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Time charter (Ingl.). — Noleggio a tempo per il quale un contraente fornisce la nave armata ed equipaggiata all'altro, noleggiatore, il quale pagherà un nolo mensile ed eseguirà per proprio conto i trasporti che gli occorrono con tale nave in piena efficenza. Il noleggiatore non vuole il godimento della cosa, vuole che siano compiuti i trasporti per mezzo dell'organizzazione creata e mantenuta dal proprietario. (Sandiford 404-405). Il Berlingieri riferisce il contratto di imbrago esclusivamente alla locazione di nave non armata né equipaggiata e deplora che dalla dottrina e dalla giurisprudenza sia spesso usato lo stesso termine Time charter, che designa invece il contratto di noleggio a tempo. (M. Mazzantini, La vendita marittima, Roma, XV, p. 907). Il Brunetti chiama Time charter trasporto il contratto di noleggio, e Time charter locazione quello di imbrago. (Brunetti 46). Il Time charter locazione ha avuto largo sviluppo nell'immediato dopo guerra quando la richiesta di tonnellaggio era intensa: oggi è meno frequente, data la maggiore disponibilità. Il termine tecnico è sempre quello di Imbrago, ma comunemente si chiama Locazione o Affitto di nave.

Timo (Basso, lat. genov. sec. XIII). — Timone.

Timonâ (Genov.). — Colpo di timone. (Frisoni, 1910).

Timonara. — Timoniera. (Guglielmotti). Non è in uso.

Timonare. — Mettere e governare il timone. Significati offerti dal Guglielmotti, ma non usati in marina. Timonare usò il Citolini riferito ai pesci che nuotano (Timonar con la coda). (Tommaseo e Bellini).

Timonaria (Basso lat., venez. sec. XIII). — Timoniera. (Stat. venez., 1255: Jal).

Timonàrio. — Riguardante il timone. (Guglielmotti). Non è in uso.

Timonata. — Colpo di timone. (Guglielmotti). Non è in uso. Timonâ usano i Genovesi.

Timonato. — Fornito di timone. — Governato dal timone. Aggettivo e significati del Guglielmotti, non in uso.

Timone1. — Organo per dirigere e governare la nave, costruito in legno, in ferro o in acciaio a seconda del materiale dello scafo. Nelle navi in ferro si compone di un telaio di ferro fucinato o di acciaio fuso rinforzato da traverse e di un fasciame di lamiere che ne riveste le facce laterali. Dal telaio stesso nasce la testa del timone. Il timone s'incardina al dritto di poppa con un certo numero di cerniere, delle quali i maschi si chiamano Agugliotti e sono fissati alla pala e le femmine si chiamano Femminelle e sono fissate al dritto. Nei piccoli velieri e nelle barche il timone è incardinato esternamente al quadro di poppa. Agendo sulla barra o altro congegno fissato nella testa del timone, questo gira intorno al suo asse passante per i cardini e si inclina a dritta o a sinistra di un certo angolo, il cui limite varia dai 25° ai 40°. Se il timone viene lasciato in mezzo, la nave segue dritto per la propria rotta, sia nel moto avanti sia indietro, a meno che non intervengano forze estranee (vento, mare, corrente, effetto delle eliche) a farla deviare. Se, invece, viene inclinato da un lato, la pressione dell'acqua sulla faccia inclinata fa accostare la prora della nave dalla parte dell'inclinazione (a dritta col timone a dritta, a sinistra col timone a sinistra) nel moto avanti, e dalla parte opposta nel moto indietro. V. Governale (ant.). (V. l'articolo Timone nel Carena). — Ad Ancona nel XIV secolo, il capitano del porto faceva togliere il timone alle navi straniere per impedire che si stabilisse una concorrenza tra i navigli anconitani e quelli stranieri, per il nolo dei passeggeri. Quando le navi del paese erano provviste, le straniere potevano prendere dei passeggeri. — Uno statuto di Pesaro (1532) prendeva la precauzione di far portar via il timone a tutte le navi che arrivavano in porto, affinché non fossero in grado di partire prima di aver soddisfatto ai diritti del porto; i timoni smontati, erano inscritti, notati e depositati in luogo sicuro, sotto la guardia di un ufficiale preposto a questo ufficio. (Corazzini VII 77). V. anche s. Sequestro. — Guarnàcc (milan.): timone comune del barcón. — Pala (milan.): timone speciale del barcón. — Timoni accoppiati, con movimenti simultanei e simmetrici, sistemati ciascuno
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a poppavia dei propulsori e lateralmente al piano diametrale longitudinale. Furono costruiti per utilizzare meglio la spinta dell'acqua ed impiegati per rendere, in modo semplice, libera l'elica centrale, su navi a tre eliche; ma hanno l'inconveniente di costituire sistemazioni più ingombranti e relativamente meno solide. (Baistrocchi 393). — Timone aggiacciato (disus.): v. s. Aggiacciare. — Timone articolato: con pala articolata. Tipo ideato allo scopo di aumentare l'inclinazione della pala, ma poco resistente e poco pratico. (Baistrocchi 394). — Timone ausiliario: usato talvolta in aggiunta a quello principale, e posto a proravia di questo per aumentare le qualità evolutive delle navi molto veloci e per sostituire quello principale in caso di avaria. Anche Timone secondario (Baistrocchi 394). — Timone avariato: che ha subito dei guasti, generalmente alle trasmissioni, e, in qualche caso, all'organo stesso del timone. — Timoni ad azione razionale: quelli studiati allo scopo di ottenere ad ogni angolo di barra la miglior azione idrodinamica sotto il triplice riguardo della manovra della nave, del rendimento propulsivo di essa e della forza motrice del timone. Tipo di timone non esistente ancora. — Timon bavonesco (venez. sec. XIV o XV): timone alla navaresca. (Jal; Nebbia 36-38). (V. pure Corazzini VII 71). (Cfr. Baonesca a p. 64). — Timone a calcagnolo: « quello intaccato dabbasso, che posa dritto sulla sporgenza del calcagnolo alla chiglia, per garantirlo dalle scosse di fondo da sottonsù ». (Guglielmotti). — Timone a calumo (ant.): « quello prolungato dabbasso sotto alla chiglia, che si applica in acque profonde ai navigli di poca pescagione, per renderlo più efficace ». (Guglielmotti). Oggi si chiama Timone rientrabile entro apposita apertura. — Timone compensato: la cui superficie non rimane tutta a poppavia dell'asse di rotazione, ma è ripartita a proravia e a poppavia, in maniera da avvicinare all'asse stesso il centro di pressione, che nei timoni non coincide col centro di figura, per diminuire lo sforzo necessario da applicare alla barra. Il rapporto tra le due superfici, detto Rapporto, o Grado di compensazione varia da 0.10 a 0.20 per timoni sensibilmente rettangolari e può arrivare fino a circa 1/3 per altre forme. La compensazione adottata inizialmente per le prime navi corazzate, scemò d'importanza con l'introduzione dei servomotori, ma in seguito si è dovuto tornare ad essa a causa degli aumenti nella velocità e nella lunghezza delle navi. (Parrilli; Baistrocchi 392). — Timone composto: formato di varii pezzi di legno, ben connessi tra loro e con rinforzi metallici. (Guglielmotti). — Timone doppio: v. s. Sola (di deriva). — Timone equilibrato (Zito): non dell'uso; forse significa Timone compensato. — Timoni equicompensati: compensati per ogni angolo di barra. (Rivista Marittima, agosto 1935). Tipo, non ancora realizzato praticamente. — Timone di fortuna: v. s. Fortuna. (Parrilli, 1846). — Timone girevole sui cardini (Zito). Tutti i timoni sono girevoli sui cardini; per trovare un tipo differente bisogna risalire al timone latino. V. s. Timone alla navaresca. — Timone laterale (ant.): v. Timone latino. — Timone latino (sec. XV): v. s. Timone alla navaresca. Timone latino nel Cardini (1431), Timone alla latina nel Quirino (1431). (Jal). — Timone a mano: il cui movimento si effettua direttamente, manovrandone a mano la barra. Comunemente, però, si usa questa denominazione anche per indicare il movimento che si effettua per mezzo della ruota di governo a mano e di adatte trasmissioni meccaniche e rinvii, ma senza l'ausilio di un motore, o macchina del timone. — Timone alla navaresca (ant.): v. s. Navaresco. Guglielmotti: Timone navaresco. V. Timon bavonesco. Quello unito alla poppa con appositi cardini (agugliotti e femminelle). Secondo il Vocino (La nave nel tempo, fasc. II, p. XXIV) l'uso del timone alla navaresca fu iniziato sulle navi mediterranee dell'alto medioevo di tipo bizantino (dromone, chelandia, panfilo, acazia), sostituendosi gradualmente al Timone latino, costituito da due larghi remi a pala fissati ai due lati della poppa in modo
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che il timoniere governava facendo immergere la pala dal lato verso il quale doveva accostare la nave. — Timone per la navigazione nei fiumi: stabilito sul dritto di prora o rientrabile in apposita apertura. Si chiama Timone prodiero. (Baistrocchi 394). — Timone orizzontale dei siluri: comandato dal pendolo e dal piatto idrostatico per regolare la traiettoria del siluro nel piano verticale. — Timone orizzontale /orizzontali/ dei sommergibili: per i movimenti nel piano verticale relativi alla manovra d'immersione o di emersione o nei cambiamenti di quota. Sono quattro, situati lateralmente, due a poppa e due a prora, manovrabili accoppiati o indipendenti; quelli prodieri sono anche rientrabili. — Timone a penna: « quello che non potendo profondarsi sopra bastimenti piatti ed acque magre, diventa efficace per la sua sporgenza orizzontale », a guisa di pinna, che ne aumenta in senso orizzontale la superficie necessariamente ridotta in senso verticale. (Guglielmotti). V. s. Sola (II). — Timone da poliscalmo (ant.): in legno o in ferro, a seconda del materiale dello scafo; manovrato direttamente a mano con la barra nelle imbarcazioni a remi o a vela, e generalmente per mezzo di una ruota a mano in quelle a propulsione meccanica. (Corazzini). — Timone di poppa: sistemato al dritto di poppa della nave, per distinguerlo da quello prodiero quando questo esiste. (Corazzini). — Timone prodiero: per aumentare le qualità evolutive della nave e per migliorarne le condizioni di governo nella marcia indietro. Si hanno timoni prodieri stabiliti sul dritto di prora, come in molte navi fluviali, e se ne hanno altri rientrabili dentro aperture praticate a prora. Quest'ultima disposizione venne adottata, in passato, per talune siluranti. (Baistrocchi 394). Anche Timone di prora. V. Timoni orizzontali dei sommergibili. — Timone di profondità: timone orizzontale dei siluri. Comandato dal piatto idrostatico fa navigare il siluro alla profondità prestabilita. (Bardesono). Poco usato. V. s. Sommergibile. — Timone di prora: timone prodiero. (Corazzini). — Timone ricurvo: «quello arcuato come scimitarra, che si assettava col suo concavo sopra l'arco convesso della ruota di poppa era usato dalle galere, ed in genere dai bastimenti latini». (Guglielmotti). — Timone rientrabile: v. s. Timone a calumo. — Timone a ruota: governato per mezzo di una ruota. (Guglielmotti). Non è in uso. — Timone di ruota (ant.): v. s. Ruota. — Timone in ruota (sec. XVII): v. s. Ruota. — Timone secondario: quello ausiliario. — Timone semplice: timone ordinario, cioè non compensato. (Guglielmotti). Non è in uso; si chiama Timone ordinario. — Timone solitario (ant.): quello « imposto come uscio sulle bandelle dietro alla poppa, che, volgendosi a destra e a sinistra, chiama da una parte e dall'altra la prora ». (Corazzini VII 76). — Timone supplementare (Corazzini): forse Timone secondario. PARTI DEL TIMONE. — Agugliotti: v. Agugliotto. — Ali del timone: parti aggiunte per aumentarne la superficie (Guglielmotti). Non è in uso. — Anelli per le catene: attaccati alle facce laterali per ammanigliarvi le catene occorrenti per tener sospeso il timone nel caso venisse smontato, tenute a posto sotto la volta di poppa per mezzo di due cavi. (Parrilli). — Anima del timone: v. s. Anima. — Arco del timone (ant.): « apertura a mezzo cerchio, che si fa in certi bastimenti per cuoprire l'intestatura della manuella del timone. Questa va ristringendosi, e termina a un piede e mezzo del bordo ». (Saverien). — Asse del timone: quello costituito dall'allineamento degli agugliotti e relative femminelle, intorno a cui gira il timone. — Assiometro (v.). — Bandelle femmine: per l'unione dei timoni in legno alla nave, spranghe di bronzo inchiodate sulla sopraruota esterna di poppa (dritto di poppa) fornite di buchi verticali (detti Femminelle) nei quali s'introducono dall'alto in basso gli agugliotti (Parrilli). Anche Ferrature femmine. Stratico: Bandelle, o Gangheri del timone.
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Bandelle maschie: nei timoni in legno, spranghe di bronzo, le quali abbracciano le due facce laterali del timone, attraversandole orizzontalmente, inchiodate per mezzo di chiodi dello stesso metallo. Dette spranghe reggono dei perni di bronzo verticali, che si chiamano agugliotti, messi a guisa di arpioni a rovescio (Parrilli). Anche Ferrature maschie. — Barra: v. s. Barra. V. più sotto Incastro della barra. — Barra, frenello e mulinello: sistema in cui con la dotazione del mulinello, o tamburo, sul quale si avvolgono i due rami del frenello, si trasmette il movimento alla barra alla cui estremità sono fissati gli altri due capi del frenello. — Barra con carretto e frenello: sistema in cui la trazione del frenello non si esercita direttamente sulla barra, ma sopra un carretto scorrevole all'estremità di questa, e guidato, trasversalmente alla nave, in linea retta. — Barra applicata ad un asse secondario: usata quando non è possibile applicarla alla testa del timone perché l'esiguità del locale non consentirebbe di far ruotare la barra fino all'angolo massimo, come sulle poppe affinate delle navi da guerra al di sotto del ponte corazzato. L'asse del timone viene collegato all'asse secondario per mezzo di due bielle, articolate a una traversa metallica calettata sulla testa del timone, e ad altra traversa, calettata sull'asse secondario e formante tutto un pezzo con la barra in maniera da costituire un parallelogramma snodato. Per mezzo di questo, facendo ruotare la barra, il timone si inclina dello stesso angolo. (Russo 405). — Barra con carretto e catena Gall: sistema in cui al carretto sono fissate le estremità di una catena Gall che, con pulegge di rinvio, va ad abbracciare una ruota a denti o risalti, che ingrana esattamente con le maglie della catena stessa, ed è messa in azione dalla macchina del timone. — Bastone della manovella: asta della barra. (Corazzini). Non è in uso. — Brache (del timone): v. s. Braca. (Stratico). — Bracotti: v. s. Penzolo. — Braga del timone: fune che sostiene il timone, di modo che non salti fuori dall'agugliotto, per forza delle onde. (Pantera). — « Sono, due corde allacciate alle due facce del timone, mediante due occhi di ferro piantati in esso, uno a babordo, l'altro a tribordo, e altri due occhi piantati nella ruota di poppa all'altezza del primo ponte fuori della nave. Ciascuno di questi cavi passando per uno degli occhi piantati nel timone, e per quello della stessa parte piantato nella nave, ha le sue estremità impiombate insieme, a modo di lasciare il solo giuoco necessario al timone. Si foderano questi cavi con merlino, e s'imbrigliano insieme fortemente i due rami di ciascuna braca nel mezzo della sua lunghezza. L'uso di questa braca è di ritenere il timone, e impedire che non esca dai suoi gangheri, o che questi non siano troppo affaticati dall'agitazione del mare, risalendo e cadendo » (Stratico). Non più dell'uso. — Casotto (del timone): (v.). — Cassa del timone (ant.): la losca. (Saverien). — Catene (del timone): v. s. Catena (I). — Cerchi della testa: nei timoni in legno, collari di ferro che ne fasciano la testa nella zona in cui questa passa nell'interno della nave (losca). (Parrilli). — Costa: parte del timone elencata dal Guglielmotti, ma non definita. — Dorso d'asino (ant.): arco del timone. (Saverien). — Dorso (del timone): spalla. — Dritto (del timone): v. s. Dritto. — Faccia: ciascuna delle due superfici laterali. Inclinando il timone da un lato, mentre la nave va avanti la pressione dell'acqua si esercita sulla faccia rivolta verso prora producendo il movimento di rotazione della nave dal lato dell'inclinazione. — Fasciame: nei timoni in ferro, costituito da lamiere che rivestono le facce laterali del telaio. — Femminelle: v. s. Agugliotto. — Ferramenti (còrso) (v.). — Ferrature femmine: bandelle femmine. (Parrilli). — Ferrature maschie: bandelle maschie. (Parrilli). — Filo: parte del timone elencata dal Guglielmotti, forse nel significato della parte poppiera affinata delle facce del timone. — Fodera (del timone) (ant.): rivestimento. Anche Contrabbordo (Stratico).
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Fornello del timone (ant.): v. s. Fornello. — Freno: dispositivo per impedire che il timone e la barra rimangano abbandonati a loro stessi, con grosso mare, in caso di rottura della catena Galles o del frenello, e per immobilizzare il timone quando la nave è all'àncora in maniera da evitare che siano trasmessi al frenello o alla catena Galles gli urti che il timone riceve a causa del mare grosso. Costituito talvolta da un vero e proprio freno a nastro di acciaio agente su di un disco di ghisa applicato alla testa del timone, ovvero da una grossa e robusta chiavetta infilata in apposita scanalatura della testa del timone, o anche da due leve articolate disposte simmetricamente rispetto alla barra. (Baistrocchi 395). — Funale (ant.) (v.). — Fusto: v. s. Fusto. — Ganci: agugliotti. (Accademia). Non è in uso. — Ganghero: v. s. Ganghero. — Incastro della barra: nei timoni in legno, foro rettangolare che attraversa la testa del timone per introdurvi la barra. (Parrilli). — Incastro della barra a mano: foro rettangolare sottostante a quello dell'incastro della barra per introdurvi una seconda barra in caso di rottura dell'altra. (Parrilli). — Losca: foro circolare nel fasciame della nave per il passaggio della testa del timone. Per impedire il passaggio dell'acqua attraverso tale foro, su talune navi in ferro viene sistemato un tubo di lamiera svasato verso il basso e fornito di un collarino per ridurre il foro stesso al diametro strettamente necessario. Quando l'agghiaccio è in locale subacqueo, come per la maggior parte delle navi da guerra, si applica un pressatrecce per la tenuta stagna. — Macio (v.). — Manovella: barra. — Maschio (v.). — Màscolo (venez.): v. Màscoli (p. 452). — Mezzaluna: v. s. Mezzaluna. — Miccia: maschio. V. s. Miccia. — Mortisa (ant.): nei timoni in legno, foro a sezione quadrata sulla testa del timone per fissarvi la barra. (Stratico). V. Mortisa (p. 482). — Mulinello: tamburo. (Corazzini). V. Ruota di governo. — Occhio (còrso): v. s. Occhio. — Pala: v. s. Pala. Si usa anche per indicare la parte immersa del timone, sulle navi dove questo non rimane tutto al di sotto del piano di galleggiamento; o più in generale la parte attiva del timone stesso. — Paranchino della manovella: v. s. Paranchino. — Parpaglione: parte del timone elencata dal Guglielmotti, ma non usata, per Pipistrello. — Penzoli: v. s. Penzolo. — Piane: facce laterali del timone. (Guglielmotti). Non dell'uso. — Pipistrello (v.). — Polpo (v.). Disusato. — Pressatrecce (v.). — Ribola (v.). — Riempimento: nei timoni in legno, pezzo di quercia, inchiodato di fronte all'anima per ingrandirla e per formare la superficie del timone. (Parrilli). — Rovescio: nei timoni in legno, terzo pezzo di quercia, impernato di fronte al riempimento, col lembo esterno a contorno arcuato. (Parrilli). — Rovescio del timone (ant.): uno dei 2 pezzi di legno facenti parte del timone (l'altro è il maschio). Il rovescio è di abete. (Stratico). — Ruota: v. s. Ruota. — Scaton (venez.) (v.). — Settore con frenello: in talune sistemazioni per la manovra del timone, robusto settore metallico, di ampiezza un po' superiore al doppio dell'angolo massimo di timone, calettato sulla testa di questo ed avente due scanalature nelle quali passano i due fili del frenello che vanno a far dormiente in due punti nei bracci laterali del settore stesso. (Russo 409). — Settore e vite senza fine: settore munito di una dentatura elicoidale che invece di esser mosso dal frenello riceve il movimento da una vite senza fine disposta con l'asse orizzontale tangenzialmente al settore e mossa a sua volta, per mezzo di trasmissioni a ingranaggi, dalla macchina del timone. (Russo 409-410). — Sgura (venez.) (v.). — Spalla: la parte posteriore. Anche Rovescio. V. s. Spalla.
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Sostegno: non dell'uso per le femminelle e il calcagnolo per le navi dove il timone poggia anche su di questo. (Accademia). — Tacchi: scontri fissati al dritto di poppa, uno per impedire il sollevamento del timone ed altri due per impedirne l'inclinazione oltre un certo angolo. (Russo 169). — Taglio: parte del timone elencata dal Guglielmotti forse per significare « Profilo prodiero rettilineo del timone », corrispondente cioè all'anima, o all'asse, in contrapposto al profilo poppiero curvilineo corrispondente alla spalla. — Tamburo: v. s. Tamburo, Ruota di governo. — Testa: la parte superiore cilindrica sulla quale viene fissata la barra, il settore o la traversa collegata a sua volta all'asse secondario sul quale è fissata la barra, a seconda del tipo di sistemazione. (Stratico). — Testata (ant.): testa. (Stratico). — Angolo di timone: quello compreso tra il piano diametrale longitudinale della nave prolungato verso poppa e la faccia del timone. Si conta da 0° quando i due piani coincidono (timone in mezzo, o in centro) a un massimo variabile da 25° a 40°, a seconda del tipo di sistemazione, a dritta e a sinistra. Con un forte angolo di timone la nave accosta più rapidamente e percorre una curva di evoluzione di raggio più piccolo, gira, cioè, in uno spazio più ristretto, rispetto all'evoluzione fatta con piccolo angolo di timone. — Apparato del timone: macchina del timone. (Accademia). Non è in uso. — Colpo di timone: v. s. Colpo. — Macchina del timone: v. s. Macchina. — Maneggio del timone: atto di manovrarne la ruota di governo o la barra. La ruota deve essere maneggiata lentamente per evitare eventuali avarie nelle trasmissioni. — Manovra del timone: atto ed effetto del muoverlo per dirigere e governare la nave. — Insieme degli organi occorrenti per muovere il timone e che variano a seconda del sistema adoperato. Il più elementare è quello della semplice barra a mano per i piccoli galleggianti. In tutti gli altri casi vi sono: Organi destinati alla trasformazione e trasmissione del movimento dal timone fino all'apparecchio che lo muove, come la barra con frenello e mulinello, la barra con carretto e frenello, la barra applicata ad un asse secondario, la barra con carretto e catena Gall, il settore e frenello, il settore e vile senza fine ed altri; Apparecchi ove si esercita la forza motrice degli uomini e di altri agenti meccanici (vapore, acqua sotto pressione, corrente elettrica), forza che viene poi trasmessa al timone (v. Servomotore); Apparecchi e mezzi per comandare la macchina del timone, quando questa è lontana dai punti dai quali si governa la nave. (Russo 402). — DÂ DŌ TIMŌN (genov.): ancorare. — INGIARDINÀ LU TIMONE (còrso) (v.). — MONTARE IL TIMONE: mettere il timone nei suoi gangheri. (Stratico, Appendice). — OBBEDIRE AL TIMONE: dicesi di nave che inizia il movimento di accostata subito dopo che è stato messo timone e lo accelera, lo rallenta, lo annulla, lo esegue dal lato opposto a seconda che l'angolo di timone viene aumentato, diminuito, tolto o messo dal lato opposto. — PERDERE IL TIMONE: v. s. Perdere. — SENTIRE IL TIMONE: obbedire al timone. Quando la nave ha poco abbrivo si dice che non sente il timone, o che non governa. — SMONTARE IL TIMONE: contrario di Montarlo. (Stratico). COMANDI. Le voci odierne, per navi a propulsione meccanica, sono: — Timone a dritta!, o a sinistra!Metti barra!, o Metti più barra!Leva barra!, o Leva timone!Timone in mezzo!Via! o Alla via!Cambia il timone!: mettere il timone dalla parte opposta, quando, avendo invertito il moto delle motrici, la nave comincia ad andare indietro, se andava avanti, o viceversa. — Poco timone!Molto timone!Tutto il timone!
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Tutto a dritta!Tutto a sinistra!Niente a dritta!Niente a sinistra!Una caviglia, o due caviglie a dritta, ovvero a sinistra!Attenti al timone!: timone ! — Barra in centro! o Barra in mezzo, o Timone in mezzo!: voci di comando per indicare che si deve mettere la barra in posizione tale che il timone non risulti inclinato né a dritta, né a sinistra. V. In mezzo, s. Mezzo. Drizza la manovella ! (Stratico). Non è in uso. — Barra sopravvento!: comando, in uso sui velieri, d'inclinare la barra sopravvento. Stratico: Manovella a sopravvento. — Cambia la barra!: comando di portarla a dritta, se era a sinistra, o viceversa. Stratico: Cambia la manovella (ant.). — Cambia la manovella! (ant.): cambia la barra ! (Stratico). — Lasca la manovella! (ant.): leva barra ! (Stratico). — Manovella a sopravvento! (ant.): barra sopravvento ! — Timone!: comando per richiamare l'attenzione della persona che fa servizio al timone (timoniere) affinché sia pronta ad eseguire il comando che sta per essergli dato, o quando non segue esattamente la rotta. Anche Attenti al timone ! — Timone a babordo! (ant.): timone a sinistra ! (Stratico). — Timone a dritta!: comando d'inclinare il timone a dritta. — Timone in mezzo!: barra in centro ! — Timone a sinistra!: comando d'inclinare il timone a sinistra. — Timone a tribordo! (ant.): timone a dritta ! (Stratico). — Timone alla via!: comando perché si tenga il bastimento nella direzione presente della rotta. (Stratico). Antiche voci di comando sulle navi a vela (Guglielmotti): — Avanti!Orza!Orza tutto!Orza alla banda!Orza a raso!Poggia!Poggia tutto!Pesamano!Lento lento!Barra in mezzo!Barra sopra e sotto vento!Alla via! (Basso lat. temo: Annali di Caffaro, 1195, ecc., presso lo Jal. Dal lat. temō, -ōnis « timone del carro », per la somiglianza. Il lat. gŭbernācŭlum è continuato dal milan. guarnàcc: v. anche Governaglio, Governale, Governo).

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