Navichiere

Feo Belcari, Volgarizzamento delle vite de’ santi padri e del Prato spirituale, V ed., Napoli, Stamperia del Vaglio, 1852, vol. V, pp. 51-52.


LXXXIIII. Come il predetto vecchio fu pregato da un navichiere che facesse andar la sua nave in mare.

Dicevano a noi i padri del medesimo luogo ancora di lui questo: che ventiquattro miglia distante dal monasterio è un luogo da mercatanti, il quale è dello Sutile promontorio, nel quale un navichiere avea una nave di trenta mila moggia; e, volendola conducere in mare, due settimane si affaticò con molti lavoranti; ed avea ogni dì trecento operai, e non la poteva dal suo luogo muovere; perocché da pessimi uomini la nave era stata incantata. Era adunque in grande tribulazione […] e il navichiere, veduto il vecchio, e conoscendolo santo uomo, gli disse: Fa orazione, signor padre, per questa nave, perocché per arte magica non può discendere in mare. Disse a lui il vecchio: Va, fa che io mangi, e Dio ti ajuterà (e questo disse il vecchio acciocché il navichiere andasse a casa). Quando egli fu ito, si accostò il vecchio solo alla nave, e tre volle gittossi in terra pregando Dio, e segnò tre volte la nave con lo segno della santa croce nel nome del nostro Signore Gesù Cristo. E venendo il vecchio nella casa del navichiere, gli disse: Va alla tua nave, e conducila in mare. Il navichiere, alle parole del vecchio credendo, andò con pochi, e traendo la nave, prestamente in mare la condussero, e tutti glorificarono Iddio.




Teseo de Lectis, Un italiano a Missolongi, Milano, Carlo Barbini Editore, 1874 (Canto I 49).


Quasi è la ciurma a più vogar restìa,
Da’ lunghi sforzi inutili spossata:
Vira; spiega altri fiocchi; a quel di pria
Ritorna; ogni manovra è invan tentata.
Il giovin navichiere il canto oblìa,
Che amor gli valse dalla bella amata;
Non hanno gli altri a novellar più accenti
Di porti scorsi, di già viste genti.




Giovanni Pascoli, Italia! Orazione ai giovani allievi della R. Accademia Navale nel cinquantenario del Regno, Bologna, Zanichelli, 1911, pp. 9-10.


II.

Il popolo degli Itali era sparito, e il nome d’Italia viveva la sua debole vita di favilla. Nella grande pianura formata dalle alluvioni dei ghiacciai alpini, dimoravano su palafitte, nuovi sopra venuti, forse i misteriosi etruschi e i veneti; e gli umbri e gli oschi popolavano le montuose regioni che formavano la spina della penisola. Ma tutti, premuti gli uni agli altri, scendevano lentamente e continuamente verso mezzogiorno. E dal mare giungevano e sulle coste si fermavano altri mercanti e coloni. Nella pianura ondulata che si era alzata al chiaror dei vulcani, e dove sulle rive del fiume che la divideva, erano sorti sette colli, pastori che volevano cessar della vita di erranti e di predoni, marinai e navicellai che volevano un luogo sicuro d’approdo e di commercio e dimora, chi sa? si accordarono a cinger di mura uno di quei colli e farvi una piccola città; e quel colle era il Palatino. I nomadi della terra e delle acque fondarono la città destinata a rimanere per sempre, la città dall’«immobile sasso». Il suo segno fu nei tempi più antichi una nave. Io immagino e sento che al rude aratro, che quelli inesperti fecero trarre a un toro e a una giovenca, disvincolantisi sotto il gioco e i muggenti d’amore di terrore, e condussero a tracciare il solco quadrato della città futura, a quell’aratro improvviso posero per vomere una prua. Non avevano altro. Ma quella prua solcò il mondo. I pastori diedero fuoco alle loro capanne di frasca. Sul fiume, balenante di quelli incendi, i navichieri cantavano. Roma era nata.




Victorius Von Bravetten, Cinque settimane in Zeppelin…, in “Numero. Settimanale umoristico illustrato”, III/57, 24 gennaio 1915.


Un Graf ignora il jus, il mos, il fas…..
Siamo su Londra, aspetti: la bombardo!»
Ma gridò in navichiere: «Sfugge il gas!»

Che disdetta! che stupido ritardo!
L’involucro, fin qui ben teso e sodo,
Si affloscia, e sfugge il gas senza riguardo!




Ruven Latiàni (pseud. di Corrado Fantoni), Confessioni di Fanciulla-Ytalia. Pente-conta Pandemica per la celebrazione di una nuova dea. Un Poema in versi e disegni, Milano - Udine, Mimesis, 2023, VII, 1-2.


troppo spesa nell’anima…
troppo poco nel mio corpo…
poco seria nell’amore…
lembo di molo, matura gamba estrema
io sul mare scosciata navighiera
mi srotolo peninsulare
[le fiumane varicose epigrafate,
dilatazione hesperide d’ydro-animale
geme in me l’etterna femmina vertebrale

Martina Fanini