Lodovico Ariosto, Orlando furioso, Ferrara, Francesco Rosso da Valenza, 1532.
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Canto XV 68
Glie ver che ‘l Negromante venuto era
Alla battaglia con vantaggio grande
Che seco tratto in campo havea una fera
Laqual si truova solo in quelle bande,
Vive su ‘l lito, e dentro alla rivera
E i corpi humani son le sue vivande
De le persone misere & incaute
De viandanti, e d’infelici naute.
Canto XXVIII 101
Il Monacho ch’a questo havea l’orecchia
E per soccorrer la giovane incauta
Che ritratta non sia per la via vecchia:
Sedea al governo qual pratico nauta,
Quivi di spiritual cibo apparecchia
Tosto una mensa sontuosa e lauta:
Ma il Saracin che con mal gusto nacque
Non pur la saporo che gli dispiacque.
Francesco Costantino Marmocchi, Corso di geografia universale sviluppato in 100 lezioni, Torino, Società editrice italiana, 1853 [1840-431], vol. II, p. 127.
Tutte le parti del Deserto prossime all’Atlantico, come tra Uady – Nun ed il capo Bianco, sono ventilate dall'aere della marina, che, a torrenti, precipitasi sulla terra infuocata. Nello spazio di mare che è tra le isole Canarie e quelle del Capo Verde, la superficie delle acque, coperta dal varec, prende aspetto di vastissima prateria. Quivi il nauta, che dirige il suo corso verso la foce della Gambia, vede improvvisamente abbandonate le vele del suo vascello dal placido ma regolare soffio del vento aliseo; i venti di ponente, a poco a poco, crescono di forza, e minacciano portarlo a certo naufragio sugli inospiti lidi del Deserto. La cagione di questo vento è là, nell’interno del Ssahara. A contatto della sabbia ardente, l'aere si rarefà; e rarefatto, s’innalza in direzione perpendicolare, lasciando vacui immensi; i quali, per legge d’equilibrio, l’aria marittima, più densa perché più fresca, viene nell’istante a riempire. Da simil cagione è prodotto il cambiamento delle brezze di terra e di mare, che su tutte le coste spirano alternamente a certe date ore del giorno e della notte (1) . . .
1) Per esempio, il maestrale, che, nella state, sui littorali italiani del Tirreno spira, presso a poco, dalle 9 del mattino alle 6 della sera.
Naufragio di merci, in Giornale pratico-legale, contenente l’estratto dettagliato delle più interessanti decisioni dei tribunali collegiali in Toscana, non escluso il regio supremo consiglio di giustizia di Firenze, e corredato di argomenti, sommari, e motivi per l’intiero incominciando dal gennajo 1815, I, 1815, [stampa 1817], pp. 434-435.
NAUFRAGIO DI MERCI
La prova che, il Naufragio, e deperimento delle Merci è accaduto per caso fortuito senza colpa del conduttore è a carico del medesimo, Dec. pag. 267. num. 1. Il Nauta non è tenuto ad alcun risarcimento, quando il deperimento delle merci è accaduto senza di lui colpa, ivi, pag. 268. num 2.
Il Naufragio accaduto per non aver potuto il Nauta regolare il navicello mediante la rottura del remo è imputabile al Nauta per una maggiore, o minor colpa del medesimo, ivi, pag. 270. num. 4.
Il Nauta è sempre in qualche grado di colpa, quando il fiume essendo gonfio d’acque non scansò il pericolo, o con l’approdare in luogo, e tempo opportuno, o con provvedersi prima della partenza di un remo, che potesse resistere all’impeto dell’acque, ivi, num. 5.
È pratica costante fra i Navicellai di non condurre in tempo di gran piena il Navicello colla guida di un solo uomo; ma in tal circostanza si servono secondo il bisogno dell’opera di due, o tre persone, ivi, pag. 271. num. 6.
La presunzione Legale, che il Naufragio delle merci mediante alcune circostanze sia accaduto per colpa del Nauta, non può togliersi dalla speranza, o l’opinione, che egli abbia avuta di evitare il pericolo sull’esempio di un altro Nauta, che lo ha preceduto pochi passi nel viaggio, e che felicemente ha salvato il suo navicello, ivi, pag. 272. n. 7.