Tommaso Niccolò d’Aquino, Delle delizie tarantine, opera postuma, I ed. di Cataldo Antonio Atenisio Carducci, Napoli, Stamperia Raimondiana, 1771, libro II, p. 163.
Stringonsi ratto i ben frapposti lacci
in doppio giro avvolti, onde robusto
sia il muro a’ tonni fra ta’ chiusi impacci.
Ma tengan stretto l’adito ed angusto
i gripi; che se alcun sia che rintracci,
onde libero uscirne, il sentier giusto;
senz’altra speme fuggiran di botto,
voto lasciando l’ampio ordigno, e rotto.
Giuseppe Vatova, Raccolta di proverbi istriani, opera postuma, II ed. rivista e accresciuta con introduzione di Giovanni Quarantotti, Venezia, Tip. ITE, 1963, p. 412.
Chi vol sentir (provar) le pene de l’inferno – vadi pescar col gripo (vada a gripo nel palù; sul palù del porto a gripo) d’inverno: Capodistria.
El palù del porto, a cui si accenna, è quello a destra per chi va verso Semedella. Vi batte la bora.
Olivo (Ivo) Contesini, La pesca ieri [estr. da “Isola nostra”, 94 1973], in Ferruccio Delise, L’Isola dei pescatori. Contributi per una storia della pesca a Isola, Isola, Edizioni Il mandracchio, 2010, pp. 330-331.
Lenta, faticosa, ritmica e filosofica era la pesca con il gripo. Normalmente l’equipaggio era composto da due pescatori taciturni e in certo modo rassegnati. Nelle notti senza luna a decine di metri dalla costa tiravano il fero [l’ancora] e allontanandosi dalla riva, percorrendo la zona da rastrellare buttavano a mare il gripo, fissato ai pali di poppa e di prua. Seduti uno a fianco dell’altro, parlando a monosillabi, consolandosi ogni tanto con una bottiglia di vino di struco, con una pazienza da certosini si aggrappavano ai pioli, alternati e lucidi per l’uso, dell’arganello, che con ritmo sonnolento tirava la corda, mentre nella parte posteriore il gripo scopava il fondo liscio del mare, inclinando tutte le seleghe o sture che si opponevano alla travolgente avanzata. Quando si arrivava al gropo segno di fine corsa, un risveglio improvviso animava i due pazienti dal forzato e sonnolento tira-tira e con agilità sorprendente si lanciavano ai posti di combattimento, uno a prora e l’altro a poppa per tirare velocemente il gripo a bordo. Nell’imbutiforme e lungo sacco, bello e gonfio più di alghe e baro del fondo, mescolati apparivano i guati, la menudaia composta da schile, spareti, lepi, noni, bisatini, angodele, qualche giral e nei casi più fortunati qualche seppia, folpo o calamaro…