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Stivale. — Attenente alla stiva. Così il Guglielmotti: ma un tale aggettivo è sconosciuto.

Stivaloco. — Misura da stivare. (Corazzini). Non è in uso.

Stivamento. — Stivaggio. (Parrilli). Poco usato. (Lo Stivamento della Crusca non ha significato marinaresco). — Ala di stivamento: v. s. Ala.

Stivare. — Eseguire lo stivaggio. (Crescenzio, ecc.). Consol. mare: Naviglio che stiverà di vettine, o altri vasi di terra. Crescenzio (109): Devesi adunque mettere la Saborra, e pesi, che istivano la Galea dall'una e l'altra banda, vicino al Centro o asse, che bilancia la Carena, mettendo nel Centro i più grevi: e poi di mano in mano proportionalmente, venendo verso l'una e l'altra estremità della Carena di Poppa e Proda, alleggerendo i pesi... — Mettere il pesce marinato a suolo a suolo nelle giare, intiero se piccolo, a pezzi se grosso. (Tommaseo e Bellini). — STIVARE A BECCHETTO: stivar balle di lana. (Corazzini). Sconosciuto. — STIVARE IL CENTRO D'UNA VELA: formare le gioie (stivare o far la panza) nel serrarla. (Dabovich). Non è in uso. — STIVAR A PIENO (sec. XVI): stivare con forza. (Consol. mare: Zaccaria, Elemento iber. 370). — STIVARE A RANGHI (Laugieri): non è in uso. Forse: Disporre nelle stive a strati successivi le merci in colli. — STIVARE ALLA RINFUSA: eseguire lo stivaggio di carichi sfusi, detti anche Alla rinfusa, e cioè di cereali, minerali, carbone. I carichi alla rinfusa hanno l'inconveniente della scorrevolezza, con conseguente spostamento del centro di gravità di essi lateralmente al piano di simmetria della nave e menomazione della stabilità di questa in mare ondoso. Si adattano perciò speciali disposizioni per impedire o limitare la scorrevolezza dei carichi alla rinfusa. — STIVARE A TRAVE, A TRAVO: stivar balle di bambagia e simili con l'argano. (Corazzini). Sconosciuto. — STIVARE IN VERDE (ant.): stivare roba in luogo umido, o stivar roba umida. (Consol. mare; Casaregis: Tommaseo e Bellini). — STIVAR ZAVORRA: zavorrare. (Stivare in Francesco da Barberino, Boccaccio, ecc., nella Fabbrica di galere venez., sec. XIV o XV, nel basso lat. genov., 1268, nel siciliano stipari: Jal. Dal lat. stīpare « stivare », non per mezzo dello spagn., portogh. estivar [Meyer-Lübke, Rom. etym. W. 8263], viste le attestazioni antiche del verbo italiano, mentre dall'italiano derivò facilmente estivar, che non ha documentazioni: Jal, s. Estiva. Stivare è forse dal genovese: Pieri, Arch. Glott. XV 199).

Stivatoio. — Strumento. Piombino. Misura da stivare. (Guglielmotti). Sconosciuto.

Stivatore. — Ciascuna delle persone specializzate nel lavoro di stivaggio delle merci. V. Capostiva. Contratto di Pisa del 1264: Stivator (basso lat.), Stat. d'Ancona (1397): Stivadorj (plur.). Carta pis. del 1396 (Edler 282), Consol. mare: Stivatore; genov. Stivadû (Jal, s. Stiva). — Stivatore giurato; Maestro stivatore (ant.): pubblico ufficiale esperto dell'arte dello stivare, il quale esamina la quantità delle mercanzie e delle munizioni che un bastimento può contenere; riconosce i pesi e l'ingombro che possono fare gli effetti di diversa natura, per regolare il prezzo dei noleggi. I di lui rapporti in caso di controversie sono accreditati in giudizio. (Stratico).

Stivatura (Term. sec. XIV). — Stivaggio. (Stat. d'Ancona, 1397: Jal).

Stivazione. — Stivaggio. (Corazzini, s. Stivaggio). Non è in uso.

Stivetta. — Piccola stiva. Gavone.

Stoccafisso. — Merluzzo seccato. (Il Baccalà è seccato e salato). Caro: Stoccafisso (Diz. di Bologna; Tramater); Botero (1591-1595): Saverien: Stocfis (Zaccaria, Raccolta 178). L'Oudin, traducendo Stoccofisso col franc. Stocfisch, aggiungeva che era parola di
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beffa, e che propriamente indicava il pesce secco mangiato sui vascelli. (Cfr. Bloch, Dict. étym. II 296; Valkhoff 226).

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