Ippolito Nievo, Confessioni di un italiano, 1984 [18671, pubblicato postumo].
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Nei paraggi d’Ancona cominciò lo scirocco a darci noia ed attraversarci il cammino. Il trabaccolo chioggiotto resisteva bene; ma il vento opponeva migliori ragioni delle sue vele, e ci convenne calarle. Ormeggia di qua, ormeggia di là, ci misimo quattro settimane a toccar Manfredonia ov’io doveva sbarcare. Giunsi di là a Molfetta ch’eravamo ai primi di febbraio, e le cerne provinciali concorrevano sul confine dell’Abruzzo per opporsi col general Guglielmo Pepe all’invasione straniera da quella banda. Peraltro il grosso dei nemici si aspettava dalla strada romana, e l’esercito regolare gli si opponeva sotto il comando di Carascosa campeggiando sulla costiera occidentale fra Gaeta e gli Appennini. Io sbrigai le mie faccende in pochi giorni. Il vecchio curato era morto, ma aveva scritto il nome di mio padre fra i decessi nell’anno millesettecentonovantanove; rilevai regolarmente l’atto di morte, e mi affrettai al campo del general Pepe come erano le mie istruzioni.
Giuseppe Garibaldi, Cantoni il volontario. Romanzo storico, Milano, Enrico Politti, 1870, p. 158.
Era una notte di forte scirocco, e nell’Adriatico una di quelle notti lunghe invernali che incanutiscono la chioma all’ardito marinaro delle coste italiane. Nuvoloni neri neri, precipitati dall’impeto del vento, sembravano voler inghiottire due legni, l’uno grande caravella turca1 e l’altro un trabaccolo d’Ancona2 sua preda, che ambi tenevano il traverso colle loro vele di cappa ed aspettavano vento favorevole per recarsi in Africa, ove vendere la preda, e come schiavi gl’infelici che formavano l’equipaggio del trabaccolo.
Una pioggia sottile e gli spruzzi del mare che il vento saettava negli occhi degli individui di guardia, tormentavano le veglie3 e rendevano l’osservazione da prora difficilissima. La caravella, che aveva catturato il trabaccolo, a bordo del quale era stato messo un capitano con otto uomini, mantevasi [sic] al vento della sua preda colle sole vele di cappa4, e ad onta dell’oscurità della notte e del tempo pessimo con fanali e molta attenzione procurava di tenerla alla vista.
Tutto l’equipaggio cristiano del trabaccolo era stato chiuso nella stiva incatenato, e solo il novizio di bordo di diciotto anni era stato lasciato sulla tolda per coadjuvare l’equipaggio turco nelle manovre e porgere allo stesso quanto richiedeva.
Gabriele D’Annunzio, San Pantaleone, Firenze, Barbèra, 1886, pp. 290-292.
Il martirio di Gialluca [poi in Novelle della Pescara col titolo Il cerusico di mare]
Il trabaccoloTrinità, carico di fromento, salpò alla volta della Dalmazia, verso sera. Navigò lungo il fiume tranquillo, fra le paranze di Ortona ancorate in fila, mentre su la riva si accendevano fuochi e i marinai reduci cantavano. Passando quindi pianamente la foce angusta, uscì nel mare.
Il tempo era benigno. Nel cielo di ottobre, quasi a fior delle acque, la luna piena pendeva come una dolce lampada rosea. Le montagne e le colline, dietro, avevano forma di donne adagiate. In alto, passavano le oche selvatiche, senza gridare, e si dileguavano. […] Comandava il trabaccolo Ferrante La Selvi. I due fratelli Talamonte, Cirù, Massacese e Gialluca formavano l’equipaggio, tutti nativi di Pescara. Nazareno era il mozzo.
Essendo il plenilunio, indugiarono su ‘l ponte. Il mare era sparso di paranze che pescavano. Ogni tanto una coppia di paranze passava a canto al trabaccolo; e i marinai si scambiavano voci, familiarmente. La pesca pareva fortunata. Quando le barche si allontanarono e le acque ridivennero deserte, Ferrante e i Talamonte discesero sotto coperta per riposare. Massacese e Gialluca, poi ch’ebbero finito di fumare, seguirono l’esempio. Cirù rimase di guardia.
Mario Tobino, Sulla spiaggia e di là dal molo, Milano, Mondadori, 1974 [19661] , p. 30.
I viareggini erano ancora ai primi azzardi. Appena poterono, continuarono nelle costruzioni del loro genio. Dalle paranze passarono al trabaccolo, sempre per la pesca. L’aspirazione era laggiù, oltrepassare le colonne d’Ercole. Anche il trabaccolo fu costruito per necessità; secondo la loro disposizione, ma per necessità, per migliorare la navigazione. Le paranze erano piccole, due gemelline; e avevano una chiglia, che s’impunta nella rena, si ingroppa nel suo solco.
Viareggio è una spiaggia, ci voleva una barca più grossa, che pescasse da sola, fosse indipendente, avesse il ventre piatto per modo che col mare grosso potesse salvarsi, scivolare sulla spiaggia, mollemente arenarsi. I trabaccoli erano belli, la prua uguale al muso di un pesce, colorati di vivi colori, l vele tinte e disegnate.