc.: trattato di nautica» (GRADIT). La parola, che ha origine nel greco ναυτική che sottintende τέχνη ‘arte’, entra per la prima volta nella IV edizione del Vocabolario degli Accademici della Crusca con una citazione tratta dal Quinto libro degli elementi d’Euclide, ovvero Scienza universale delle proporzioni (1674) di Vincenzo Viviani.
    In una seconda accezione, di uso oggi corrente, nautica designa la pratica della navigazione come attività sportiva e di svago.
  • Annalisa Nesi



    Nota bibliografica

    • Giulia Petracco Sicardi, Contributo linguistico agli studi sulla Tavola Amalfitana [memoria del novembre 1972], in Memorie dell’Accademia delle Scienze di Torino, Classe di Scienze Morali, Storiche e Filologiche, IV s., XXIX 1974, pp. 1-62.