Stravento ‘nodo di vento, folata di vento’ (venez. Dizionario di marina); ‘vento particolarmente violento’, è parola derivata da vento (latino ventum) e dal prefisso stra- (latino extra) che indica, in questo caso, eccesso, superamento di un limite, si riferisce a un vento con caratteristiche fuori dal consueto che possono riguardare la direzione e l’intensità.
La voce non è registrata nei dizionari sincronici contemporanei, né la si trova nel Vocabolario degli Accademici della Crusca e nel Tommaseo-Bellini; è però presente in due grandi opere lessicografiche abbastanza recenti, il GRADIT e il GDLI, con il significato di «folata di vento che spira di traverso; scroscio di pioggia che, spinta dal vento, cade obliquamente» e glossata come di area settentrionale. Entrambi i dizionari registrano anche la locuzione avverbiale a/di stravento «di traverso, obliquamente».
Per il sostantivo, il GDLI dà come prima attestazione un passo dalla Piazza universale di tutte le professioni del mondo (Venezia, 1601, I ed. 1585) di Tomaso Garzoni: «C’intervengono per legni dolci... le tavole communi da chiudere i straventi» (p. 871). Si trova poi in opere di altri autori, tutti settentrionali: Piero Jahier, Carlo Linati, Carlo Emilio Gadda, Giorgio Manganelli. Nella forma non “italianizzata” stravent, è anche presente nella letteratura dialettale, soprattutto milanese, da Carlo Maria Maggi a Carlo Porta.
Costituto di paron Gaetano Bianchini, conduttore del tartanone Perilli […] (19 marzo 1787).
Partimmo con detto tartanone da questo porto venerdì dell’antecedente scorsa settimana 9 corrente verso le ore 12. Tutto il giorno e la notte andammo sempre a vela. Sabato mattina essendo stravento alla via di Veruda a mezzo mare circa lontano 30 miglia da terra calammo il ferro per assicurare la barca. […].
(Maria Lucia De Nicolò, Rimini Marinara, vol. I: Istituzioni, società, tradizione navale, Secoli XIII-XVIII, Gradara, BCC Banca di Credito Coperativo Gradara, 2008, Appendice documentaria Costituti del 1787, p. 205)
Si trova, seppure in relazione a usi tecnici, anche in testi istituzionali; si parla per esempio di acqua penetrata «per stravento» in una sentenza del Tribunale civile di Como del 1910 e anche in un Ordine di Servizio sulla «Bagnatura delle merci nei carri chiusi e visite al riguardo» pubblicato sul “Bollettino ufficiale delle ferrovie dello Stato” del 1913 (VI/44). Probabilmente grazie alla sua presenza nel Dizionario di marina, appare anche in testi che riguardano la Marina militare, sia di poco successivi all’uscita del dizionario, sia più recenti (vedi scheda letteraria). L’uso sussiste ancora oggi soprattutto in area emiliano-romagnola, in cui troviamo il termine nel linguaggio dei media online, spesso associato nei titoli a bomba d’acqua (Bomba d’acqua e stravento, alberi caduti, strade interrotte, auto danneggiate) o a pioggia battente: Pioggia battente e stravento, cadono alcuni alberi sulle strade. E sicuramente è vitale nella lingua dei pescatori della Regione come testimoniato da Maria Lucia De Nicolò nel suo Microcosmi mediterranei (cap. VI: La pesca “a pelago”, p. 168).
[1]Si ringrazia Barbara Patella che ha condotto per noi un’indagine sul posto.
Nota bibliografica: